Castello Donnafugata aperto con ordini di servizio: il Comune corre ai ripari dopo stop volontari. Cassì: “Nessun sfruttamento”. Tramonta il partenariato, si punta su appalto e controlli

Conferenza stampa questa mattina a Ragusa sull’utilizzo dei volontari nelle strutture comunali, con particolare riferimento al Castello di Donnafugata. A intervenire il sindaco Peppe Cassì, affiancato da rappresentanti dell’amministrazione, per rispondere alle polemiche sollevate nei giorni scorsi dall’associazione Civita e dal Partito Democratico di Ragusa.

L’obiettivo dichiarato dal primo cittadino è stato “fare chiarezza” su una vicenda che, nelle sue parole, sarebbe stata oggetto di una “campagna politico-mediatica aggressiva” in pieno clima pre-elettorale.

“Nessun malaffare al Comune”

Cassì ha respinto con decisione le accuse di sfruttamento o irregolarità:
«Voglio rassicurare tutti: al Comune di Ragusa non c’è alcun gruppo dedito al malaffare o allo sfruttamento dei dipendenti. Difendo la reputazione mia, dell’amministrazione e degli oltre 500 dipendenti comunali».

Il sindaco ha ricordato come siano stati presentati esposti e richieste di verifica ad Anac, Corte dei Conti, Procura e Ispettorato del Lavoro, dichiarando di attendere con fiducia l’esito degli accertamenti per dimostrare “la limpidezza dell’azione amministrativa”.

Il nodo volontariato: “Previsto dalla legge”

Entrando nel merito, Cassì ha spiegato che il volontariato è disciplinato dal decreto legislativo 117/2017 (Codice del Terzo Settore) e consente ai cittadini di prestare attività in modo spontaneo in ambiti come sociale, sport e cultura, come avviene anche al Castello di Donnafugata e a Palazzo Zacco.

«Il volontario non è un dipendente, non percepisce stipendio ma solo un rimborso spese documentato entro limiti precisi», ha sottolineato.

Nel caso specifico del castello, il supporto è stato affidato tramite gara pubblica a un ente del Terzo Settore, che mette a disposizione circa 50 operatori complessivi, di cui mediamente 30 impegnati a Donnafugata.

Secondo i dati forniti dal sindaco, a dicembre 2025 al castello sono state registrate 1.528 ore svolte da 20 volontari su 26 giorni di apertura, per una media di 2,8 ore giornaliere per volontario.

Le contestazioni: turni, rimborsi e presunte anomalie

Durante la conferenza non sono mancate le domande serrate dei giornalisti. È stata citata documentazione relativa a turni anche di 32 o 43 ore settimanali per alcuni volontari, rimborsi di 4 euro l’ora (saliti – secondo quanto riferito – a 8 euro nei festivi) e casi di rendicontazioni con scontrini di generi alimentari per giustificare i rimborsi.

Un caso riportato parlerebbe di circa 300 ore in un mese, con rimborsi per 1.200 euro.

«La gestione operativa spetta all’associazione, ma il Comune deve vigilare», ha risposto Cassì. «Se emergono anomalie o rendicontazioni non aderenti alle regole, ci saranno provvedimenti. La responsabilità politica è mia e ho tutto l’interesse a fare luce».

Il sindaco ha annunciato verifiche interne attraverso la catena di controllo amministrativa.

Stop ai volontari (per ora) e nuovo modello

Cassì ha inoltre comunicato che l’accordo con l’associazione è scaduto il 28 febbraio e che, al momento, l’attività di volontariato è sospesa in attesa di accertamenti. Un nuovo avviso pubblico era stato predisposto ma è stato prima sospeso e poi annullato per consentire ulteriori approfondimenti.

Il castello, tuttavia, resta aperto: «Se necessario sposto dipendenti da altri uffici con ordine di servizio». Sembra che al momento sia un agente della Polizia Municipale ad occuparsi dell’apertura del Castello, in sostituzione del vecchio custode.

Per il futuro, l’Amministrazione intende avviare un appalto di servizi per figure professionali dedicate a custodia, vigilanza, promozione e marketing, affiancando eventualmente il volontariato in modo più regolamentato. Tramonta invece definitivamente l’ipotesi del partenariato speciale pubblico-privato (PSPP), oggetto di precedenti polemiche.

Il capitolo partenariato e le critiche

Sul partenariato, Cassì ha rivendicato la trasparenza della procedura e l’autonomia del dirigente che ne ha disposto la chiusura dopo una lunga trattativa conclusasi negativamente a dicembre.

L’associazione Civita, in una nota diffusa nei giorni scorsi, aveva criticato la scelta dell’Amministrazione di tornare all’avviso per volontari dopo lo stop al partenariato, parlando di un cambio di rotta discutibile.

Dal canto suo, il Partito Democratico di Ragusa ha presentato un esposto all’Ispettorato del Lavoro e rivolto un appello alla Procura, chiedendo di chiarire se si tratti di volontariato genuino o di lavoro mascherato.

I numeri del castello

Il sindaco ha infine ricordato i risultati ottenuti negli ultimi anni: tra il 2024 e il 2025 le presenze paganti al Castello di Donnafugata sono aumentate del 13% (122.200 visitatori) e gli incassi del 17%, raggiungendo 672 mila euro. «In otto anni abbiamo investito milioni per rendere il castello più attrattivo», ha rivendicato.

La vicenda, ora, si sposta sul piano degli accertamenti tecnici e amministrativi. Da un lato la difesa politica dell’Amministrazione, dall’altro le richieste di verifica avanzate da opposizioni e associazioni. Al centro resta il tema delicato del confine tra volontariato e lavoro, soprattutto in un bene culturale simbolo della città.

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