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ANTIPOLITICA O ANTIPARTITI
28 Apr 2012 15:27
Nelle ultime settimane si è ascoltato con maggiore insistenza la parola “ANTIPOLITICA” sia da parte di leaders di partiti politici, che da parte della stampa, non per ultimo il messaggio del Presidente Napolitano. E diventa anche insistente il messaggio che chi si indigna contro ciò che buona parte dei partiti hanno e continuano a fare è ANTIPOLITICA. Ma cosa si intende per Politica ? La prima definizione di “politica” (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine “polis”, che in greco significa città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo, “politica” significava l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Ma nel corso dei secoli sono seguite altre definizioni, che si basano su aspetti peculiari della politica, ad esempio secondo il filosofo Max Weber la politica non è che aspirazione al potere e monopolio legittimo dell’uso della forza; o per Giovanni Sartori la politica è la sfera delle decisioni collettive sovrane. Se quindi si parla di ANTIPOLITICA, si dovrebbe anche specificare a quale concetto di politica oggi, chi parla di antipolitica, si riferisce. Si sta vivendo in un periodo di crisi non solo economica ma anche sociale. L’idea del bene comune che si pensa dovrebbe essere la direttiva fondamentale e centrale dell’agire politico non solo nelle istituzioni nazionali ma anche locali viene a mancare. I partiti risultano malati cronici di leaderismo e cercano attraverso presunte “novità” di guadagnare credibilità senza però nei fatti essere più democratici e soprattutto trasparenti per costruire la democrazia governante del bene comune. Non risulta la persona al centro ma l’interesse di pochi, un interesse soprattutto a fini economici e per poter aumentare il proprio potere e la propria influenza e quindi il bacino di voti. La crisi sta azzerando la cultura primaria, valoriale e solidale, del lavoro e dell’imprenditorialità sana e riformatrice con la violenta e repentina immissione di una strategia autoritaria di svolta di convenienza mediante la fine della concertazione. Il profitto è ridiventato l’anima di ogni scelta manageriale.
Ecco ritornando all’idea di politica ed antipolitica oggi ci si trova di fronte ai cittadini che si aspettano dei leader politici e dei propri rappresentanti che abbiano una visione della politica aristotelica, ma ciò non avviene. Si continua a parlare di equità ma ancora oggi non si vedono atti concreti da parte del governo. Ci si trova di fronte ad un governo formato da tecnici, ma è il Parlamento sovrano nella scelte proposte, e fino a quando ci troveremo ad avere leggi elettorali, come quella attuale, che non permettano la sovranità dei cittadini nella scelta dei propri rappresentanti non si può sperare in meglio. Tutt’oggi si afferma che l’attuale legge è un porcellum ma cosa si sta facendo per cambiarla? Siamo di fronte ad una pigrizia che in alcuni momenti sembra dubbia, e qualora ci siano iniziative popolari, come referendum, queste sono bocciate.
È quindi importante ritornare ad un etica ed ad una morale politica e sociale che porti il cittadino/la persona vicino alle scelte per un futuro non necessariamente lontano. Ci sono già iniziative in alcune realtà locali del nord Italia che potrebbero divenire esempio da inseguire e che inducono alla partecipazione a 360°C dei cittadini. La provincia Iblea che da decenni si vanta di essere l’isola nell’isola rischia di essere isolata in un isola che purtroppo non riesce a riscattarsi. Ma la primavera sta arrivando non solo da un punto di vista climatico, ma anche e mi auguro da un punto di vista politico, una Politica come la intendeva Aristotele per non creare fraintesi.
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