Tumore del colon-retto: il Guzzardi di Vittoria diventa centro specialistico

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Un riconoscimento che rafforza il ruolo dell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria nella rete oncologica siciliana. L’assessorato regionale della Salute ha individuato la struttura vittoriese tra i centri specialistici per il trattamento del tumore del colon-retto, coinvolgendo in particolare l’Unità operativa complessa di Chirurgia generale, diretta dal dottor Pietro Conti.

La decisione punta a inserire l’attività chirurgica dell’ospedale all’interno di un più ampio percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale, il cosiddetto PDTA, rivolto alle persone colpite da questa patologia.

Non si tratta quindi soltanto di intervenire sulla malattia, ma di costruire un percorso coordinato che accompagni il paziente nelle diverse fasi: dalla diagnosi alla definizione dell’estensione del tumore, dalla scelta delle terapie fino ai controlli successivi alle cure.

La Regione guarda ai numeri della Chirurgia del Guzzardi

L’indicazione regionale è arrivata dopo la valutazione dei volumi di attività registrati dalla Chirurgia generale dell’ospedale di Vittoria. In una nota dello scorso maggio, l’assessorato regionale della Salute ha espresso l’indicazione all’inserimento della struttura tra i centri specialistici dedicati al tumore del colon-retto.

L’Azienda ha quindi avviato un processo di riorganizzazione interna. A giugno è stato rimodulato il Gruppo oncologico multidisciplinare, il GOM del colon-retto, già operativo dal 2024. A luglio la composizione del gruppo è stata ulteriormente integrata, con l’obiettivo di garantire continuità nella valutazione dei casi.

È questo uno degli elementi centrali del nuovo assetto: fare in modo che le decisioni cliniche non siano affidate a percorsi separati, ma maturino attraverso il confronto tra specialisti.

Il GOM riunisce diverse specialità per costruire cure personalizzate

A coordinare il Gruppo oncologico multidisciplinare è l’oncologo Antonio Lucenti. Attorno al tavolo siedono professionisti di oncologia, chirurgia, gastroenterologia, radiologia, radioterapia, anatomia patologica, genetica medica, screening, fisiatria e psicologia.

Un’équipe ampia, chiamata a esaminare i singoli casi e a definire un programma terapeutico personalizzato.

Il confronto consente di stabilire, sulla base delle caratteristiche della malattia e delle condizioni della persona, quale debba essere il ruolo della chirurgia e quali eventuali trattamenti oncologici o radioterapici debbano essere previsti.

L’obiettivo è ridurre la frammentazione dell’assistenza, coordinando esami, visite e cure e offrendo al paziente un percorso il più possibile unitario.

Dalla diagnosi al dopo-cura: il paziente al centro

Il valore del riconoscimento regionale sta proprio nella possibilità di collegare le diverse competenze attorno alla persona malata.

Il PDTA consente infatti di organizzare le varie fasi dell’assistenza, evitando che il paziente debba affrontare ogni passaggio come un percorso isolato. Gli accertamenti diagnostici, la valutazione della malattia, la scelta del trattamento, l’eventuale intervento chirurgico e le terapie successive diventano parti di un unico itinerario assistenziale.

Un modello nel quale la chirurgia rappresenta dunque un tassello importante, ma non l’unico. Il paziente viene seguito attraverso il contributo di più professionalità, con decisioni condivise e calibrate sulle caratteristiche del singolo caso.

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