ALLARME ROSSO ASILI A RAGUSA

“La situazione negli asili nido comunali presto migliorerà”. Così l’assessore ai servizi sociali del Comune di Ragusa Flavio Brafa aveva promesso a Settembre, quando a restare fuori erano già 88 bimbi.

“Stiamo lavorando, nel tentativo di non eludere il patto di stabilità e  riuscire a trovare personale ausiliario al fine di garantire l’apertura di tutti gli asili. Potrebbe esserci anche il rischio di sacrificare l’apertura di un solo asilo con il minor numero di frequenze”. Così si esprimeva, lo scorso mese l’assessore, ed in effetti le sue parole hanno trovato conferma: l’asilo di Ragusa Ibla è rimasto chiuso, con grande nocumento delle famiglie del quartiere, essendo quello, l’unico della zona barocca.

La situazione, che mette in seria difficoltà la neo eletta amministrazione Piccitto, è aggravata dalla infausta riduzione del personale in forza nel resto degli asili ragusani. Conseguenza ne è stata, la riduzione dei bimbi, non potendone garantire la frequenza, da 88 il numero degli esclusi è salito a 100.

“L’amministrazione non può assumere personale per non sforare il Patto di stabilità e può attivare solo cinque asili nido su sei” ha dichiarato l’assessore Brafa, senza tanti giri di parole ad una delegazione di genitori che avevano chiesto un incontro con l´amministrazione. 

L’opposizione va all’attacco sulla questione dei nidi, parlando di scelte «scellerate visto che non si dà continuità ad un servizio importante come quello degli asili nido che invece andrebbe addirittura potenziato piuttosto che depauperato in questo modo».

Nella nota a firma di Vito Frisina e Venerando Suizzo si legge: “Non vengono previsti per quest’anno nuovi inserimenti, 88 bambini che si apprestavano per la prima volta a frequentare gli asili nido comunali e contemporaneamente si danneggiano le fasce deboli della società, con ragazze madri e famiglie monoreddito, a pochi giorni dall’apertura dell’anno scolastico, costrette a doversi rivolgere a strutture private a pagamento, con costi maggiori”.

I costi non sono solo maggiori, ma quasi triplicati, se si pensa che un asilo privato costa in media 200 euro per ciascun bimbo.

Una cifra non indifferente per una mamma sola o per una qualsiasi famiglia, magari monoreddito, e magari con più di un figlio a carico.

Gli animi si agitano ulteriormente se si pensa ai 730 milioni che la Comunità europea e il Ministero degli Interni mettono a disposizione dei Comuni.

Il finanziamento rientra nel quadro dei cosiddetti P.a.c. (piani d’azione e coesione). Si tratta di piani che hanno una durata triennale, dal 2013 al 2015,  la cui attuazione è stata affidata al ministero dell’Interno, destinati alle 4 regioni ricomprese nell’obiettivo europeo “Convergenza”: Calabria, Campania, Puglia, Sicilia.

Le risorse servirebbero a mettere in campo un intervento aggiuntivo rispetto alle possibilità disponibili, consentendo ai I Comuni di avere accesso alle risorse una volta soddisfatti i requisiti organizzativi e progettuali richiesti dai piani territoriali di riparto. L’obiettivo posto è quello di potenziare nei territori ricompresi nelle 4 regioni l’offerta dei servizi all’infanzia (0-3 anni) e gli anziani non autosufficienti (over 65), riducendo l’attuale divario con il resto del Paese.

Pare, però, che non rientri negli interessi dell’assessore Brafa reperire i fondi in questione.

Mentre l’amministrazione arranca e l’opposizione ne approfitta per insinuarsi, c’è chi cerca di dare una risposta che non abbia la valenza della polvere al vento. La presidente dell’asilo nido “Girotondo”, Chiara Tumino, dopo svariati tentativi di comunicazione e offerte di cooperazione con l’amministrazione comunale, ha lanciato un chiarissimo comunicato stampa:

“considerato l’aggravarsi della situazione economica di moltissime famiglie ragusane sinanche di ceto medio alto;

considerata la situazione di stallo degli asili nido comunali incapaci di accogliere i minori in lista nelle graduatorie comunali;

Considerata l’ulteriore riduzione della capacità ricettiva dei nidi comunali dovuta alla mancanza di risorse economiche per retribuire il personale;

ha offerto al comune la propria disponibilità ad accogliere i minori in lista d’attesa, senza nulla pretendere a carico dell’utente.

La coop. ha chiesto anche al comune, nella logica di poter affrontare in modo capillare e risolutivo il bisogno di oltre 100 famiglie, di fare propria l’iniziativa richiedendo tale disponibilità a tutti coloro che svolgono servizi nido nel Comune di Ragusa”.

Nonostante i primi a ricevere il comunicato siano stati proprio il sindaco e l’assessore Brafa, nessuna risposta è pervenuta.

La cooperativa di Chiara procede da sola, sostenuta solo dalla presidente e le sue collaboratrici, e si dichiara disponibile ad accogliere, dal 1 al 20 ottobre 2013, un totale di 14 bimbi, corrispondenti al 30% della propria capacità selettiva.

Nonostante si tratti di una struttura privata, ai bimbi esclusi dalle liste d’attesa delle graduatorie comunali asili nido, viene garantita parità di trattamento economico, ovvero la soglia minima di 80 euro previsti dal servizio comunale.

Non si spiega l’immobilismo totale e paralizzante dell’amministrazione 5stelle. Non si spiega anche, e soprattutto, dal momento che a farne le spese sono i bimbi e le loro famiglie, fascie che, invece, andrebbero tutelate a dispetto di tutto e tutti, a dispetto di qualsivoglia linea politica.

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