A Ragusa il lavoro cresce. La stabilità no

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Nel ragusano il lavoro c’è. Entra, esce, ricomincia e spesso finisce prima di diventare stabile. I numeri dell’Osservatorio Inps affermano che la nostra è una provincia nella quale, nel 2025, sono stati attivati 32.531 nuovi rapporti di lavoro e ne sono cessati 30.580. Il saldo aritmetico è positivo per 1.951 contratti, ma sarebbe sbagliato trasformarlo automaticamente in altrettanti nuovi occupati: una stessa persona può sottoscrivere più rapporti nel corso dell’anno.
Dieci anni prima il movimento era molto più contenuto. Nel 2015 le cessazioni erano state 21.803: nel 2025 sono aumentate di 8.777 unità, pari a circa il 40 per cento. Per le nuove attivazioni, il confronto disponibile parte dal 2016, quando erano 23.853. In nove anni sono cresciute di 8.678, cioè del 36,4 per cento.
Nel mezzo c’è stato il 2020, l’anno del Covid. Le nuove assunzioni scesero dalle 30.056 del 2019 a 25.961, con una perdita di 4.095 contratti e una flessione del 13,6 per cento. Anche le cessazioni diminuirono, passando da 28.635 a 24.599. Non fu improvvisa stabilità, ma l’effetto delle chiusure, del blocco dei licenziamenti e del congelamento di una parte del mercato.
La ripresa è stata rapida. I nuovi rapporti sono risaliti a 29.641 nel 2021, 30.575 nel 2022, 31.035 nel 2023, 32.120 nel 2024 e 32.531 nel 2025, il valore più alto della serie. Le cessazioni hanno seguito quasi lo stesso percorso: 26.240 nel 2021, 28.868 nel 2022, 29.134 nel 2023, 30.298 nel 2024 e 30.580 nel 2025.
La vera fotografia del mercato ragusano, però, è nella tipologia dei rapporti terminati. Nel 2025 sono cessati 16.074 contratti a tempo determinato, oltre la metà del totale. Seguono 6.278 rapporti a tempo indeterminato, 4.614 stagionali, 1.575 intermittenti, 1.274 apprendistati e 765 contratti in somministrazione.
Il dato dei 6.278 tempi indeterminati cessati merita attenzione. Una parte può essere costituita da dimissioni volontarie, legate alla ricerca di un salario migliore, di orari più sostenibili o di un altro posto. Ma nelle tabelle considerate non tutte le cessazioni dei rapporti stabili sono automaticamente dimissioni: vi rientrano anche pensionamenti, licenziamenti, risoluzioni consensuali e altri motivi. Per sapere quanti lavoratori abbiano scelto davvero di lasciare il posto servirebbe la suddivisione per causa.
Nel confronto siciliano Ragusa resta lontana, in termini assoluti, da Palermo e Catania e anche da Messina, province con una popolazione e una struttura economica molto più grandi. Ma supera stabilmente Enna e Caltanissetta e si colloca nel gruppo intermedio con Siracusa, Trapani e Agrigento. Rapportati al numero degli abitanti, gli oltre 32 mila nuovi contratti mostrano una mobilità occupazionale particolarmente intensa. È questo il punto: Ragusa crea più rapporti di quanti ne chiuda, ma li crea soprattutto dentro un sistema dominato dalle scadenze. Nel 2025 ogni cento cessazioni, quasi 53 hanno riguardato tempi determinati e altre 15 rapporti stagionali. Il mercato si muove, dunque, ma la stabilità continua a camminare più lentamente. Il problema non è soltanto trovare un lavoro, è riuscire a conservarlo abbastanza a lungo.

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