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GLI EFFETTI DEL SONNO SUL METABOLISMO
24 Set 2014 19:39
Il numero delle persone sovrappeso e obese è aumentato drasticamente negli ultimi anni, e purtroppo non accenna a diminuire. È ormai risaputo che le cause principali siano da ricercare nelle abitudini alimentari e nello stile di vita, tenendo anche conto della predisposizione genetica individuale. Molti esperti, tuttavia, citano spesso altri co-fattori, a parer loro fortemente coinvolti nell’aumento di peso; tra questi, è molto discusso il ruolo del sonno, e in particolare una sua carenza, spesso associata a bassa qualità e/o a disturbi correlati (per esempio, l’apnea notturna).
La mancanza di sonno, infatti, comporta una serie di effetti metabolici che sembra possano contribuire all’aumento di peso. A titolo di esempio, uno studio pubblicato sull’American Journal of Epidemiology ha analizzato la relazione tra il numero di ore di riposo notturno e le variazioni di peso nel corso del follow-up, seguendo per sedici anni più di 68 mila donne (età compresa tra i 40 e i 65 anni). Dall’analisi dei risultati è emerso che le donne che dormivano 5 o 6 ore per notte sono aumentate di peso rispettivamente di 1,14 kg e di 0,71 kg rispetto a coloro che dormivano 7 ore. Inoltre, nel corso dei sedici anni di follow-up, il rischio di aumentare di 15 kg o di diventare obese è aumentato, rispettivamente, del 32% e del 15% per coloro che dormivano meno ore.
Un altro articolo, pubblicato sul Journal of American Medical Association, ha riassunto i risultati di molti studi condotti sull’argomento. In particolare, dal 2000 a oggi sono quattordici gli studi epidemiologici che hanno esaminato il legame tra le ore di sonno e il peso corporeo, e la maggior parte ha dimostrato che dormire meno di 7 ore per notte comporta un valore maggiore di BMI (Body Mass Index, alias Indice di Massa Corporea). Inoltre, da tre studi è emerso un “andamento a U” di questa relazione: l’indice di massa corporea sarebbe, cioè, progressivamente più elevato negli individui che dormono più o meno di 7-8 ore a notte.
Quali sono, però, le basi fisiologiche di tali presunte alterazioni? Diverse indagini, condotte presso la University of Chicago, hanno dimostrato che la parziale privazione di sonno determina l’alterazione delle funzioni endocrine, metaboliche e immunitarie. Uno di questi studi ha altresì rivelato che la mancanza (ma anche l’eccesso) di ore di sonno provoca l’aumento dei livelli di grelina (ormone prodotto nel tratto gastrointestinale, con funzione primaria di stimolazione dell’appetito) e la diminuzione di quelli di leptina (ormone “soppressore della fame”, secreto dal tessuto adiposo). Questo si tradurrebbe in un aumento dell’appetito, soprattutto verso cibi ricchi di carboidrati e grassi saturi. La mancanza di adeguato riposo, inoltre, altererebbe la funzione della leptina di segnalare il bisogno calorico dell’organismo, con produzione di un falso segnale di carenza energetica e, quindi, ulteriore incremento dell’assunzione di cibo.
Ma lo scombussolamento a carico di leptina e grelina non è l’unica conseguenza della mancanza, o anche della cattiva qualità, del sonno. Vediamo perché.
In primis, il sonno è essenziale poiché supporta numerose funzioni fisiologiche e neurologiche (produzione e secrezione di ormoni, riparazione dei tessuti, crescita e turn over cellulare, rafforzamento della memoria, processi di apprendimento, etc). Gli adulti spesso riportano una minore necessità di ore di sonno, ma gli esperti sono concordi sul fatto che dormire meno di 7 ore per notte per lunghi periodi possa avere risvolti negativi per il cervello e per l’organismo in generale.
Per quanto riguarda la relazione tra sonno e metabolismo, è spesso difficile determinare se siano alcune specifiche condizioni metaboliche a condizionare il sonno o se, viceversa, qualità e durata del sonno influiscano sul metabolismo. Per esempio, si riscontrano periodi prolungati di sonno profondo in persone fisicamente attive e in chi soffre di ipertiroidismo, condizioni associate a un metabolismo più “veloce”. Di contro, persone con ipotiroidismo o caratterizzare da un metabolismo più “lento”, godono di una minore quantità e qualità di ore di sonno.
Inoltre, si può constatare che la carenza di sonno è spesso correlata ad alcune alterazioni dell’attività endocrino-metabolica. Per esempio, l’aumento del cortisolo (ormone coinvolto nella risposta allo stress), dovuto a mancanza e/o inadeguatezza delle ore di sonno, ha delle conseguenze sul sistema immunitario, sul controllo dell’appetito e sulla risposta dell’organismo in caso di ipoglicemia.
Altri studi, inoltre, hanno correlato il sonno all’insorgenza del diabete, dimostrando che 7-8 ore sia la durata ottimale per ridurre al minimo il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Di contro, sembra che dormire troppo poco raddoppi tale rischio, mentre dormire troppo lo aumenterebbe addirittura fino a tre volte.
Ancora, la riduzione delle ore di sonno si relaziona all’aumento di peso e al rischio di diabete a seguito di: alterazioni nel metabolismo del glucosio (40% meno efficiente per chi dorme meno di 6,5 ore per notte); aumento dell’appetito (dovuto alle alterate secrezioni di leptina e grelina); aumento del numero di pasti e/o snack fuori orario (spesso, chi soffre di insonnia si ritrova a mangiare di notte, quasi sempre cibi ricchi di sodio o di zucchero); diminuzione del dispendio energetico (talvolta per una riduzione nell’attività fisica quotidiana, derivata dalla stanchezza fisica, oppure, in casi più delicati, per alterazioni di alcuni ormoni).
Per mantenere una forma fisica ottimale e prevenire l’insorgenza o lo scompenso di patologie correlate all’alimentazione, quali il diabete, diventa quindi indispensabile dormire almeno 7 ore per notte, accanto a una dieta equilibrata e a un adeguato livello di attività fisica.
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