CONSIDERAZIONI ED INTERROGAZIONE SUL BILANCIO COMUNALE DI MODICA

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Ho avuto modo di esaminare in questi giorni alcuni atti riguardanti nel dettaglio la gestione finanziaria del Comune: l’ho fatto senza aspettarmi enormi irregolarità (tutt’al più, com’è spesso accaduto in questi mesi, piccole omissioni), ma sono rimasta al dir poco incredula dinanzi alle incongruenze rilevate, al punto da determinarmi, a conclusione di un approfondito esame, a presentare all’Amministrazione l’allegata interrogazione.

 

Avevo chiesto, in particolare, i saldi dei capitoli di bilancio (entrate e uscite) alla data del 31 maggio. Gli uffici me ne hanno consegnati altri, aggiornati solo al 29 maggio, ma nei quali già ho potuto constatare una differenza di 5.441,61 euro tra entrate (122.730.054,719) e uscite (122.735.496,32): un surplus modesto, è vero, ma, qualunque sia stata la sua destinazione, fonte di un piccolo dubbio.

Per questo sono tornata a chiedere il saldo aggiornato al 31 maggio e qui i numeri che mi sono stati forniti mi hanno fatto sobbalzare. Il totale dei titoli delle uscite al 31 maggio è difforme rispetto a quello letto due giorni prima: 124.502.237,32 euro, con una differenza che a questo punto – rispetto ai titoli di entrata rimasti invariati – sale a ben 1.772.182,61 euro.

 

Lo scarto va considerato rispetto alle previsioni del bilancio 2013 e a tal proposito è bene ricordare che l’Amministrazione sta agendo in regime di esercizio provvisorio, in mancanza di un bilancio di previsione regolarmente approvato: in tal caso il legislatore impone un limite di spesa per ogni singolo intervento riferito ai dodicesimi del bilancio di previsione 2013, senza superare le poste previste.

 

Andando a cercare quali fossero le poste rispetto alle quali si era determinato lo scarto di oltre 1,7 milioni, le ho individuate nel titolo 2 delle uscite (che passa da 4.536.918 a 6.299.699 euro) e in particolare al capitolo 12010/030, il cui stanziamento iniziale era di 237.259, ma sul quale alla data del 29 maggio erano già stati impegnati 1.050.231,35 euro (con uno sbilancio di 812.972,35 euro) a fronte di un limite di spesa ammesso ai sensi della legge, pari a cinque dodicesimi, di 98.858 euro.

Ma un atto ancor più clamoroso è accaduto dopo, negli ultimi due giorni del mese di maggio: in questo capitolo è stata cancellata, la somma di 237.259,00 euro, propria del bilancio 2013, e al suo posto è stata iscritta la cifra di 2.000.000 di euro.

La conseguenza è che il totale del titolo 2 lievita di  1.762.741 euro (da 4.536.918 a 6.299.659), che è pari proprio a quello squilibrio che si registra alla data del 31 maggio. Peraltro, stranezza della vita, anche gli impegni lievitano da 1.050.231,35 a 1.679.905,35.

 

Questa manipolazione fa pensare, sicuramente a torto, che l’alterazione della contabilità comunale sia finalizzata a far lievitare le possibilità dell’Amministrazione di spendere.

Ed è bene a questo punto precisare la natura degli impegni assunti sul capitolo 12010/030, che riguardano prevalentemente spese per interventi di manutenzione (pavimentazioni stradali, sistemazioni di pozzi, tratti di reti idriche e fognarie, impianti di illuminazione, manutenzioni edilizie negli edifici comunali e scolastici), che sarebbero tutti di indubbia e primaria importanza, se solo ci fossero anche le coperture finanziarie per realizzarli.

 

Vorrei dunque mettere in guardia il sindaco rispetto al fatto che, pur mosso da tante buone intenzioni, non solo potrebbe aver agito ed agire in violazione delle leggi ma, spendendo senza autocontrollo, potrebbe danneggiare il Comune, l’economia del popolo modicano e le stesse imprese interessate agli impegni: queste ultime, infatti, rischiano di non ricevere quanto loro dovuto, perché i loro incarichi sarebbero privi di copertura finanziaria.

Ma le determine relative a questi incarichi – fuori dai dodicesimi di cui si è detto – rappresentano una decisione e valgono in quanto atto amministrativo. Nessuno vieta dunque che l’impresa incaricata compia l’opera o il servizio in cambio dell’accensione di un credito.

E qui nasce la parola brutta: credito per l’impresa e debito per il Comune. Insomma, una illegittimità ne determina un’altra e questa un’altra ancora: la violazione dell’obbligo di agire in dodicesimi cagiona la mancanza di copertura finanziaria della determina e rischia di lasciare insoddisfatto un lavoro eventualmente eseguito, violando le recenti norme sulla tempestività dei pagamenti.

Può l’Amministrazione, operare creando debiti che rischiano di aggravare la già gravissima situazione economica del Comune? E per giunta debiti che sono vietati dalla legge?

Una cosa è comunque da fare: applicare l’articolo 153, comma 6, del Decreto legislativo 267/2000, che obbliga il responsabile finanziario a comunicare al Sindaco, al Presidente del Consiglio, al Segretario Generale, al Consiglio dei revisori e alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, i casi in cui la gestione delle entrate o delle uscite possa pregiudicare gli equilibri di bilancio in modo non compensabile da maggiori entrate o da riduzione delle spese.

 

Sento infine il dovere di ricordare a me stessa, ai colleghi consiglieri comunali, al sindaco e ai cittadini tutti che stiamo attraversando una crisi economica e morale incredibile e che non possiamo permetterci, come tanti nel passato, di confondere il governo della città con qualcosa di molto vicino ad una personale campagna elettorale. La gente ha bisogno di buon governo, non di dannose attività elettoralistiche compiute a spese delle casse comunali. Tutti abbiamo il diritto di sognare e di ambire a posti di rilievo pubblico o comunque; ma nessuno può farlo coi soldi dei cittadini.

 

Allego quindi il testo dell’interrogazione presentata:

 

 

                                                           Al Sindaco

                        p.c.            al Presidente del Consiglio

                                        all’Assessore al bilancio

al Segretario Generale

al Collegio dei Revisori

al Responsabile Finanziario

 

 

Oggetto: squilibrio di bilancio.

 

Premesso che:

 

* In assenza del bilancio di previsione 2014, l’Amministrazione Comunale agisce in regime di esercizio provvisorio, ai sensi dell’articolo 163, commi 1 e 3, del Decreto legislativo 267/2000. La disposizione legislativa così recita: “Gli enti locali possono effettuare, per ciascun intervento, spese in misura non superiore mensilmente ad un dodicesimo delle somme previste nel bilancio deliberato, con esclusione delle spese tassativamente regolate dalla legge o non suscettibili di pagamento frazionato in dodicesimi” (art. 163, comma 1).

 

* Alla data del 31 maggio 2014 il totale delle uscite risultanti dal registro di contabilità del Comune risulta maggiore di € 1.772.183,61 rispetto alle uscite previste nel bilancio 2013. Mentre il totale dell’entrata è esattamente uguale alle previsioni del 2013, le uscite differiscono per la somma sopra detta.

In particolare, il titolo II delle uscite è stato incrementato da € 4.536.918,00 a € 6.299.699,00, a fronte di una previsione di entrata nel Titolo IV pari a € 4.536.918,00.

L’alterazione si palesa al capitolo 12010/030, il cui stanziamento iniziale, pari a 237.259,00 euro, dovrebbe costituire la base di calcolo dei dodicesimi.

Negli ultimi due giorni del mese di maggio è stata compiuta un’operazione apparentemente “stupida”: la somma di € 237.259,00 – propria del bilancio 2013 – è stata trasformata in € 2.000.000,00.

 

 

Ciò premesso, si chiede:

 

1.      se è legittimo che il bilancio del Comune si presenti – anche solo temporaneamente – non in pareggio tra entrate e uscite;

2.      a fronte di quali atti dell’Amministrazione Comunale il responsabile del servizio finanziario sia stato eventualmente autorizzato o richiesto di modificare, al titolo II della spesa, le poste previste nel bilancio 2013;

3.      in ossequio a quale norma eventualmente preminente rispetto all’articolo 163, commi 1 e 3, del Decreto legislativo 267/2000 l’Amministrazione Comunale e il responsabile del servizio finanziario abbiano inteso operare per superare il vincolo della spesa in dodicesimi;

4.      ha eventualmente il responsabile del servizio finanziario provveduto, ai sensi dell’articolo 153, comma 6, del Decreto legislativo 267/2000, a comunicare al Sindaco, al Presidente del Consiglio, al Segretario Generale, al Collegio dei revisori e alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, questo specifico caso in cui la gestione delle entrate e delle uscite pregiudica gli equilibri di bilancio;

5.      se nei bandi di gara conseguenti alle determinazioni di impegno di spesa è stato previsto, da parte dei responsabili dei procedimenti, di informare le imprese eventualmente partecipanti che gli impegni sono stati assunti sul capitolo 12010/030 del bilancio 2014 ancora in corso di formazione; che la previsione di spesa non è allo stato attuale supportata da una analoga previsione di entrata; e che con ogni evidenza non saranno rispettati i tempi di pagamento previsti dalle recenti normative nazionali;

6.      se non appaia palese – al di là delle valutazioni preminenti riguardo alla legittimità degli atti – che tale modus operandi sia in netta controtendenza rispetto alla necessità di tenere sotto controllo gli equilibri finanziari, tanto più nella fase attuale in cui il nostro Comune ha adottato provvedimenti di riequilibrio, tutt’ora al vaglio della Corte dei Conti e della competente Commissione presso il Ministero dell’Interno.

 

 

Il consigliere comunale

del Partito Democratico

                                   Ivana Castello

 

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