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Cinque milioni già stanziati, ma gli specializzandi aspettano: la Sicilia resta impantanata nella burocrazia. Il caso
09 Set 2026 09:29
Cinque milioni di euro l’anno già stanziati dalla Regione Siciliana, una norma approvata per sostenere gli specializzandi delle professioni sanitarie di area non medica e, nonostante questo, i pagamenti ancora fermi. È il paradosso burocratico che rischia di trasformare una misura considerata innovativa in una lunga attesa per centinaia di giovani professionisti siciliani.
Il nodo riguarda le borse di studio destinate agli specializzandi non medici: biologi, chimici, farmacisti, fisici, veterinari e odontoiatri. Le risorse regionali sono disponibili, ma l’iter amministrativo non può procedere senza i dati necessari relativi al numero degli specializzandi e alla documentazione richiesta alle Università di Palermo, Catania e Messina.
Cinque milioni già stanziati, ma le borse restano ferme
La Regione Siciliana ha previsto uno stanziamento di 5 milioni di euro all’anno per garantire un sostegno economico agli specializzandi delle professioni sanitarie di area non medica.
Si tratta di una misura destinata a dare riconoscimento economico a percorsi di formazione altamente qualificati e a rafforzare il futuro organico delle strutture sanitarie pubbliche dell’Isola.
Il problema, però, si trova nella fase successiva. Per procedere con i decreti di impegno, il riparto delle somme e quindi il pagamento delle borse, gli uffici regionali hanno bisogno dei dati esatti forniti dagli atenei.
Ed è proprio qui che, secondo quanto denunciato, l’iter si sarebbe nuovamente inceppato.
Il nodo dei dati: senza numeri certi la Regione non può procedere
La questione ruota attorno alla trasmissione da parte delle tre Università siciliane dei dati relativi agli specializzandi frequentanti e della documentazione necessaria.
I ritardi, che si protraggono da mesi nonostante solleciti e richieste degli uffici regionali, impediscono al Dipartimento dell’Istruzione di completare gli adempimenti necessari per l’erogazione delle somme.
Una situazione che rischia di diventare particolarmente pesante per chi affronta anni di specializzazione sostenendo costi di formazione e mantenimento senza poter contare, almeno per ora, sul sostegno economico previsto dalla norma regionale.
Università di Palermo, Catania e Messina nel mirino delle contestazioni
Le contestazioni riguardano quindi la mancata o imprecisa trasmissione delle informazioni necessarie da parte degli atenei di Palermo, Catania e Messina.
Secondo quanto viene denunciato, nei mesi scorsi sarebbero già state inviate diffide e fissati termini perentori per ottenere la documentazione. Tuttavia, la situazione non sarebbe stata ancora risolta in maniera definitiva.
Il risultato è uno stallo che rischia di vanificare, almeno temporaneamente, l’effetto concreto della norma regionale.
Una misura pensata per fermare la fuga dei giovani professionisti
La vicenda assume un peso ancora maggiore se inserita nel dibattito sulla fuga dei giovani professionisti dalla Sicilia.
Le professioni sanitarie di area non medica rappresentano una componente essenziale del sistema sanitario e gli anni di specializzazione costituiscono un passaggio fondamentale per accedere a competenze altamente qualificate.
La possibilità di ricevere una borsa di studio regionale nasce proprio con l’obiettivo di offrire un sostegno concreto a questi percorsi.
Ma perché la misura produca effetti, ora serve sbloccare la macchina amministrativa.
La richiesta: trasmettere subito i dati e far partire i decreti
La priorità indicata è dunque una sola: completare rapidamente la raccolta dei dati, consentire agli uffici regionali di effettuare il riparto e procedere con i decreti di impegno e con il pagamento delle somme.
Il rischio, altrimenti, è che una norma finanziata e già approvata rimanga sulla carta per un problema legato agli adempimenti amministrativi.
Abbate: «Le risorse ci sono, è inaccettabile che tutto sia fermo»
A denunciare nuovamente la situazione è l’Onorevole Ignazio Abbate, primo firmatario e relatore dell’articolo 46 della manovra finanziaria regionale.
«Le risorse, ben 5 milioni di euro all’anno, ci sono, sono pronte e stanziate. Eppure, tutto è fermo», sostiene Abbate, secondo il quale la Sicilia ha approvato una norma che garantisce agli specializzandi di area non medica un riconoscimento economico equiparato.
Il presidente della I Commissione Affari istituzionali chiede quindi ai rettori degli atenei di Palermo, Catania e Messina di trasmettere agli uffici dell’Assessorato regionale all’Istruzione i dati corretti e la documentazione necessaria.
L’appello viene esteso anche agli ordini professionali, chiamati a mobilitarsi a sostegno degli specializzandi e dei propri iscritti.
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