L’estate a Malta porta con sé un aumento delle infezioni respiratorie, ma per il momento non ci sono elementi che facciano pensare a una situazione di emergenza sanitaria. A confermarlo sono le autorità sanitarie maltesi, intervenute dopo la crescente diffusione sui social dei racconti di turisti che affermano di essersi ammalati durante o dopo una […]
In Sicilia questa è stata senza dubbio l’estate più bella del 2026
20 Ago 2026 06:58
La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola
Chiamalo se vuoi elogio della distrazione, tra Etna, Ferragosto e dj dell’anima.
C’è una legge non scritta, valida su tutta l’isola con la forza di una consuetudine giuridica: ogni estate siciliana, appena conclusa, viene immediatamente proclamata la più bella (o la più brutta o la più calda) di sempre con la stessa disinvoltura con cui, l’anno prima, era stata proclamata tale l’estate precedente. Non è smemoratezza, è una forma di pietas verso il presente: il tempo che si vive va sempre onorato come il migliore o il peggiore, perché è l’unico che abbiamo davvero tra le mani, mentre tutto il resto (il prima, il dopo) è già ricordo o già ansia.
E infatti, appena passato Ferragosto, l’isola compie il suo trucco più elegante: fa finta che l’estate finisca, e invece la fa cominciare sul serio.
Agosto è la stagione dell’affollamento, del turista distratto e del siciliano esausto che conta i giorni. Settembre è la resa dei conti, la luce che si fa obliqua e generosa, il mare ancora caldo ma senza più gli sconosciuti dentro. È allora che l’isola, liberata dalla folla, si concede finalmente a chi la ama davvero, proprio come certe persone che diventano se stesse solo quando gli ospiti se ne sono andati.
Persino l’Etna, in questo, sembra avere una sua diplomazia stagionale: fuma quando vuole, tace quando conviene, e c’è chi giura che sappia distinguere un charter turistico da un volo di linea. Non crede nel turismo, ovviamente (un vulcano non crede in niente che non sia se stesso) ma lo tollera con la magnanimità di chi sa di essere, comunque vada, l’attrazione principale. Gli aeroporti, dal canto loro, aprono in estate come si aprono le braccia: con entusiasmo commerciale prima ancora che con generosità, ma il risultato, per chi arriva, è lo stesso un’accoglienza che sembra un abbraccio anche quando è solo un indotto economico ben congegnato.
E qui la psicologia, se vuole essere onesta, deve fare i conti con una domanda scomoda: gli spettacoli, i concerti in piazza, le presentazioni di libri in riva al mare, i dj set, che accendono i giorni e le notti come falò collettivi, sono davvero “armi di distrazione di massa”, come in tanti amano ripetere (con l’aria di chi ha appena scoperto la dialettica)? E se anche lo fossero, che male c’è? L’essere umano non è una macchina progettata per l’efficienza produttiva continua: è un animale che ha bisogno, periodicamente, di dimenticare di essere mortale. E intelligente.
La distrazione non è fuga dalla realtà, è manutenzione dell’anima, lo diceva già Aristotele parlando di catarsi, molto prima che qualcuno inventasse il mojito e il dj set in spiaggia.
Le cene con gli amici, i gelati mangiati camminando senza meta, i libri letti a piedi nudi con la sabbia ancora calda: sono piccoli atti di resistenza contro un tempo che vorrebbe sempre venduto, monetizzato, produttivo. Abbiamo bisogno di dj dell’anima, sì, di qualcuno che sappia mixare la nostalgia con la leggerezza, il ricordo con il presente, senza stonature, perché l’estate, quella vera, non è una stagione dell’anno: è uno stato mentale che si concede il permesso di essere felice senza doverlo giustificare a nessuno.
E allora forse ha ragione l’isola, con la sua ostinazione annuale a dichiarare ogni estate la più bella: perché il tempo che finisce, se lo si è vissuto bene, non lascia un vuoto ma una traccia. E la Sicilia, da sempre, sa che il segreto non è trattenere l’estate, ma imparare a lasciarla andare con gratitudine, già pronta a innamorarsene di nuovo l’anno prossimo. Forse.
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