';

E’ morto Angelo Licheri, l’eroe di vermicino: provò a salvare Alfredino Rampi caduto in un pozzo artesiano


È morto a 77 anni Angelo Licheri, tra i primi ad arrivare a Vermicino, nel giugno 1981 quando Alfredino cadde nel pozzo. Licheri fu il primo soccorritore a calarsi nel pozzo, dove rimase a testa in giù per 45 minuti.

Era da tempo ricoverato in una clinica a Nettuno, in provincia di Roma. Domani saranno celebrati i funerali di Licheri a Nettuno. C’è un prima e un dopo la tragedia di Vermicino: per la gestione dei soccorsi, per la copertura mediatica di eventi drammatici, per il modo in cui, in quelle ore, la tv entrò stabilmente nelle case dei milioni di italiani sintonizzati, in apprensione, per le sordi di Alfredo Rampi, 6 anni, per tutti Alfredino, caduto in un pozzo artesiano il 10 giugno del 1981, a Vermicino, vicino Frascati.Per tre giorni i soccorsi provarono a tirarlo fuori.

L’allarme fu dato in serata: Alfredino dal pomeriggio si era allontanato dai genitori, Ferdinando e Franca, e non era rientrato. Il pozzo era stato scavato da poco in un terreno confinante ed era ricoperto da una pesante lastra. Un particolare che spinse, in un primo momento, a non credere che Alfredino ci fosse caduto. Fu un agente di polizia a ispezionarlo e a trovare il bambino. La macchina dei soccorsi si mise in moto, ma le operazioni si rivelarono subito molto complicate: il pozzo aveva un’apertura al di sotto del metro di diametro, per restringersi man mano che si scendeva e, secondo le stime, Alfredino era scivolato a 36 metri di profondità. Tra i primi ad arrivare a Vermicino ci fu Angelo Licheri. Fu lui che si fece calare per primo nel pozzo artesiano, rimanendo a testa in giù per 45 minuti, il tempo massimo consentito dai limiti del corpo.

Piccolo di statura e molto magro, si fece calare nel pozzo per tutti i 60 metri di profondità. Licheri iniziò la discesa poco dopo la mezzanotte fra il 12 ed il 13 giugno, riuscì ad avvicinarsi ad Alfredino, tentò di allacciargli l’imbracatura per tirarlo fuori, ma si aprì, tentò di prenderlo per le braccia, ma Alfredino scivolò ancora più in profondità e involontariamente gli spezzò anche il polso sinistro. Licheri rimase a testa in giù 45 minuti, contro i 25 considerati soglia massima di sicurezza in quella posizione, ma dovette anch’egli tornare in superficie senza il bambino.Insieme con i soccorsi, arrivarono le tv. La Rai seguì la vicenda con 18 ore di diretta. E quando si provò a interromperla, arrivarono le proteste degli italiani che erano rimasti incollati davanti ai teleschermi, in attesa di un lieto fine che, per Alfredino, non è mai arrivato. Nel pozzo fu calato un microfono per consentire ai soccorritori di parlare con il bambino che, fino a quel momento, era rimasto lucido.

Tra i primi tentativi, fu calata una tavoletta di legno legata a delle corde: si bloccò. Divenne un ulteriore ostacolo per i soccorritori. Fu all’alba dell’11 giugno che arrivò una telefonata a Tullio Bernabei, caposquadra del soccorso speleologico del Lazio. Ventidueanni, Bernabei arrivò a Vermicino con la sua squadra. La confusione di quei momenti “non facilitò le cose: c’era gente che arrivava fino al bordo del pozzo”. Bernabei si calò nel pozzo due volte, a testa in giù, dopo di lui si calarono anche Isidoro Mirabella, ribattezzato ‘l’uomo ragno’ e Maurizio Monteleone. Anche il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, arrivò a Vermicino, dove si fece dare il microfono per parlare con Alfredino.Il 13 giugno, al terzo giorno, non arrivavano più segni di vita di Alfredino. Il suo corpo fu recuperato da tre squadre di minatori, 28 giorni dopo la sua morte.