Tra Sicilia reale e immaginaria, Barbara Palazzolo torna alle sue radici con “La vita che avevo dimenticato”

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SCICLI – Dieci anni dopo aver lasciato la Sicilia per trasferirsi in Canada, Barbara Palazzolo torna nella sua terra attraverso la scrittura. Lo fa con un romanzo che mette in dialogo luoghi reali e paesaggi immaginari, memoria personale e finzione narrativa.
È disponibile da oggi, 4 ottobre 2026, La vita che avevo dimenticato – Il coraggio di ricordare chi sei davvero, il nuovo libro dell’autrice nata a Ragusa e cresciuta a Donnalucata, oggi residente a Toronto.
Al centro della storia c’è Donnaromari, un borgo sul mare che non esiste sulle mappe, ma che racchiude colori, paesaggi, atmosfere e tradizioni che rimandano immediatamente alla Sicilia. Un luogo inventato, inserito però all’interno di una terra profondamente reale.
Nel romanzo compaiono infatti anche località autentiche dell’Isola, tra cui Ragusa, Chiaramonte Gulfi e l’Etna. Realtà e immaginazione si incontrano così in una geografia narrativa nella quale la Sicilia non rappresenta soltanto lo sfondo della vicenda, ma diventa parte dell’identità dei personaggi.
Una storia di memoria e di identità
La protagonista del romanzo è Elena, 39 anni, madre di due figlie. Una donna che per anni ha costruito la propria esistenza intorno alle responsabilità, alle abitudini, alle perdite e alle rinunce, fino a ritrovarsi lontana dalla persona che un tempo pensava di diventare.
La morte del padre segna una frattura e costringe Elena a confrontarsi con il proprio passato e con interrogativi rimasti a lungo senza risposta.
Da quel momento passato e presente iniziano a dialogare. Coincidenze apparentemente casuali si moltiplicano e diventano sempre più difficili da ignorare, spingendo la protagonista a interrogarsi sulle scelte compiute e, soprattutto, su quanto della propria vita sia stato realmente scelto.
Una domanda che attraversa l’intero romanzo: quanto della vita che viviamo appartiene davvero alle nostre scelte?
Elena, però, non è Barbara Palazzolo. Il romanzo non è un’autobiografia.
Come spiega la stessa autrice nella Nota dell’autrice, la protagonista non racconta la sua storia, ma ne porta la voce: quella dimensione emotiva fatta di paure, silenzi, rinascite e forza che nasce anche dal percorso personale di chi l’ha creata.
È proprio sul confine tra esperienza e immaginazione che prende forma il libro.
Donnaromari, un paese che non esiste sulle mappe
Uno dei luoghi simbolicamente più importanti del romanzo è Donnaromari, paese immaginario affacciato sul mare.
Il suo porto, le strade, il paesaggio e la quotidianità dei suoi abitanti evocano una Sicilia riconoscibile, familiare, ma al tempo stesso reinventata dalla fantasia dell’autrice.
Accanto a Donnaromari compaiono luoghi realmente esistenti, creando una Sicilia narrativa sospesa tra memoria e invenzione.
È una Sicilia che va oltre la dimensione geografica. È la Sicilia dell’appartenenza, dei ricordi, dei legami familiari, delle tradizioni e di quelle sensazioni che continuano a esistere anche quando la distanza geografica sembra averle allontanate.
Per un’autrice che dal 2016 vive a Toronto, il ritorno alla propria terra assume così un significato particolare.
La Sicilia lasciata alle spalle diventa materia narrativa e, attraverso la fantasia, torna a essere un luogo da abitare.
Dalla Sicilia al Canada, e poi di nuovo a casa attraverso la scrittura
Il percorso personale di Barbara Palazzolo attraversa idealmente anche le pagine del nuovo romanzo.
Nata a Ragusa e cresciuta a Donnalucata, l’autrice ha lasciato la Sicilia dieci anni fa per trasferirsi in Canada. La distanza, anziché cancellare il legame con la terra d’origine, sembra averle offerto una prospettiva diversa sulle proprie radici.
Da lontano, luoghi, ricordi e appartenenze possono infatti assumere nuovi significati.
Ed è proprio questo movimento, dalla distanza verso una nuova consapevolezza, a caratterizzare La vita che avevo dimenticato.
Il romanzo non racconta il desiderio di cancellare il passato per ricominciare da zero. Racconta piuttosto il tentativo di comprendere quanto di sé possa essere rimasto nascosto sotto tutto ciò che la vita ha chiesto di essere.
Da qui il significato del titolo: una vita “dimenticata” non necessariamente perché perduta, ma perché ancora da ritrovare.
Dal saggio alla narrativa
Con il nuovo romanzo, Barbara Palazzolo apre anche una nuova fase del proprio percorso letterario.
Dopo Cracca il Codice della Ricchezza, l’autrice si confronta con la narrativa lunga, affidando a personaggi, relazioni e vicende familiari temi come identità, perdita, consapevolezza, sincronicità e possibilità di cambiare direzione.
Il risultato è una storia nella quale il viaggio esteriore della protagonista si intreccia con un viaggio molto più intimo: quello alla ricerca della propria voce.
«Questo romanzo nasce da un cammino di trasformazione interiore. Dalla necessità di ritrovare la mia voce dopo anni in cui sembrava essersi assopita», scrive Palazzolo nella Nota dell’autrice.
Ed è proprio la ricerca della propria voce a rappresentare uno dei nuclei del libro: passare dalla domanda su ciò che si è perduto a quella, forse più importante, su ciò che è ancora possibile ritrovare dentro di sé.
Il 4 ottobre, una data legata al padre
Anche la scelta della data di pubblicazione non è casuale.
Il libro arriva infatti al pubblico il 4 ottobre, giorno di San Francesco e onomastico del padre dell’autrice, al quale il romanzo è dedicato.
Una scelta che lega l’uscita del libro a uno dei temi emotivi centrali della storia: il rapporto con le persone che non ci sono più e il modo in cui la loro presenza continua, in forme diverse, ad accompagnare chi resta.
La memoria diventa così non soltanto uno sguardo verso il passato, ma anche uno strumento per comprendere il presente.
Il ritorno alla Sicilia attraverso la fantasia
Con La vita che avevo dimenticato, Barbara Palazzolo torna dunque alla Sicilia senza limitarsi a raccontarla attraverso il ricordo.
La reinventa.
Crea Donnaromari, intreccia il borgo immaginario con luoghi autentici dell’Isola e costruisce una storia nella quale il paesaggio diventa parte integrante del viaggio interiore della protagonista.
A dieci anni dalla partenza per il Canada, il ritorno letterario nella terra d’origine assume così la forma di un viaggio al contrario: non necessariamente per tornare fisicamente nei luoghi del passato, ma per recuperarne le tracce dentro di sé.
E forse è proprio qui che si trova il significato più profondo del romanzo: ricordare non significa soltanto guardare indietro, ma anche ritrovare la possibilità di scegliere chi essere da questo momento in poi.
Il libro
Titolo: La vita che avevo dimenticato
Sottotitolo: Il coraggio di ricordare chi sei davvero
Autrice: Barbara Palazzolo
Genere: narrativa contemporanea
Lingua: italiano
Data di pubblicazione: 4 ottobre 2026
Formati: Kindle, paperback e hardcover
Disponibilità: Amazon
L’autrice
Barbara Palazzolo è nata a Ragusa ed è cresciuta a Donnalucata. Dal 2016 vive a Toronto, in Canada.
È autrice di Cracca il Codice della Ricchezza, pubblicato anche in edizioni internazionali.
Nel 2025 ha vinto il Premio Letterario Internazionale “Lacrime nel Cuore” con il racconto Il Segreto delle Candele, successivamente pubblicato nell’antologia Tra ragione e mistero.
Con La vita che avevo dimenticato, Palazzolo approda alla narrativa lunga e affida alla storia di Elena un viaggio tra memoria, identità, perdita e possibilità di ritrovare la propria voce.
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