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Pedaggi autostradali sottratti alle casse del CAS: cinque dipendenti sospesi, indagine per peculato in Sicilia
12 Giu 2026 16:53
Un sistema studiato nei minimi dettagli per sottrarre denaro dalle casse dei caselli autostradali e appropriarsi di parte dei pedaggi versati dagli automobilisti. È lo scenario emerso dall’inchiesta della Procura di Termini Imerese che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sei persone, cinque dipendenti del Consorzio per le Autostrade Siciliane (CAS) e un lavoratore di una ditta privata operante per conto dell’ente.
Le accuse sono pesanti: peculato aggravato e reiterato. Per i cinque esattori tecnici coinvolti è già scattata la sospensione dal servizio, mentre le indagini proseguono per accertare l’effettiva portata di un sistema che potrebbe aver causato danni economici ben superiori a quelli finora contestati.
Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero messo a punto un meccanismo fraudolento che consentiva di trattenere una parte del denaro versato dagli utenti ai caselli autostradali. Il metodo era tanto semplice quanto efficace: dopo aver ricevuto il biglietto e il pagamento in contanti, gli esattori non registravano il transito reale nel sistema informatico, ma inserivano nel ricevitore di pista un ticket precedentemente accantonato, associato a una tratta molto più breve e dal costo irrisorio, spesso pari a soli 90 centesimi.
In questo modo la differenza tra la somma realmente incassata e quella registrata veniva trattenuta dagli operatori senza destare immediatamente sospetti nei sistemi di contabilizzazione.
L’inchiesta nasce da un esposto presentato dallo stesso Consorzio Autostrade Siciliane dopo aver rilevato anomalie significative negli incassi delle barriere autostradali di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Le verifiche interne avevano evidenziato una evidente sproporzione tra il numero dei transiti registrati e gli importi effettivamente versati nelle casse dell’ente.
Per documentare il presunto sistema illecito, la Polizia Stradale ha installato telecamere all’interno dei gabbiotti dei caselli, registrando i comportamenti contestati agli indagati. Le immagini avrebbero permesso di ricostruire numerosi episodi di appropriazione indebita e di verificare ulteriori stratagemmi adottati per aumentare i guadagni.
Tra questi, anche la disattivazione volontaria delle corsie automatiche. In diversi casi gli esattori avrebbero chiuso le piste destinate al pagamento automatizzato attivando il semaforo rosso e abbassando le sbarre, costringendo gli automobilisti a utilizzare le postazioni presidiate e aumentando così il flusso di denaro contante da gestire.
La Procura contesta complessivamente 266 episodi di peculato. A uno degli indagati vengono attribuiti 108 episodi, a un altro 103, mentre gli altri sarebbero coinvolti in 24, 18 e 13 episodi. Le singole somme sottratte oscillavano generalmente tra 7 e 15 euro per ogni transito.
Le indagini hanno accertato che, nell’arco di circa tre mesi monitorati dagli investigatori, ciascun dipendente avrebbe trattenuto somme comprese tra circa 100 e oltre 800 euro. Tuttavia, secondo il presidente del Consorzio Autostrade Siciliane, Filippo Nasca, il fenomeno potrebbe avere dimensioni molto più ampie.
«Dopo il nostro esposto gli incassi delle casse manuali sono aumentati sensibilmente da un mese all’altro. Le verifiche sui flussi di cassa degli anni precedenti sono ancora in corso, ma l’ammanco complessivo supera già il milione di euro», ha dichiarato Nasca.
Il presunto sistema fraudolento non riguarderebbe soltanto il territorio della provincia di Palermo. Fascicoli paralleli risultano infatti aperti anche presso le Procure di Messina e Catania, dove si stanno verificando analoghe anomalie nei pedaggi autostradali e il possibile coinvolgimento di altri dipendenti.
Gli indagati, convocati per l’interrogatorio preventivo, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Saranno ora gli ulteriori accertamenti della magistratura a chiarire l’effettiva estensione del fenomeno e le eventuali responsabilità individuali.
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