Sempre meno culle, ma anche meno funerali: come cambia la demografia nel ragusano

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Sempre meno nascite, ma nel 2024 anche una sensibile diminuzione dei decessi. La fotografia demografica della provincia di Ragusa, ricostruita attraverso i dati Istat dal 2020 al 2024, mostra un territorio nel quale il saldo naturale resta costantemente negativo, anche se nell’ultimo anno il divario tra nati e morti si è ridotto.

Nel 2020 in provincia di Ragusa sono nati 2.587 bambini, mentre i decessi sono stati 3.389. Il saldo naturale, vale a dire la differenza tra nascite e morti, è stato quindi negativo per 802 unità. Nel 2021 le nascite sono salite a 2.681, il valore più elevato del quinquennio, ma i morti sono stati 3.421: il saldo si è attestato a meno 740.

La situazione è peggiorata nei due anni successivi. Nel 2022 sono stati registrati 2.633 nati e 3.486 decessi, con una perdita naturale di 853 residenti. Nel 2023 i bambini nati sono scesi a 2.511, mentre i morti sono stati 3.384. Il saldo negativo ha raggiunto quota 873, il dato peggiore del periodo preso in esame.

Nel 2024 si registra invece un parziale miglioramento. Le nascite sono diminuite ancora, fermandosi a 2.441, il livello più basso della serie, ma i decessi sono scesi in maniera più netta, fino a 3.078. Il saldo naturale resta negativo per 637 unità, ma risulta meno pesante rispetto agli anni precedenti.

Nel complesso, tra il 2020 e il 2024, in provincia di Ragusa sono nati 12.853 bambini e sono morte 16.758 persone. In cinque anni il territorio ha quindi perso, per la sola dinamica naturale, 3.905 residenti. Eppure la popolazione della provincia continua a crescere. Secondo i dati provvisori dell’Istat, al 31 dicembre 2025 i residenti hanno raggiunto quota 323.144, quasi duemila in più rispetto all’anno precedente. Un dato che può sembrare in contraddizione con il saldo naturale negativo, ma che trova spiegazione nei flussi migratori, in particolare quelli provenienti dall’estero.

Ragusa rappresenta un caso particolare nel panorama siciliano. Il territorio registra infatti la più elevata incidenza di popolazione straniera dell’Isola e una delle più alte del Mezzogiorno. Secondo il Censimento permanente dell’Istat, circa il 17% dei residenti è di origine straniera, una presenza che contribuisce a sostenere la popolazione e ad attenuare gli effetti della denatalità, anche grazie a un’età media più giovane rispetto alla popolazione italiana. Il saldo migratorio compensa, dunque, questa perdita, ma non cambia il dato strutturale: le nuove generazioni sono sempre meno numerose.

Le nascite sono diminuite del 5,6 per cento rispetto al 2020 e di quasi il 9 per cento rispetto al picco del 2021. Il miglioramento del saldo registrato nel 2024 non è dunque il risultato di una ripresa della natalità, ma della diminuzione dei decessi.

È una distinzione importante. Meno funerali rappresentano certamente un dato positivo, ma non risolvono il problema del ricambio generazionale. Una provincia nella quale ogni anno muoiono centinaia di persone in più rispetto a quelle che nascono è destinata a diventare progressivamente più anziana, con conseguenze sulla scuola, sul mercato del lavoro, sull’assistenza sanitaria e sulla tenuta dei piccoli comuni.

Il saldo naturale, secondo la definizione Istat, è la differenza tra il numero delle nascite e quello dei decessi. A Ragusa questa differenza è rimasta negativa in tutti e cinque gli anni considerati, così come nella grande maggioranza dei territori italiani.

Il 2024 attenua il calo, ma non modifica la tendenza di fondo: le culle continuano a svuotarsi e la demografia ragusana dipende sempre di più dalla capacità del territorio di trattenere i giovani e di attrarre nuovi residenti.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it