MACCHINAZIONI DALEMIANE. ULTIMO ATTO?

 Oggi le prime votazioni del Presidente della Repubblica: il Pd propone un nome e si spacca, Pdl e lega lo votano felici e compatti. Tra le varie scene che accompagnano quest’incredibile votazione, stando a quanto riportano i giornali, Dario Franceschini avrebbe detto che “da un costituzionalista come Rodotà si sarebbe aspettato un’altra risposta all’offerta di Beppe Grillo”. E certo, viene subito da pensare, perché mai un costituzionalista dovrebbe essere eletto Presidente della Repubblica quando abbiamo a disposizione un non giurista, non costituzionalista, una figura di levatura NON internazionale come Franco Marini? In questo mondo alla rovescia alle persone di buon senso resta una sola domanda. Perché ?

Perché il Pd ha deciso di suicidarsi, o meglio di sacrificarsi scegliendo ancora una volta le larghe intese invece di accettare il ruolo che la storia vorrebbe suo, ovvero quello di opposizione alla coalizione Pdl-Lega? La recente e amara lezione grillina non sembra essere stata appresa o forse è già stata dimenticata. Quasi che dei cervelli, forse perché ormai tutti sulla terza età, dimostrino senza vergogna non solo incapacità di lungimiranza e onestà intellettuale, caratteristiche da tempo assenti nel nostro Paese, ma financo la mancanza del più becero calcolo politico.

 Come si fa a proporre un nome che spacca il proprio partito per unificare la coalizione avversaria? Per spiegarci questo genere di eventi dovremmo forse ricorrere ai soliti sospetti di inciuci? Io credo che ci sia qualcosa di più profondo. Qualcosa che va ricercato nella poco gloriosa storia dell’attuale partito democratico. Per iniziare da tempi molto recenti, qualche giorno fa lo stesso Berlusconi aveva proposto il nome di D’Alema per il Quirinale. Un fatto cui l’informazione non ha prestato molta importanza. Uno di quei fatti che silenziosamente rivelano o meglio dire confermano tanti sospetti, tante ipotesi fatte nel tentativo di trovare un senso alla fantastica storia italiana. Mettendo insieme il fatto che lo stesso D’Alema non fece alcuna legge sul conflitto di interessi nella legislatura del 1996, non voglio assolutamente dire che 2 più 2 faccia 4 ma qualcuno potrebbe anche arrivare a pensarlo… Inoltre la deriva del centro sinistra dovrà pure avere dei responsabili e un macchinatore sulla scena (e retroscena) come D’Alema deve aver giocato il suo ruolo.

Ma perché prendersela con D’Alema quando lo stesso segretario in carica, Luigi Bersani, propone il nome di Franco Marini? Forse perché una qualche particolare vicinanza tra D’Alema e Marini deve essere pur rimasta dopo la vittoriosa alleanza che li vide artefici della caduta del governo Prodi, ma forse anche perché in questi ultimi trent’anni molti sono i nomi bruciati della sinistra dietro cui si nasconde e prospera il nostro Massimo. Natta, Occhetto, Prodi, Veltroni… e anche Bersani.

Il risultato di queste macchinazioni? Per dirne una relativa ai fatti di oggi, il partito è spaccato tra i giovani ingenui e di buona volontà che vorrebbero votare Rodotà ma magari non possono, i renziani che non votano né Rodotà, né Marini, il tutto in un infantilismo patetico in cui alcuni semplicemente non vogliono votare un nome proposto da altri… Adesso che la frittata sembra fatta, adesso che l’Italia ancora una volta sta per essere privata di una grande possibilità di riscatto nazionale e internazionale quale il nome di Rodotà rappresenta, i grandi macchinatori del centro-sinistra avranno finito di mortificare le istanze di progresso civile, morale e culturale di questo Paese? Il fatto che il Pd non sia riuscito a convergere in maniera veloce e compatta su un nome come quello di Rodotà dimostra tutta l’inadeguatezza e la miopia di una classe politica che rivela continuamente la propria incapacità di guardare oltre la contingenza (ovvero la propria poltrona, o la formazione di un governo di larghe intese come in questo caso) invece di collocare il nostro Paese, tramite l’elezione di Rodotà, in una posizione di rispettabilità e avanguardia internazionale. Che anche in questa importante fase storica sia stata l’esigenza di un salvacondotto per Berlusconi l’ispirazione cui la classe politica ha attinto è qualcosa di mortificante, addirittura ridicolo se non fosse in primo luogo tragico.

 L‘unica speranza è che il vecchio giocattolo si sia rotto. Riuscirà l’ultimo atto del mini governo Bersani a sfaldare il Pd per lasciare finalmente posto ad un nuovo soggetto politico il cui ruolo adesso è troppo importante perché la sua nascita possa essere ulteriormente procrastinata? Saranno queste elezioni del Presidente della Repubblica, nella figura di un “lupo marsicano”, l’ultimo atto di una politica vecchia, cattiva e anacronistica? Speriamo di si

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