Il presidio medico sanitario di Modica Alta non chiuderà. L’annuncio della sindaca Maria Monisteri arriva dopo giorni di tensione e di forte mobilitazione da parte della comunità, preoccupata dalla prospettiva dello spostamento del servizio presso la Casa di Comunità della Sorda. Una vicenda che aveva acceso un ampio dibattito cittadino e che ora sembra avviarsi […]
BEIRUT
24 Gen 2014 18:58
Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite.
Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI
La tragedia del Libano fa parte dell’immaginario di un occidente che sente doveroso emanciparsi dallo spirito delle crociate (e scusate se è poco!). I massacri, gli stupri, le ingerenze straniere, un paese miracolosamente multietnico e pluriconfessionale ridotto ad un enorme campo di battaglia. I cedri schizzati di sangue, la liason storica con la cultura francese e l’opprimente richiamo di un arabismo conservatore.
Quando Nina Simone ha smesso di cantare, titolo dotato della giusta carica di eversione, racconta la storia autobiografica di Darina Al-Joundi, donna libera nello spirito e nel corpo in una Beirut in cui essere donna è difficile almeno quanto essere liberi. Romanzo di formazione esistenziale, scritto con l’urgenza che viene solo da una storia che si vuole testimoniare, è diventato anche uno spettacolo teatrale interpretato dalla stessa autrice, che ha attraversato la guerra civile con l’orgoglio e la dignità di una figlia addestrata da un padre laico, amante del jazz e dell’alcol, ad essere controcorrente, contro.
Una Beirut orgogliosamente cosmopolita è quella sopravvissuta a 15 anni di guerra, consapevole del suo carattere distintivo, la cultura, che solo può fornire un antidoto ai vecchi e nuovi regimi del terrore. In Alfabeta2, dell’aprile 2012, Franco “Bifo” Berardi, storica presenza dei movimenti del ’77, nel suo A Beirut per leggere il futuro, fotografa con gli occhi commossi della memoria la sua esperienza di una città piena di macerie ma ricca di fermenti artistici e culturali, che forse indicano il futuro a noi prossimo, dopo la catastrofe annunciata del capitalismo pompato dal neoliberismo.
Anouar Brahem è un meraviglioso musicista di Beirut, che suona l’oud con la sottigliezza e la passionalità tipiche della sua terra. Un mondo musicale complesso e insieme minimale, fatto di melodie sospese su una linea immaginaria in cui si incontrano melopee mediorientali e strutture armoniche europee, timbri tipici del jazz e una vocazione al canto sensuale che appartiene al popolo libanese. L’album che forse meglio descrive questo mondo luminoso, colmo di fragranze, è The astounding eyes of Rita, che ripropone nel nitore dei suoni la filosofia del sound of silence dell’ECM.
© Riproduzione riservata
Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it