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PREMIO GIUSEPPE FAVA
08 Gen 2014 18:53
Sabato 4 gennaio, in uno dei più suggestivi comuni siciliani, Palazzolo Acreide, in provincia della non lontana Siracusa, è stato consegnato l’annuale premio giornalistico in onore dello scomparso Giuseppe Fava. Nato nel 1925 nel comune di 9 mila anime di Palazzolo Acreide, Fava è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore italiano, ucciso da Cosa Nostra.
Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia.
Un giornalista nell’animo. Uno che andava a Palma di Montechiaro e si metteva a guardare i ragazzini che giocavano a pallone nella piazza, uno che guardava uno scippatore e gli chiedeva se abitava in uno di quei palazzi abusivi nella zona nuova di Gela, uno che sapeva che le rimesse di ottocentomila lire al mese di un minatore di Marcinelle erano l’oro della Sicilia.
Quando fu ucciso, nel 1984, io non ero ancora nata, si abbandonava Arpanet per il nuovo Internet, la nazional di basket italiana vinceva il campionato e la Apple lanciava il suo primo personal computer.
A più di trenta anni di distanza, il ricordo del giornalista e del suo operato, del suo sacrificio, viene mantenuto vivo dall’operato della Fondazione omonima, di cui ne è presidente la figlia Elena Fava.
La fondazione nasce nel 2002 con l’intento di mantenere vivi la memoria e l’esempio di Giuseppe Fava, attraverso la raccolta e l’archiviazione di tutti i suoi scritti, dagli articoli di giornale, alle inchieste, ai libri, ai testi teatrali; La ripubblicazione dei principali libri di Fava; L’educazione antimafia nelle scuole; La promozione di attività culturali che coinvolgano i giovani, sollecitandoli a raccontare la “loro Sicilia”.
La Fondazione ha, altresì, promosso un premio per i riconosciuti meriti in ambito giornalistico e a vincerlo quest’anno è una ventitreenne di Milano, originaria di Cassibbile. Ester Castano, premiata e riconosciuta per i suoi articoli sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta dentro al comune di Sedriano, che è stato il primo comune lombardo sciolto per mafia.
Tutto nasce dalle inchieste, solitarie, del quotidiano “Altomilanese” e di una giovane giornalista che non si è lasciata intimidire da minacce e querele, che inizia la sua indagine un anno prima dell’avvio di quella giudiziaria e apportandone un contributo fondamentale.
A partecipare alla cerimonia, il Pm della DDA di Palermo Nino Di Matteo, al centro delle cronache per le recenti minacce del boss di Cosa Nostra Totò Riina, e il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita. Previsto anche l’intervento dei figli del direttore de I Siciliani, Elena e Claudio Fava, quest’ultimo recentemente nominato vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia.
Uomini, insomma, che preferiscono servire lo Stato, piuttoato che servirsi dello Stato e in cui resta sempre viva la frase, rimasta livida nella memoria del giornalista siracusano: “a che serve vivere se non si ha il coraggio di lottare?”.
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