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ASCANIO CELESTINI TORNA A PALERMO
19 Gen 2014 17:26
Dopo tredici anni di lunga attesa, Ascanio Celestini torna finalmente sul palcoscenico palermitano, deliziando il pubblico che lo ringrazia a suoni di sold out con lo spettacolo “Il piccolo paese”.
L’attore, regista, scrittore e drammaturgo romano, classe 1972, porta in scena una performance dissacrante, grottesca, paradossale, surreale, metaforica e dal forte impegno civile.
Certe volte non accade niente. Un meccanismo che si inceppa è l’unico avvenimento. Spesso i personaggi non hanno nome e le relazioni arrivano quasi ad azzerarsi. Ci sono le parole che diventano semplici come rotelle di un ingranaggio, come chiodi che tengono insieme dei pezzi di legno.
I racconti de “Il piccolo paese” sono microstorie che iniziano e finiscono in pochi minuti, una specie di concept album dove canzoni diverse raccontano un unico luogo. Qualcuna proviene dalla tradizione popolare, ma tutte hanno in comune l’improvvisazione. L’attore va in scena senza copione e scaletta.
Celestini porta il suo spettacolo sulla scena del Teatro Lelio di Palermo che, con questo spettacolo, apre la terza edizione di “BonVoyage@TeatroLelio”, la rassegna di musiche, parole e danze dal mondo, organizzata con la direzione artistica di Roberto Bellavia.
Le sue microstorie di vita quotidiana che cercano di mettere insieme le parole, e non i fatti, come Celestini stesso afferma, hanno fatto registrare il tutto esaurito.
Il giornalista Riccardo Campolo lo ha intervistato e alla domanda “qual è il messaggio dello spettacolo”, Celestini risponde con la sua ironia spiazzante “Non ci sono messaggi negli spettacoli, non devono essercene. I messaggi li mandano i naufraghi con le bottiglie e i presidenti a reti unificate. Il teatro (e la letteratura in generale) è un’esperienza che l’attore fa insieme allo spettatore. Non serve a chiudere un discorso su un concetto, ma ad aprirlo”.
Celestini non da una giustificazione al motivo che lo ha tenuto lontano dai palchi palermitani per ben tredici anni, tutto quello che dice è: “La prima volta che ho fatto spettacolo a Palermo fu nel 2000. Portai ‘La fine del mondo’ che aveva appena vinto un premio ed era stato prodotto dal Teatro di Roma diretto da Mario Martone. Fu una sola replica in agosto.“ ma il messaggio più forte e significativo lo fa trapelare dopo, quando il giornalista gli “Parla spesso di mafia, un fenomeno “evoluto” rispetto al passato. Cosa significa oggi essere mafiosi?”
“Siamo tutti mafiosi, così come siamo tutti razzisti e cattolici, tutti fascisti e comunisti e democristiani. Sono condizioni che fanno parte della nostra formazione culturale. Lo siamo anche quando non vorremmo esserlo. Non ha senso dichiararsi ‘buoni’ in contrapposizione a qualcun altro che indichiamo come ‘cattivo’. Per combattere la mafia o il fascismo dobbiamo combattere la mafia e il fascismo che è in noi”.
Non c’è bisogno di aggiungere altro direi.
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