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Una buona notizia per il centro storico di Modica: chiude la storica “Latteria”
01 Set 2026 08:26
Ci sono attività commerciali che vendono qualcosa. E poi ci sono invece quelle che, senza che nessuno lo abbia mai deciso ufficialmente, finiscono per custodire qualcosa: un ricordo, un’abitudine, un pezzo della vita di una comunità. La Latteria, a Modica, appartiene a questa seconda categoria. Nella sua storia ultra decennale ha cambiato gestioni, proprietari, volti dietro il bancone. Ma per generazioni di modicani è stata soprattutto un punto fermo nella geografia sentimentale della città. I nostri nonni, i nostri genitori, noi stessi. “Ci vediamo alla Latteria” non aveva bisogno di ulteriori indicazioni.Prendere il pezzo duro alla Latteria durante la festa di San Pietro, ai tempi dei nostri genitori, era quasi un rito. Bere un caffè, incontrare qualcuno, fermarsi prima di tornare a casa, aspettare un amico. Piccoli gesti che oggi possono apparire insignificanti e che invece, messi uno accanto all’altro, costruiscono quella cosa impalpabile e preziosissima che chiamiamo identità. Per questo la chiusura della Latteria non è semplicemente la cessazione di un’attività commerciale.È qualcosa di più. È un altro pezzo di centro storico che si spegne. Ed è proprio per questo che, provocatoriamente, vogliamo considerarla una buona notizia. Sì, una buona notizia. Perché forse avevamo bisogno persino di questo per capire fino a che punto siamo arrivati.
Quando chiude un simbolo, finiscono gli alibi
Da mesi raccontiamo il declino commerciale e sociale del centro storico di Modica. Lo raccontiamo talmente spesso che abbiamo rischiato di trasformare l’eccezione in normalità. Una saracinesca abbassata oggi, un’altra domani. Un locale vuoto. Una vetrina spenta. Un’attività che resiste qualche mese e poi scompare. Ci siamo semplicemente e terribilmente abituati. Ed è questa la cosa più grave. Perché il degrado più pericoloso non è quello che scandalizza. È quello che, a forza di vederlo, smettiamo persino di notare. Adesso chiude la Latteria.E mentre si rincorrono le voci secondo cui entro la fine dell’anno altre attività importanti potrebbero cessare, una domanda diventa inevitabile: quanto deve ancora perdere il centro storico prima che qualcuno decida che è arrivato il momento di salvarlo davvero? Perché oggi bisogna avere il coraggio di pronunciare una verità scomoda.
Perché un modicano dovrebbe andare in centro storico? Non basta rispondere: perché è bello. Non basta il barocco. Non basta essere patrimonio dell’umanità. Non bastano le fotografie di San Giorgio al tramonto, le campagne promozionali, qualche grande evento estivo o le immagini suggestive pubblicate sui social. Una città deve essere vissuta prima ancora che fotografata. E un centro storico deve offrire ragioni quotidiane per essere frequentato. Se è attraversato dal traffico, se parcheggiare diventa complicato, se le attività commerciali diminuiscono, se mancano servizi, occasioni di incontro e una visione complessiva capace di trasformarlo in un luogo desiderabile, il risultato è inevitabile: la gente smette di andarci. E quando le persone smettono di andare in un luogo, prima o poi quel luogo muore.
I temerari che continuano a crederci
Qualcuno resiste. Bisognerebbe quasi chiamarli temerari. Ci sono attività come la pizzaria “La Contea”, l’Antica Dolceria Bonajuto, alcune pizzerie, ristoranti e altri imprenditori che continuano, ciascuno nel proprio settore, a tenere accesa una luce. Ma non si può chiedere a pochi privati di sostenere sulle proprie spalle il peso della sopravvivenza di un intero centro storico. Un imprenditore può aprire un locale. Non può, da solo, costruire una politica urbana. Non può decidere la mobilità, i parcheggi, l’arredo urbano, gli incentivi, la programmazione culturale, il calendario degli eventi, i servizi, la pulizia, la sicurezza, la fiscalità locale. E soprattutto non può creare da solo quella visione che dovrebbe trasformare il centro storico da luogo da attraversare a luogo nel quale desiderare di rimanere.
C’è un’altra questione che prima o poi dovremo avere il coraggio di affrontare: quella dei tanti immobili commerciali lasciati vuoti per anni, talvolta con richieste economiche incompatibili con la realtà attuale del mercato. Anche i proprietari devono interrogarsi. È davvero preferibile una saracinesca chiusa per cinque o dieci anni piuttosto che favorire l’arrivo di una nuova attività? Quanto vale un immobile in una strada nella quale, progressivamente, chiudono tutti? Perché alla fine il declino non risparmia nessuno. Né il commerciante, né il proprietario, né il Comune, né il cittadino.
Adesso basta con con le analisi. Urgono i fatti
In questi mesi abbiamo anche assistito alla lodevole iniziativa ad opera dei commercianti del centro storico disperati per la situazione che stanno videvdno, della istituzione di un comitato animato di tutte le migliori intenzioni. La politica ci si è subito fiondata addosso dimostrando interesse e partecipazione ma dopo abbiamo ascoltato proposte, seguito gli incontri, discusso di rilancio, pedonalizzazioni, eventi, incentivi, turismo, commercio. Parole. Molte anche interessanti. Il problema è ciò che accade il giorno dopo. Nulla. Perchè nulla c’è nella testa di chi ci governa per invertire questa rotta. E allora, se la chiusura della Latteria deve davvero essere una “buona notizia”, facciamo almeno in modo che rappresenti il punto oltre il quale non è più consentito far finta di niente. Ci si attivi subito con tempi, responsabilità e obiettivi.
Amministrazione comunale, commercianti, proprietari degli immobili, associazioni di categoria, operatori turistici e culturali, professionisti, cittadini. Non per parlarsi addosso. Non per produrre il solito comunicato nel quale tutti concordano sulla necessità di “fare rete”. La rete, ormai, rischia di essere diventata il luogo nel quale finiscono impigliate tutte le buone intenzioni.
Servono decisioni. Serve capire cosa vogliamo che sia il centro storico di Modica fra cinque anni e, subito dopo, stabilire cosa fare nei prossimi sei mesi. Mobilità. Parcheggi. Pedonalizzazione ragionata. Incentivi alle nuove aperture. Agevolazioni sui tributi comunali laddove possibili. Accordi con i proprietari per favorire la locazione dei locali sfitti. Arredo urbano. Illuminazione. Pulizia. Eventi distribuiti durante l’anno e non concentrati esclusivamente nelle settimane estive. Cultura. Enogastronomia. Artigianato. Commercio di qualità. E soprattutto una regia. Perché una città senza regia può organizzare cento eventi e continuare ugualmente a perdere pezzi e perché non possiamo piangere ogni volta che chiude un negozio e poi scegliere sistematicamente altri luoghi per trascorrere il nostro tempo, incontrarci, comprare, mangiare, bere un caffè. Una città sopravvive se qualcuno continua ad abitarla, anche emotivamente.
Modica, la vecchia signora con il rossetto sbavato
E allora sì.La chiusura della Latteria è una buona notizia. Lo è nella maniera più amara, crudele e paradossale possibile. Perché chiudendo una porta che apparteneva alla memoria di generazioni di modicani, forse ne apre un’altra: quella della consapevolezza. Non possiamo perdere ancora. Non possiamo continuare a celebrare ciò che Modica è stata mentre assistiamo distrattamente a ciò che sta diventando. Abbiamo una città straordinaria, costruita nei secoli, sopravvissuta ai terremoti, rinata dalle proprie macerie e diventata patrimonio dell’umanità. Eppure oggi, guardandola, viene in mente l’immagine di una vecchia signora bellissima che continua a prepararsi per uscire, indossa il vestito migliore, mette il rossetto, ma non si accorge che quel rossetto ormai è sbavato.
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