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Da Lisbona a Santiago ecco il cammino di Luigi Nifosì: 600 km di emozioni fino alla meta del pellegrinaggio
13 Giu 2026 10:50
Zaino in spalla e tanta buona volontà, forza e resistenza per un’esperienza che si iscrive fra quelle che il buon Dio offre nel dispiego della vita terrena. Stamattina, dopo un lungo cammino di seicento chilometri iniziato lo scorso 29 maggio e dopo le tappe di riposo, Luigi Nifosì, fotografo sciclitano di grande fama internazionale, è arrivato alla meta. Racconta tutto nel suo ultimo post dopo i tanti che ha messo nero su bianco per ricordare il Cammino verso la tomba di San Giacomo. “Il mio brutto ceffo alle 7.30 di mattina sono qui, sono a Santiago di Compostela in Praza do Obradoiro (in galiziano) o Plaza del Obradoiro (in spagnolo); l’albergo di lusso dove voglio dormire la prossima volta: basta letti a castello; la discesa verso l’ufficio del pellegrino e la fila per ritirare la compostela; piccoli pellegrini crescono e grandi pellegrini bivaccano – racconta Nifosì – e poi la fila per entrare in cattedrale; il mega organo a canne della cattedrale; l’antico botafumeiro; una botta di fortuna: per la messa del venerdì, ricorrenza del Sacro Cuore di Gesù, a fine funzione la sorpresa di vedere in azione il botafumeiro; il grande altare dedicato all’apostolo; l’urna contenente le ossa di Giacomo tranne due: il teschio è a Gerusalemme, una clavicola a Pistoia, storia troppo lunga da raccontare; la storia la conosce benissimo padre Fabio, quello nella foto, che dice messa in Santa Maria del Cammino per tutti i pellegrini italiani, ogni giorno, o quasi, alle 16,30. Quando, molto presto, andrete a fare il vostro cammino, non mancate di andare ad ascoltarlo: il suo racconto vi affascinerà”.
Nifosì aveva scelto la strada di Lisbona, quella che costeggia l’Oceano.
“Il percorso era iniziato dalla periferia di Lisbona, fatta di stradine strette e coloratissime e di una vitalitá tipica del popolino di ogni sud del mondo. Le casette rivestite di ceramica rigorosamente azzurra e originalità varie di artisti in erba: murales coloratissimi come se piovesse. Poi, di colpo, la Saint Tropez del Portogallo mi si è appalesata di botto: parchi verdi e curatissimi, edifici avveniristici, impianti sportivi che sembravano astronavi. In mezzo pure il casinò con un siparietto gustoso. Ho assistito al diniego dei buttafuori ne non voler far accedere all’interno un tizio visibilmente ‘allegro’ in tenuta da spiaggia. Questi, fattosi convinto ha cominciato a seguirmi per qualche centinaio di metri ed appresa la mia origine sicula mi ha detto di avere un amico che vive a Modica: ‘conosci Modica’? Io: ‘no, mai vista. Poi. L’estuario immenso, interminabile del Tago, inframmezzato di piste e impianti per gli skateboard e i pattini (vedi reel con la ballerina) e le seguaci di Harry Potter. I ponti, svettanti sull’acqua e Salvini muuutooo. Poi un immenso – qui è tutto too much e tutto quanto realizzato con fondi UE – parco musicale, con più stage che sembrano solo aspettare i musicisti, grande come …bhù, tre volte l’Olimpico. Da lì, da Lisbona è iniziato il mio cammino”
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