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A Scicli dopo 15 anni riapre la chiesa del Gesù: avviati i lavori di consolidamento
23 Mag 2026 12:03
Avviati i lavori di consolidamento e di restauro per riaprire al culto la chiesa chiusa da quindici anni. E’ il passo concreto dopo che l’allora deputato regionale Orazio Ragusa, nel 2016, era riuscito a fare destinare la somma di 800 mila euro per ridare sicurezza alla chiesa di corso Mazzini. La Regione aveva “dimenticato” di inserirla nel ricco programma di interventi che aveva interessato sia alcune chiese di Scicli che della provincia e della Diocesi netina stessa. Direttore dei lavori è l’architetto Salvatore Tringali lo stesso che ha curato, assieme ad un gruppo di lavoro, la ricostruzione della cattedrale di Noto crollata nella primavera del 1996. Quanta attesa per poter avviare e spendere un finanziamento che, dopo averlo ottenuto in extremis, ha rischiato anche di tornare indietro se non fosse arrivata un’accellerazione per ritardi legati a contenziosi fra le ditte appaltatrici. Gli operai sono già al lavoro.
La chiesa era stata chiusa al pubblico nel 2010. Salvati però gli arredi e le opere d’arte.
Il tempio, da sempre affidato alla cura dei frati francescani tanto cari alla popolazione sciclitana, era stato chiuso nel 2010 per inagibilità dopo che i tecnici comunali e la protezione civile avevano accertato danni ad alcuni degli elementi strutturali della chiesa. In particolare due pilastri abbinati della navata destra, presentavano e continuano a presentare vistose lesioni verticali, secondo i rilievi tecnici fatti allora e confermati adesso. La chiesa del Gesù, annessa al maestoso immobile che fu di Padre Gabriele Rio e che versa in stato di completo abbandono data l’impossibilità di applicare il testamento di quest’ultimo, dapprima era stata esclusa dai finanziamenti della legge 433/91 del terremoto di Santa Lucia. Ed era rimasta fuori anche dal piano delle due successive rimodulazioni che hanno interessato Scicli, quella del 1999 e quella del 2001 che all’epoca hanno portato somme per oltre 20 milioni di euro. Per sanare quella ferita nel 2016 era stato destinato un finanziamento di 800 mila euro. Sulla carta, però, perchè i soldi per anni hanno tardato a venire. Il parroco dell’epoca aveva rimosso i quadri e gli arredi con l’intento di limitare i danni derivanti da un forte stato di umidità e dalle carenze strutturali in due pilastri. L’umidità e le tracce ben visibili negli arredi sacri, nei quadri e nei mobili mi hanno indotto a predisporre il trasferimento previo consenso della Sovrintendenza ai beni culturali. Ora i lavori di messa in sicurezza dell’edificio con parti della struttura interna ed esterna che presentano gravi ed evidenti indizi di potenziale cedimento e che sono curati da un prestigioso professionista, l’architetto Tringali, lo stesso cui si deve la ricostruzione della cupola della cattedrale di Noto.
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