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DALL’ALTRA PARTE DEL CANALE DI SICILIA
15 Lug 2014 06:16
Il Maghreb è una zona territoriale dai confini non totalmente definiti, ma che conta al suo interno tre paesi del Nord Africa, quali il Marocco, la Tunisia e l’Algeria. Tutti e tre producono oggigiorno vino, sebbene in quantitativi molto limitati e per un numero di consumatori altrettanto limitati. Sebbene il Maghreb sia tra le zone più sviluppate dell’Africa, assieme al Sud Africa, altro produttore, questo sì decisamente più importante, lo sviluppo della viticoltura non è correlato esclusivamente a un crescendo benessere della società maghrebina e alla sua progressiva occidentalizzazione. La viticoltura non è un fenomeno odierno in questi paesi; infatti, senza dover sciorinare l’importanza che ebbero i fenici nell’arte della viticoltura in questi paesi, basti pensare che nel 1960 l’Algeria, da sola, era uno dei più importanti produttori di vino al mondo con circa 350.000 ettari coltivati a vite. L’Algeria era in quegli anni tra i più grandi esportatori di vino. Certo la produzione di vino, così come tutta la vita economica, era legata alla Francia, di cui l’Algeria era colonia. Nel 1962 l’Algeria conquistò l’indipendenza e con questa iniziò però una progressiva decadenza della viticoltura: da una parte, perché nel complesso i proprietari delle cantine nel paese erano tutti francesi e dopo l’emancipazione dell’Algeria questi abbandonarono il paese; dall’altra perché si assistette a un movimento culturale, il quale, più che per motivi religiosi, rifiutava tutto ciò avesse qualche rapporto, anche se vagamente, con la Francia. Nonostante il nuovo corso politico, si cercò in qualche modo di non compromettere del tutto la viticoltura nazionale, anche perché da essa dipendeva il sostentamento di notevole parte della popolazione, che nella viticoltura aveva trovato un lavoro. Si crearono della cooperative statali, che non furono in grado comunque di mantenere lo stesso livello qualitativo di prima dell’indipendenza. Oltre al preoccupante crollo produttivo, si assistette anche a un notevole calo qualitativo. Il colpo di grazia però arrivò proprio dalla Francia, che non aveva accettato di buon occhio la perdita delle colonie e si rifiutò d’intrattenere rapporti commerciali con l’Algeria. Il principale fornitore di vino maghrebino perdeva il suo principale acquirente.
La viticoltura in Algeria perdura ancora oggi e sebbene si sia assistito nel complesso a delle migliorie, si notano considerevoli ritardi non solo rispetto alle innumerevoli novità che hanno attraversato il vino odierno, ma anche rispetto agli altri due paesi maghrebini, dove la produzione di vino è sempre molto limitata, ma dove però si può contare con gli investimenti di vari produttori europei, tra quali anche qualche nota cantina siciliana. In particolare è la Tunisia a contare con i vini più degni di nota della costa nordafricana. Se prodotti con attenzione, i vini tunisini nel complesso non sono particolarmente diversi per struttura da quelli delle zone più calde dell’Europa; inoltre le varietà utilizzate sono quelle francesi più comuni e conosciute. Se vi è una differenza degna di nota è piuttosto nel prezzo.
Il Marocco ha assistito anche all’afflusso di capitali stranieri destinati alla viticoltura, ma rispetto alla Tunisia si trova in leggero ritardo. Il motivo è riscontrabile nella maggiore propensione della Tunisia allo scambio commerciale con i paesi europei. L’instabilità politica della Tunisia e l’apprezzabile crescita economica, che ha vissuto il Marocco ultimamente, potrebbero però presto cambiare questa situazione.
(Giuseppe Manenti)
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