Adesso è arrivata anche la data. La fa la sindaca di Modica, Maria Monisteri che ha spiegato, in una nota anche i dettagli. Il presidio sanitario di Modica Alta riaprirà dal 1 luglio. Le proteste che hanno unito tutti i rappresentanti politici di Modica, concordi nella battaglia, sollevate all’indomani del trasferimento del presidio nella nuova […]
Dal Venezuela a Ragusa il filo della paura: ragusani e modicani raccontano il terremoto che ha devastato Caracas. Intanto avviata raccolta Unicef Ragusa
28 Giu 2026 11:46
Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite.
Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI
di Michele Barbagallo e Irene Savasta – La scossa è arrivata fino alla Sicilia attraverso le voci, i messaggi e le telefonate dei tanti ragusani e siciliani che vivono in Venezuela. A migliaia di chilometri di distanza, il terremoto che ha devastato Caracas e le aree vicine ha colpito anche il cuore delle comunità italiane emigrate, tra cui numerose famiglie partite negli anni da Ragusa e dal territorio ibleo.
Un legame profondo, quello tra la provincia di Ragusa e il Venezuela, costruito nei decenni attraverso generazioni di emigrati che hanno portato oltreoceano storie, lavoro e radici siciliane.
Tra chi ha vissuto quei momenti di terrore c’è Adele Sulsenti, originaria di Ragusa e premio “Ragusani nel Mondo”, che vive a Caracas, a pochi minuti da Los Palos Grandes, una delle zone maggiormente colpite dal sisma.
«In quella zona passa una faglia che già cinquant’anni fa aveva provocato crolli – ha raccontato a varie testate giornalistiche tra cui Repubblica e Rai – ma stavolta è molto peggio». La donna ha raccontato di aver visto la paura negli occhi delle persone, la polvere sollevarsi, gli edifici oscillare e una città improvvisamente ferita. «Stanno lavorando senza sosta per recuperare i dispersi. I palazzi sono letteralmente sprofondati. Speriamo che gli aiuti internazionali arrivino presto».
Il terremoto ha raggiunto anche la comunità modicana presente in Venezuela. Rosángela Gintili, originaria di Modica, vive a Caracas e ha raccontato la difficoltà di affrontare un’emergenza per la quale nessuno era preparato.
«Nessuno era preparato e non abbiamo i mezzi per affrontare un’emergenza così», ha spiegato, descrivendo una situazione fatta di strade chiuse, collegamenti difficili, problemi con acqua, internet e sistemi di pagamento. «Non c’è acqua, Internet va e viene e le carte di credito non funzionano».
Accanto alle testimonianze degli iblei, resta il dolore per le vittime italiane e italo-venezuelane coinvolte nella tragedia. Tra queste Giuseppe Colaianni, 56 anni, originario di Calascibetta, morto dopo aver messo in salvo la moglie. La Farnesina ha inoltre confermato il coinvolgimento di altri connazionali nella tragedia, mentre continuano le verifiche e le ricerche.
La paura ha attraversato anche le famiglie siciliane rimaste nell’Isola, con il telefono diventato il filo che unisce due mondi: chi è partito e chi è rimasto. Sono migliaia infatti i siciliani che negli anni hanno costruito una nuova vita in Venezuela, mantenendo però un legame forte con i paesi d’origine.
Il racconto che arriva da Caracas è quello di una comunità ferita ma solidale, impegnata ad aiutare chi ha perso tutto. Una comunità nella quale le radici ragusane e modicane continuano a vivere, anche davanti a una tragedia che ha fatto tremare una terra lontana ma emotivamente vicinissima.
La raccolta Unicef Ragusa : segui il primo link
© Riproduzione riservata
Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it