DIECI GIORNI A CAVA D’ISPICA DA RICORDARE PER SEMPRE

Martedì 27 luglio 2010 si è concluso il Campo Scout del gruppo Modica 1 Reparto Impeesa. Ragazzi, dai 13 anni a 16 anni hanno vissuto a stretto contatto con la natura nella splendida cornice di Cava Ispica per 10 giorni rinunciando alle comodità della vita di tutti i giorni, dai bagni al letto, da internet al telefonino. I miti e l’antica Grecia il tema del campo e una frase per tutti a ricordare che “un eroe non si misura dalla forza che possiede ma dalla forza del suo cuore”. Certamente una frase fuori dal coro in un momento storico in cui tutto passa per l’esteriorità e per la prestanza fisica. Cosa ti ha fatto resistere davanti alle difficoltà del campo? Abbiamo chiesto ad Enrica, una delle veterane del reparto, 16 anni appena, ed un sorriso stanco ma soddisfatto: “quando eravamo in missione avevo il pensiero costante nelle mie compagne di squadriglia, ero preoccupata per loro, e mi sentivo responsabile per loro”. Così alla più piccola, Giuliana 13 anni, abbiamo fatto la stessa domanda: “sono stata male e la mamma è venuta a prendermi, sono stata a casa per due giorni ma poi sono tornata al campo anche se avevo ancora mal di pancia, perché sapevo che le mie compagne erano rimaste in poche e quando sei al campo ogni persona conta quanto dieci”.  Maria Bernadette con un velo di tristezza: “mi porto a casa il ricordo del mio ultimo campo estivo. L’amicizia che ho fatto con le compagne, e anche se la stanchezza è tanta adesso rifarei tutto da capo”. Corrado, 14 anni, aggiunge che “la cosa più bella del campo è che ti devi arrangiare con quel poco che hai e che sperimenti la fatica ma anche la soddisfazione di vincere sulla sconfitta che è sempre dietro l’angolo”. “Qui è stata bella pure la Santa Messa officiata da Umberto Bonincontro, perché la costruiamo noi dal principio alla fine e Don Umberto parla a noi, si siede in mezzo a noi, scherza pure, e alla fine mangia con noi” interrompe Francesco. A Maria Grazia, Capo Reparto delle ragazze, abbiamo chiesto cosa spinge un adulto a mettersi in gioco accanto a ragazzi di un’età difficile e a dire ne valeva le pena “il motore che spinge i capi a fare questa esperienza è l’idea di voler lasciare in loro un pensiero positivo che li accompagni nella vita di ogni giorno e li faccia affrontare le difficoltà con un sorriso. Un campo estivo così lungo favorisce una maturazione nei riguardi dei distacchi, delle paure, e della consapevolezza del se che passa per le rinunce alle cose superflue: qui hai solo ciò che ti serve, il superfluo resta a casa perché pesa dentro lo zaino che ogni ragazzo porta con se”. Ad una mamma ho chiesto perché lo scautismo come metodo educativo?  “È importante in un momento storico come questo che la famiglia sia aiutata e supportata nell’educazione al sano e al bello e la cosa fondamentale nello scautismo è che oltre alle belle frasi c’è la condivisione. Mio figlio ha imparato a condividere tutto dallo spazio in tenda al piatto di spaghetti. Un metodo educativo che non passa per l’indottrinamento ma per la sperimentazione e il mettersi in gioco in prima persona”. A tutti, a chiusura del campo un abbraccio da parte del Capo Campo Enzo Barone, capo storico e colonna portante dello scautismo  a Modica ed una frase sussurrata all’orecchio di ciascuno: scommetto diversa, ragazzo per ragazzo, per questo non ho chiesto. (Marcella Burderi)

 

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