“Il Giudice gentiluomo”: la vita di Severino Santiapichi in un libro di Salvatore Lordi

Il libro arriva nel centenario della nascita ed a dieci anni dalla morte del giudice, sciclitano, che ha scritto pagine di giustizia tenendo dritta la barra di servitore dello Stato. Suoi i processi ad Alì Agca per l’attentato a Papa Giovanni Paolo II e quello del Moro-bis per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro. Nel libro del giornalista Salvatore Lordi c’è la prefazione di Walter Veltroni e la premessa di Cesare Parodi, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Severino Santiapichi è ricordato come un uomo delle istituzioni che ha attraversato l’intero Novecento italiano con equilibrio, rigore e una profonda consapevolezza del proprio ruolo istituzionale. Nato a Scicli nel 1926, Severino Santiapichi ha indossato la toga per quasi mezzo secolo. Avvocato, pretore, magistrato, fu presidente della Prima Corte d’Assise di Roma e protagonista di alcuni dei processi più delicati della storia italiana. Erudito, austero ma ironico, profondo conoscitore dei classici, ha saputo coniugare cultura giuridica e sensibilità umana. Non ha mai amato l’esposizione mediatica né il protagonismo: la sua cifra – come evidenzia l’autore, Salvatore Lordi – è stata sempre la sobrietà istituzionale, la meticolosa applicazione della procedura e il rispetto della dignità dell’uomo anche di fronte ai crimini più gravi. Ha amato la sua Scicli come se stesso e gli ultimi anni li ha vissuti proprio nella città che gli ha dato i natali stando fra la gente comune con il suo modo cordiale ed attento al prossimo e scrivendo i suoi ricordi. E nel cimitero cittadino è seppellito fra la gente della sua terra.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it