Cinque anni alla guida del Servizio di Psicologia dell’ASP di Ragusa. La dottoressa Mariacristina Tomaselli è stata nominata direttore della U.O.C. Servizio di Psicologia al termine della selezione pubblica per titoli e colloquio. Un incarico di responsabilità che arriva al termine di un percorso professionale maturato nel campo della salute mentale, con una particolare esperienza […]
Diesel a 2,229 euro a Vittoria: fino a quando dovremo considerarlo normale?
09 Set 2026 11:00
A Vittoria il diesel raggiunge 2,229 euro al litro e la benzina 2,089. Il confronto con Valencia riaccende il dibattito sul peso di accise, IVA, fiscalità e prezzi alla pompa. La segnalazione ci arriva da Manuelmarco Migliorisi, libero cittadino e giovane imprenditore che, come tanti, ogni mattina si alza all’alba per lavorare, contribuire all’economia del Paese e cercare di costruire il proprio futuro.
Diesel oltre i 2,20 euro: il prezzo che non può diventare normalità
Da settimane documento, anche attraverso fotografie, l’aumento dei prezzi dei carburanti. Oggi, 9 settembre, a Vittoria il diesel ha raggiunto quota 2,229 euro al litro, mentre la benzina è arrivata a 2,089 euro.
Numeri che ormai rischiano di trasformarsi in una nuova normalità, ma che normale non dovrebbe essere.
Pochi giorni fa un amico che si trovava a Valencia, in Spagna, mi ha inviato una fotografia del prezzo esposto a un distributore: diesel a 1,669 euro al litro.
Valencia: 1,669 euro. Vittoria: 2,229 euro.
La differenza è di 56 centesimi al litro, che su un rifornimento da 50 litri significa circa 28 euro in più per un singolo pieno.
Il confronto con la Spagna e una domanda inevitabile
È evidente che una singola fotografia non possa rappresentare l’intero mercato dei carburanti di un Paese. Ma il confronto, soprattutto quando arriva da due realtà europee osservate nello stesso periodo, pone comunque una domanda che non può essere ignorata: perché in Italia fare rifornimento costa così tanto?
Siamo nella stessa Europa, nello stesso periodo e sottoposti alle medesime tensioni internazionali. Le guerre incidono sui mercati, così come il prezzo del petrolio e le dinamiche internazionali dell’energia.
Ma è davvero possibile spiegare tutto soltanto attraverso questi fattori?
Accise, IVA e prezzo alla pompa: quanto pesa il fisco
Sul prezzo finale dei carburanti in Italia incidono anche la fiscalità, le accise e l’IVA. È uno degli elementi che rende particolarmente pesante il costo sostenuto dagli automobilisti ogni volta che si fermano a un distributore.
A questo si aggiunge il tema della trasparenza dei prezzi e dei possibili comportamenti scorretti lungo la filiera. Eventuali fenomeni speculativi o pratiche irregolari, naturalmente, devono essere accertati dagli organismi competenti e, qualora confermati, sanzionati con fermezza.
Ed è proprio su questo terreno che la politica è chiamata ad assumersi le proprie responsabilità: controllare, intervenire e spiegare ai cittadini perché il prezzo finale del carburante raggiunge determinati livelli.
Meloni e le promesse sulle accise: oggi servono risposte
Il tema delle accise è particolarmente delicato anche sul piano politico. Nel 2019 Giorgia Meloni, allora all’opposizione, chiedeva che le accise sui carburanti venissero «progressivamente abolite».
Oggi Meloni è Presidente del Consiglio e la questione torna inevitabilmente al centro del dibattito.
Il Governo è intervenuto in passato con misure di riduzione temporanea dei prezzi, ma pochi giorni di sconto non possono rappresentare, da soli, una risposta strutturale a un problema che incide quotidianamente sulle famiglie, sui lavoratori e sulle imprese.
La domanda, quindi, è semplice: quando il prezzo dei carburanti continua a pesare sul bilancio degli italiani, quali interventi strutturali si intendono mettere in campo?
Carburante più caro, stipendi sempre uguali
C’è poi un altro aspetto che non può essere trascurato. Il carburante aumenta, il costo della vita aumenta, ma gli stipendi non corrono necessariamente alla stessa velocità.
Per milioni di italiani l’automobile non rappresenta un lusso o una scelta opzionale. È uno strumento indispensabile per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli, svolgere un’attività professionale, consegnare merci e mandare avanti un’impresa.
Per un giovane imprenditore, per un lavoratore pendolare o per chi utilizza quotidianamente un mezzo commerciale, ogni aumento alla pompa si trasforma direttamente in un costo aggiuntivo.
E quando il diesel supera i 2,20 euro al litro, il rischio è che l’eccezione diventi abitudine e che i cittadini finiscano per considerare normale ciò che normale non dovrebbe essere.
“Essere costretti a fare il pieno non significa accettare tutto”
Forse noi italiani non abbiamo la stessa cultura della protesta che caratterizza altri Paesi europei. Ma c’è una differenza fondamentale tra rassegnarsi e accettare.
Essere costretti a fare il pieno per andare a lavorare non significa essere disposti ad accettare qualsiasi prezzo senza porre domande.
Il problema dei carburanti non riguarda soltanto il singolo automobilista. Riguarda il costo del lavoro, la mobilità, il trasporto delle merci, le imprese e, più in generale, il costo della vita.
“Presidente Meloni, adesso servono fatti”
Migliorisi conclude: “Forse noi italiani non abbiamo la stessa cultura della protesta dei francesi. Ma essere costretti a fare il pieno non significa essere disposti ad accettare tutto in silenzio.
Presidente Meloni, le promesse sulle accise erano molto coraggiose quando era all’opposizione.
Adesso servono risposte, interventi e soprattutto fatti.
Perché mentre il prezzo sul tabellone del distributore continua a salire, lo stipendio di chi deve fare rifornimento per andare a lavorare rimane sempre lo stesso”.
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