A RISCHIO IL LAVORO DI QUASI MILLE PRECARI DEL SETTORE SCOLASTICO

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In Sicilia 886 precari della scuola, con alle spalle già diversi anni di servizio, rischiano di subire un grave danno non vedendo più avvicinarsi la possibilità di stabilizzazione del loro rapporto di lavoro. A denunciare la vicenda è la Federazione Gilda Unams di Ragusa, la quale evidenzia come mentre si stava profilando la possibilità di una uscita dal precariato, tutto rischia di vanificarsi a causa di una politica della scuola sicuramente poco accorta.

“Nello scorso anno 2013 – afferma il coordinatore provinciale della FGU di Ragusa, Enzo Drago – era stata decretata, con apposite disposizioni ministeriali, l’attivazione di corsi speciali per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento (i cosiddetti PAS, percorsi abilitanti speciali) riservati a docenti, per lo più in servizio anche nel corrente anno scolastico, che potessero vantare determinati requisiti di servizio negli anni scorsi. Tali corsi avrebbero dovuto essere istituiti, attraverso il coordinamento degli Uffici Scolastici Regionali, sia da parte delle Università e sia, relativamente alle classi di concorso di Strumento Musicale, dai Conservatori e dagli Istituti Superiori di studi musicali. Il tutto entro dicembre 2013. “Con molto ritardo e solo qualche giorno fa – prosegue Enzo Drago – è pervenuta la notizia ufficiale dell’istituzione di tali corsi nella Regione Sicilia. Il problema è che, come hanno appreso tutti i docenti interessati, gli Atenei siciliani non hanno istituito molti dei corsi previsti, in particolare quelli per la Scuola Primaria e per la Scuola dell’Infanzia mentre i Conservatori non hanno istituito alcun corso di Strumento Musicale”.

La conseguenza di questa mancata attivazione è che tutti gli 886 docenti interessati dovranno ora chiedere alla Direzione Regionale il “nulla osta” per partecipare ai corsi istituiti in altra Regione, impegnandosi, contestualmente, a garantire sia la frequenza dei corsi che l’espletamento del servizio di insegnamento.

Secondo la FGU di Ragusa si tratta di una situazione inaccettabile e per questo l’organizzazione sindacale ha preso posizione a favore di questi docenti comprensibilmente arrabbiati, perché al di là dei non trascurabili risvolti economici (costo del corso e viaggi interamente a proprie spese) un docente precario della nostra provincia di Ragusa, che svolge già da anni il proprio servizio alla scuola (sulla quale ha fatto anche affidamento per il proprio futuro lavorativo) dovrebbe ora impegnarsi a continuare a svolgere regolarmente il proprio orario di servizio (che, è bene ribadirlo, non è fatto solo dalle ore frontali di insegnamento) e, allo stesso tempo, recarsi, anche più volte a settimana, al di là dello Stretto (400 Km come minimo per la più vicina Università di Reggio Calabria), per poter seguire questi corsi abilitanti.

“Noi riteniamo – conclude Enzo Drago – che una situazione del genere non è ipotizzabile e che questi docenti vadano tutelati e difesi perché il rischio è alto: non solo perderebbero questa occasione, finalmente prospettatasi, di aspirare alla stabilizzazione del loro rapporto di lavoro ma incapperebbero ancora più concretamente nella possibilità di perdere definitivamente il lavoro, atteso che altri docenti, casualmente “privilegiati” perché in servizio vicino ad un Ateneo o ad un Conservatorio che organizza i corsi, potranno acquisire ora l’abilitazione e scavalcare coloro che non hanno frequentato, certamente non per colpa loro, questi corsi abilitanti.”

Insomma, una vicenda davvero paradossale e che la FGU di Ragusa ritiene gravissima ed intollerabile; per questa ragione l’organizzazione sindacale ha informato sia la Direzione Scolastica Regionale sia il Ministero (per qualche classe di concorso, tra l’altro, non è stato attivato alcun corso in tutta Italia!) dell’enorme stato di disagio venutosi a creare, chiedendo fermamente la ricerca ed il vaglio di tutte le possibili soluzioni. La FGU appoggerà inoltre le manifestazioni di protesta organizzate in Sicilia dinanzi alle Università di Catania e Palermo, apparendo proprio gli Atenei ed i Conservatori quei soggetti che, pur individuati dalle norme ad istituire i corsi, opporrebbero le forti resistenze all’attivazione dei corsi stessi.

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