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AUTISMO, FRA TEORIE E AIUTI PRATICI
26 Set 2013 20:09
“La gente mi confonde. Per due ragioni, fondamentalmente.
La prima è che la gente parla molto senza usare le parole. (…)
La seconda ragione è che la gente spesso parla usando delle metafore. (…) La parola metafora significa trasportare qualcosa da un posto all’altro, e deriva dai termini greci meta (che significa da un luogo all’altro) e ferein (che significa trasportare) e si usa quando si vuole descrivere qualcosa con una parola che in realtà indica qualcos’altro. Questo significa che la parola metafora è una metafora.
Credo che potrebbe anche essere definita una bugia, perché il cielo non si riesce a toccarlo con un dito e la gente non tiene gli scheletri nell’armadio. E quando mi concentro e cerco di rappresentare nella mia testa frasi come queste non faccio altro che confondermi, perché immaginare qualcuno con dei diavoli attaccati ai capelli mi fa dimenticare di cosa sta parlando la persona che ho di fronte.”
M. Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte.
Questo libro, secondo me brillante quanto commovente, descrive la vita di un ragazzo autistico, le sue scelte e i suoi pensieri.
Ma cos’è l’Autismo?
E’ definito come una sindrome comportamentale causata da un grave disordine dello sviluppo biologicamente determinato, che dura tutta la vita con esordio nei primi tre anni. Le aree prevalentemente interessate sono quelle sociali, soprattutto nella capacità di stabilire relazioni con gli altre e di comunicare con loro, anche da un punto di vista linguistico.
L’autismo non è stato attribuito ad una malattia genetica fino a che Folstein e Rutter non hanno dimostrato una concordanza per i gemelli monozigoti superiore al 50% versus 0% per i gemelli dizigoti.
Ogni bambino autistico, nonostante i rigidi criteri diagnostici da manuale, è comunque diverso. Può essere: STRAVAGANTE (con un linguaggio ricco, ma senza logica), PASSIVO (assente alla vita esterna se non viene catturato, coinvolto attivamente), ISOLATO (chiuso in se stesso).
Nel disturbo autistico si evidenzia in particolare la Compromissione dello sguardo diretto, l’Incapacità di sviluppare relazioni con coetanei, la Mancanza di giochi di imitazione sociale.
Trattamenti: non esiste un singolo “miglior” trattamento per tutti gli autistici. Bisogna saper mettere in discussione le nostre stesse convinzioni sui bisogni dei singoli individui autistici in momenti diversi del loro sviluppo e della loro crescita. Se esiste un qualche messaggio da imparare dalla storia della ricerca e del trattamento sull’autismo è questo: diffidare dalle ideologie e da ogni professionista che dichiari con entusiasmo “notevoli successi”.
Gli interventi durante l’eta’ evolutiva dovrebbero essere finalizzati a:
1- Pilotare la spinta maturativa; 2- Favorire lo sviluppo di un soddisfacente adattamento emozionale; 3- Correggere comportamenti disadattivi; 4- Lavorare con la famiglia.
L’ultimo punto è fondamentale: l’individuazione di un key-worker al quale la famiglia può fare riferimento per le comunicazioni con l’équipe multidisciplinare prevede anche il fornire ai genitori delle competenze di tipo “speciale” in campo educativo.
Fra i metodi d’intervento più importanti ricordiamo il Metodo Portage e i Programmi Teacch.
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