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Dopo le ferie si riparte: in cinque anni il ragusano ha perso 1.520 giovani
02 Set 2026 07:57
Le ferie d’agosto sono finite. Negli aeroporti, nelle stazioni e sulle autostrade si susseguono gli abbracci a parenti e amici, accanto alle valigie, contenenti anche le storie personali, di chi lascia la provincia di Ragusa per tornare al lavoro. Milano, Bologna e Torino, ma anche Londra, Berlino, Amsterdam e Bruxelles. Alcuni giovani sono già ripartiti, altri lo faranno nei prossimi giorni.
Non sono tutti turisti di ritorno. Per molti agosto è stato il mese trascorso a casa, con i genitori e gli amici di sempre, prima di rientrare nel Paese in cui ormai vivono. Altri partono per la prima volta. Non esiste una statistica che permetta di contare quanti si metteranno in viaggio proprio alla fine dell’estate, ma un’elaborazione fornita dall’Istat a ragusaoggi.it consente di misurare le dimensioni del fenomeno. L’argomento s’inserisce nel filone delle residenze in provincia, del quale abbiamo parlato con un articolo il 25 agosto scorso.
Tra il 2021 e il 2025, 2.377 cittadini italiani di età compresa tra 18 e 39 anni, precedentemente residenti in provincia di Ragusa, hanno trasferito ufficialmente la propria residenza all’estero. Nello stesso periodo i rimpatri sono stati 857. Il saldo è negativo per 1.520 giovani. I dati mostrano che, per ogni giovane ragusano rimpatriato dall’estero negli ultimi cinque anni, quasi tre hanno preso la direzione opposta.
Nel 2021 le partenze sono state 289 e i rimpatri 186, con un saldo negativo di 103 persone. Nel 2022 sono partiti in 364 e tornati in 183. Nel 2023 le partenze sono salite a 482, contro 173 rimpatri. Nel 2024 si è toccato il massimo, con 720 trasferimenti all’estero e 166 ritorni. Nel 2025, dato ancora provvisorio, gli espatri sono stati 522 e i rimpatri 149: un saldo negativo di altre 373 persone.
L’Istat consente di conoscere anche il livello d’istruzione. Nel quinquennio sono partiti 907 giovani con un titolo fino alla licenza media, 896 diplomati e 574 laureati o in possesso di un titolo post-laurea. I rimpatri sono stati rispettivamente 390, 302 e 165.
Il saldo negativo è quindi di 517 giovani con un livello d’istruzione basso, 594 diplomati e 409 laureati o post-laureati. Quasi una persona partita su quattro aveva conseguito almeno una laurea.
Il fenomeno riguarda tutti i comuni della provincia. In valori assoluti il saldo peggiore del quinquennio si registra nel capoluogo: Ragusa ha avuto 858 partenze e 238 rimpatri, perdendo 620 giovani. Seguono Vittoria con un saldo negativo di 174, Modica con 146, Giarratana con 119, Santa Croce Camerina con 117 e Comiso con 115. Pozzallo presenta un saldo di meno 83, Ispica di meno 52, Chiaramonte Gulfi di meno 34, Acate di meno 31, Scicli di meno 24 e Monterosso Almo di meno 5. La dimensione dei comuni è molto diversa e i numeri assoluti non misurano da soli l’incidenza sulla popolazione. Il dato di Giarratana, tuttavia, colpisce: in cinque anni ha registrato 146 partenze e appena 27 rimpatri tra i cittadini italiani di 18-39 anni.
Se si allarga l’osservazione al periodo 2019-2025, lo stesso preso in considerazione di recente dal Sole 24 Ore per analizzare la fuga dei giovani laureati italiani, le partenze dalla provincia di Ragusa diventano 3.277. I rimpatri sono 1.076 e la perdita netta raggiunge 2.201 persone.
Nello stesso periodo, dal ragusano sono partiti 833 laureati o post-laureati tra 18 e 39 anni, mentre ne sono rimpatriati 204. Il saldo è negativo per 629 giovani con un livello d’istruzione elevato.
Il confronto con il dato nazionale deve comunque essere prudente. L’Istat ha calcolato che tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha perso, al netto dei rimpatri, circa 92 mila laureati tra 25 e 34 anni. Il dato ragusano comprende invece una fascia più ampia, dai 18 ai 39 anni, e non permette di isolare esattamente i 25-34enni.
Anche il picco del 2024 richiede cautela. L’Istat, rispondendo a ragusaoggi, ha chiarito che sull’aumento ha inciso l’introduzione di norme più severe contro la mancata iscrizione all’Aire dei cittadini italiani già residenti all’estero. Una parte dei 720 giovani registrati come emigrati potrebbe quindi essere partita negli anni precedenti e avere regolarizzato la propria posizione soltanto nel 2024.
I numeri ufficiali, inoltre, non raccontano tutto. Rimangono fuori i giovani che vivono e lavorano all’estero senza avere ancora trasferito la residenza. E soprattutto non sono compresi quelli che hanno lasciato il ragusano per stabilirsi in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto o in altre regioni italiane. La perdita complessiva è quindi più ampia di quella misurata dai soli trasferimenti con l’estero.
Partire non è necessariamente una sconfitta. Studiare e lavorare fuori può rappresentare un’esperienza importante. Il problema nasce quando la partenza non è più una scelta e il ritorno diventa economicamente difficile.
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