Bambini al lavoro invece che a scuola: il dramma sommerso che riguarda anche il Ragusano

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In Italia quasi un minore su 15 tra i 7 e i 15 anni è stato coinvolto in attività lavorative. Un dato che accende i riflettori su una realtà spesso sommersa e che continua a privare migliaia di bambini e adolescenti di diritti fondamentali come l’istruzione, il tempo libero e una crescita serena. A lanciare l’allarme è Save the Children in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, celebrata il 12 giugno.

Secondo la ricerca “Non è un gioco”, realizzata da Save the Children e Fondazione Di Vittorio, il 6,8% dei minori tra i 7 e i 15 anni ha svolto un’attività lavorativa. Una percentuale che sale in maniera significativa tra i ragazzi di 14 e 15 anni, dove un adolescente su cinque ha lavorato nell’ultimo anno.

Il fenomeno assume contorni ancora più preoccupanti quando il lavoro interferisce con il percorso scolastico o avviene in condizioni considerate rischiose. Nella fascia dei 14-15 anni, oltre il 27% degli adolescenti coinvolti ha svolto attività lavorative continuative durante il periodo scolastico, in orari notturni o in contesti percepiti come pericolosi.

Ragusa e la fascia trasformata, un territorio simbolo delle fragilità sociali

La provincia di Ragusa rappresenta uno dei territori più delicati del panorama nazionale. Nella cosiddetta fascia trasformata, l’area agricola che si estende tra Vittoria, Acate e Santa Croce Camerina, si concentrano fenomeni di vulnerabilità sociale legati al lavoro agricolo, alle condizioni abitative precarie e alla marginalizzazione di molte famiglie.

In questo contesto, il rischio di coinvolgimento dei minori in attività lavorative precoci rappresenta una criticità che richiede attenzione costante da parte delle istituzioni e del mondo del terzo settore.

Proprio qui Save the Children porta avanti dal 2022 il progetto “Liberi dall’invisibilità”, realizzato insieme all’associazione I Tetti Colorati Onlus e alla Caritas Diocesana di Ragusa. L’iniziativa è nata per sostenere bambini, adolescenti e famiglie che vivono in condizioni di forte disagio sociale, spesso isolate dai principali servizi educativi e assistenziali.

Dal 2022 alla fine del 2025 il progetto ha raggiunto 665 persone, tra cui 356 minori e 309 adulti, con interventi finalizzati a favorire inclusione sociale, accesso all’istruzione e miglioramento delle condizioni di vita.

I settori dove lavorano i minori

La ricerca evidenzia come i settori maggiormente interessati dal lavoro minorile siano la ristorazione e il commercio al dettaglio. Tuttavia, una quota significativa di adolescenti lavora anche nei campi agricoli e nei cantieri, attività che possono comportare rischi elevati per la salute e la sicurezza.

L’agricoltura, settore trainante dell’economia ragusana, rappresenta uno degli ambiti più monitorati dagli enti impegnati nella tutela dei minori, soprattutto nelle aree caratterizzate da fragilità economiche e sociali.

Emergono inoltre nuove forme di lavoro online che coinvolgono una parte dei ragazzi intervistati, segnale di un fenomeno che evolve e assume caratteristiche sempre più complesse.

Povertà e dispersione scolastica, il legame che preoccupa

Dietro il lavoro minorile si nascondono spesso difficoltà economiche familiari. La ricerca “Domani (Im)possibili” pubblicata nel 2024 mostra come oltre il 43% degli adolescenti tra i 15 e i 16 anni contribuisca in qualche modo alle spese familiari.

Molti ragazzi lavorano per sostenere economicamente la famiglia o per coprire autonomamente le proprie necessità. Una situazione che aumenta il rischio di abbandono scolastico e compromette le opportunità future.

Secondo Save the Children, i minori che iniziano a lavorare troppo presto hanno maggiori probabilità di interrompere gli studi, di accedere in futuro a occupazioni poco qualificate e di entrare nella categoria dei NEET, giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi.

La richiesta: più controlli e sostegno alle famiglie

Per contrastare efficacemente il fenomeno, Save the Children chiede dati aggiornati e strumenti più efficaci per monitorare il lavoro minorile in Italia. L’organizzazione sottolinea inoltre la necessità di rafforzare le politiche di contrasto alla povertà, prevenire la dispersione scolastica e costruire percorsi personalizzati di accompagnamento per i ragazzi più fragili.

Particolare attenzione viene richiesta nei territori più esposti, come alcune aree della provincia di Ragusa, dove il coordinamento tra scuole, servizi sociali, istituzioni e associazioni rappresenta uno strumento fondamentale per individuare precocemente le situazioni di rischio e garantire protezione ai minori.

Fonte: Agi

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