Il mare degli Iblei conquista Roma: Ciccio Sultano racconta la sua cucina tra memoria e innovazione

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Da Ragusa Ibla a Roma, il filo che unisce il lavoro di Ciccio Sultano non è soltanto geografico, ma profondamente culturale. Il mare degli Iblei, elemento ricorrente nella sua cucina, diventa il punto di partenza di un linguaggio gastronomico che oggi trova nella Capitale una delle sue più importanti espressioni.

Il progetto romano dello chef due stelle Michelin, Giano, ospitato all’interno del W Rome, non è una semplice estensione della cucina siciliana, ma la traduzione di una visione più ampia: raccontare il Mediterraneo attraverso la Sicilia, e la Sicilia attraverso il mare.

Per Sultano il mare non è soltanto un ingrediente o un paesaggio. È una memoria liquida che attraversa la storia dell’isola, il luogo in cui si sono incontrati popoli, commerci, dominazioni e culture. È da lì che nasce la sua idea di cucina come “antropologia gastronomica”: un modo per leggere la Sicilia non come una cartolina, ma come stratificazione di civiltà.

In questa visione, il mare degli Iblei diventa simbolo e materia. Il pesce, le erbe spontanee della costa, gli agrumi e le spezie mediterranee non sono elementi decorativi, ma strumenti narrativi che costruiscono un’identità precisa: quella di una cucina “citrica”, tesa tra salinità e acidità, tra profondità e leggerezza, proprio come il paesaggio costiero da cui nasce.

Il lavoro di Sultano si inserisce in una filosofia che lo stesso chef definisce “cucina educata”: un approccio che unisce tecnica, memoria e rispetto del contesto, lontano dalle mode e dalle spettacolarizzazioni. A Roma questo pensiero si traduce in una proposta gastronomica che mantiene un legame diretto con Ragusa Ibla, ma si confronta con un pubblico internazionale e con una città storicamente crocevia di culture.

Il cuore di tutto resta però il ristorante Duomo di Ragusa Ibla, due stelle Michelin, dove questa ricerca è nata e continua a evolversi. È lì che il mare degli Iblei trova la sua forma più originaria, prima ancora di diventare interpretazione o racconto.

Il progetto romano non sposta questo baricentro, ma lo amplia. Porta il mare della Sicilia al centro di una capitale europea, trasformandolo in linguaggio condiviso. Un mare che non separa, ma connette.

Ed è forse proprio questa la chiave del percorso di Ciccio Sultano: aver trasformato il mare degli Iblei in una grammatica culinaria capace di parlare a Roma senza perdere l’accento di Ragusa.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it