Tumore alla vescica a 34 anni ma l’esame viene fissato dopo cinque mesi: la denuncia

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Un malato oncologico di appena 34 anni costretto ad attendere cinque mesi per un esame diagnostico considerato fondamentale nel percorso di monitoraggio della malattia. È il caso denunciato dalla Rete Civica Articolo 32, che punta il dito contro i tempi di attesa della sanità pubblica nella provincia di Ragusa e solleva interrogativi sull’effettiva tutela dei pazienti oncologici.

A raccontare la vicenda è il presidente dell’associazione, Rosario Gugliotta, che riferisce dell’incontro avvenuto nei giorni scorsi nella sede di Comiso con la moglie di Biagio, giovane paziente al quale sono stati diagnosticati tumori alla vescica e che risulta già inserito nei registri sanitari con il codice di esenzione oncologica 048.

Secondo quanto riferito dall’associazione, il quadro clinico richiede un controllo costante e accurato. Il medico specialista, considerata la giovane età del paziente e il rischio elevato di progressione della patologia, avrebbe prescritto un’ecografia dell’addome indicando una priorità che prevede un tempo massimo di attesa di 60 giorni.

Una prescrizione che, però, si sarebbe scontrata con la realtà delle liste d’attesa. Al momento della prenotazione al CUP, infatti, alla moglie sarebbe stata assegnata una data disponibile dopo circa cinque mesi, ben oltre il termine indicato nella richiesta medica.

La denuncia della Rete Civica Articolo 32 assume così i contorni di una critica più ampia alla gestione sanitaria provinciale. «A cosa servono i comunicati trionfalistici sulle campagne di prevenzione se poi i malati non vengono adeguatamente seguiti?», si chiede Gugliotta, evidenziando quella che definisce una contraddizione tra la comunicazione istituzionale e le difficoltà concrete vissute dai cittadini.

L’associazione pone inoltre una questione di fondo: i diritti e le priorità riconosciuti ai pazienti oncologici sono ancora effettivamente garantiti nel territorio ragusano? Un interrogativo che nasce dalla crescente preoccupazione per i ritardi nelle prestazioni diagnostiche e per le possibili conseguenze che tali attese possono avere sulla salute dei pazienti più fragili.

Nel mirino della Rete Civica finisce anche la recente inaugurazione degli ospedali di comunità di Ragusa, Comiso e Scicli. Strutture presentate come un importante passo avanti nell’assistenza territoriale ma che, secondo quanto riportato dall’associazione citando notizie di stampa, disporrebbero di circa sessanta posti letto ancora inutilizzati.

«Forse qualcuno dei supermanager ha ancora il senso della vergogna?», conclude polemicamente Gugliotta, affidando alla denuncia pubblica la richiesta di risposte concrete da parte delle istituzioni sanitarie.

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