Le carte segrete sui neofascisti a Ragusa, il caso Spampinato torna d’attualità al Circolo della Stampa di Palermo

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C’è un filo che parte dall’omicidio di Giovanni Spampinato, passa attraverso gli ambienti neofascisti presenti in Sicilia negli anni Settanta, i traffici di opere d’arte e reperti archeologici, i depistaggi e arriva fino alla strategia della tensione. È il «sottile filo nero» che Carmelo Schininà prova a ricostruire nel suo nuovo libro Un intreccio nero, la nuova inchiesta sul caso Spampinato, mettendo insieme articoli pubblicati su La Sicilia e documenti inediti rimasti secretati fino a pochi anni fa.

Spampinato, corrispondente de L’Ora a Ragusa, fu assassinato il 27 ottobre 1972. Per quel delitto venne condannato Roberto Campria, figlio del presidente del Tribunale di Ragusa, che confessò l’omicidio. Ma attorno a quella vicenda sono rimaste nel tempo numerose domande, a partire da un movente che non avrebbe mai fornito una spiegazione pienamente convincente del delitto.

È proprio su queste zone d’ombra che si concentra la nuova ricostruzione di Schininà, che attraverso le carte emerse negli ultimi anni rilegge il caso dentro il contesto politico e criminale della Sicilia dei primi anni Settanta. Un periodo nel quale, secondo gli elementi raccolti dall’autore, ambienti neofascisti, criminalità e traffici clandestini di opere d’arte e reperti archeologici avrebbero avuto punti di contatto.

Tra le vicende che tornano a intrecciarsi con quella di Spampinato c’è anche l’omicidio di Angelo Tumino, trafficante di opere d’arte e reperti archeologici, rimasto ancora oggi irrisolto e considerato l’unico omicidio senza soluzione nella provincia di Ragusa. Tumino sarebbe stato in contrasto con gli ambienti neofascisti legati a Stefano Delle Chiaie, la cui presenza nel territorio era stata raccontata dallo stesso Spampinato nei suoi articoli.

Elementi che assumono un peso particolare se messi in relazione con il lavoro giornalistico di Spampinato, che aveva iniziato a occuparsi proprio di quelle presenze e di quegli intrecci. La nuova inchiesta ricostruisce inoltre il ruolo di presunti depistaggi e maneggi dei servizi segreti che avrebbero spinto le indagini verso una cosiddetta «pista rossa».

Un meccanismo che, nella lettura proposta da Schininà, richiama quello già utilizzato dopo la strage di piazza Fontana a Milano, quando le indagini furono indirizzate verso gli ambienti anarchici. Il caso Spampinato viene così collocato dentro lo scenario più ampio della strategia della tensione, iniziata tre anni prima con la bomba di piazza Fontana.

Le nuove carte, dunque, non vengono presentate soltanto come materiale utile a ricostruire un omicidio rimasto nella memoria di Ragusa, ma come elementi attraverso i quali rileggere una stagione nella quale terrorismo, neofascismo, criminalità, servizi segreti e traffici clandestini si incrociarono in più punti della storia italiana.

Di questo si parlerà mercoledì 2 settembre alle 18.30 al Crezi.plus, ai Cantieri culturali della Zisa di Palermo, dove riprende l’attività del Circolo della stampa di Palermo. Schininà presenterà Un intreccio nero insieme a Roberto Leone, vicesegretario di Assostampa Sicilia, e a Marcello Zane, editore del volume.

Ad aprire l’incontro sarà Egle Palazzolo, presidente del Circolo della stampa, che ha sottolineato la volontà di riprendere subito dopo la pausa estiva l’attività del Circolo, «a sottolineare la continuità della nostra presenza in particolare sui temi che propone il volume di Schininà».

Una nuova occasione, dunque, per tornare su uno dei delitti più controversi della storia recente di Ragusa e sulle domande che, a oltre cinquant’anni dall’assassinio di Giovanni Spampinato, continuano a rimanere aperte.

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