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Forbes lo indica tra i 100 under 30 potenziali leader del futuro: ecco chi è il ragusano Giorgio Spadaro
07 Giu 2026 12:12
E’tra i giovani talenti Under 30 nella classifica dei “magnifici” 100 italiani, che la rivista Forbes individua annualmente. Giovani che hanno già lasciato un segno concreto in quello che hanno fatto e che possono rappresentare un punto fermo per il futuro. Parlare di punto fermo e raccontare Giorgio Spadaro, 28anni, ragusano, cofounder di Safemate è un contrasto in termini. Lui, laureato in Ingegneria gestionale al Politecnico di Torino è uno dei 100. L’impatto sociale, la categoria in cui Forbes colloca il suo agire, racconta l’essenza della sua impresa in movimento. Un concetto semplice: attraverso un app, individuare un percorso cittadino che sia il migliore per la sicurezza percepita. “Non diciamo che se passi da questa strada piuttosto che sceglierne un’altra sei al sicuro, ma che i nostri utenti, in base a determinate caratteristiche urbane prediligono questo percorso e si sentono più al sicuro”, dice Giorgio. E la sicurezza percepita influenza pure le scelte quotidiane in tema di mobilità. Insomma, senza entrare nel dettaglio, l’app di Giorgio che ne è il CEO (a proposito, un must adeguarsi ai termini anglosassoni) è una base implementabile ed interfacciabile.
Un esempio? Una società esterna fornisce a Safemate i dati che riguardano criminalità e microcriminalità, la stessa app può raccogliere segnalazioni dagli utenti, anche a livello urbanistico come scarsa illuminazione o zone isolate, che vengono vagliate e validate. “E’la differenza tra sicurezza percepita e sicurezza reale. Veniamo alla mobilità, progettare una smart city significa anche valutare le scelte di vita, i ritmi del lavoro, l’utilizzo di mezzi pubblici e privati “e la sicurezza percepita influenza anche le nostre scelte quotidiane. Prendo la macchina dopo le 19 per raggiungere un posto perché penso sia il mezzo più sicuro a quell’ora e questo ha un impatto nella mobilità e nel traffico. Se più persone scegliessero i mezzi pubblici anche alla sera, solitamente tra le 18 alle 19 nelle grandi città c’è l’orario di punta per eccellenza, ci sarebbero meno ingorghi e quindi una maggiore sostenibilità. L’impatto delle nostre scelte a livello urbanistico detterà le soluzioni per le cosiddette smart city”.
Quindi Giorgio Spadaro Cofounder e CEO, si occupa di sviluppo del business e del fundraising (raccolta di capitali), della parte amministrativa e legale, e di coordinare prodotto e mercato “Prodotto e marketing devono camminare di pari passo, guidati dalla stessa visione aziendale”. Del marketing si occupa Giulia Tortoioli e del prodotto Benedetto Cosentino. Con il Comune di Ragusa l’app viene sperimentata con l’aggiunta di una funzionalità dedicata agli anziani che ne fanno uso, che li può mettere in contatto con il pronto intervento sociale; ma ci sarebbero decine di altri utilizzi e integrazioni possibili. E lo sviluppo è visione; ci sono già alcuni contatti con aziende che operano proprio in ambito smart city.
Questo è Giorgio versione CEO, e quando lo si indica come un punto fermo per il futuro, ecco il contrasto in termini, la spiegazione:
“Questa startup è stata una scintilla, mi ha fatto capire cosa voglio fare nella vita”.
Già, perché Giorgio, con un bello stipendio e un ruolo manageriale in una azienda al nord, ha deciso di licenziarsi e tornare a Ragusa. Ma non per fare il “bamboccione” ma perché Ragusa è un terreno potenzialmente fertile, e ha tutto quello che serve.
“Siamo un’eccellenza a livello di turismo, cibo, energie rinnovabili, e sono tre settori dove si può fare tantissima innovazione. Voglio stare qui. Continuerò a lavorare sulla mia startup ma voglio potermi anche mettere al servizio di imprese di giovani, di gente che non vede soltanto che io non voglio più l’indeterminato e il posto fisso. A livello generazionale questa concezione sta cambiando molto. Se tu porti valore, se lo fai per una missione più alta il guadagno sarà una conseguenza”.
La sua è una idea di impresa etica, per qualche verso.
“Fare impresa non vuol dire solo fare impresa fine se stessa. Uno dovrebbe fare impresa con un impatto sociale, ambientale. Ma bisogna costruire nuove reti. Vorrei che la città di Ragusa o il territorio nostro non dicessero solo ‘dobbiamo fare ritornare i nostri ragazzi’, ma che si impegnasse ad attrarre talenti, anche non ragusani. Dobbiamo andare oltre il concetto un po’malinconico e retrò di ‘ritornanza’; ci sono un sacco di persone che lavorano in giro per il mondo da remoto, c’è una promiscuità di gente che ad esempio lavora da Bali per l’azienda americana che lavora con cliente indiano. Quindi perché fermarsi all’orizzonte della ‘ritornanza’? La città deve poter costruire il futuro e questo si può fare solo attraverso le imprese perché le istituzioni sono vincolate alla burocrazia che rallenta il processo”.
Startup studio, business angels, implementazione con venture capital, il futuro è visione?
“Il modello startup studio crea nuove piccole imprese che con la formazione giusta e l’intraprendenza e l’esperienza di chi già fa impresa, con inneschi di capitale possono portare valore, servizi e crescere direttamente da qui. Accade ovunque, può accadere anche qui. La filosofia di impresa va trasmessa; Voglio fare questo, voglio che la mia prossima azienda nasca qui. Voglio che ci sia anche qui un acceleratore di impresa e che i ragazzi non si accontentino ma facciano ciò che gli piace”.
Un simpatico sognatore? No. Studio, comprensione, applicazione
“La nostra startup è nata in un incubatore di impresa al Politecnico di Torino, una sorta di ‘super consulente aziendale’ che ci ha insegnato a capire i numeri e guardare le metriche giuste.”.
Insomma, creare un effettivo incubatore di impresa a Ragusa che possa arrivare alla ideazione di un parco progetti aziendale sostenibile?
“Nelle fasi di una startup iniziale, alta per rischio, investono solitamente i business angel . Sono imprenditori, magari ex founder che hanno già tanto capitale e aiutano le startup a partire. Mi piacerebbe che le imprese del nostro territorio, investissero nelle idee dei giovani. Non serve un finanziatore di eventi, ma un gruppo che crei comunità, che poi è il tema principale. Io vorrei creare proprio aggregazione. Tra le persone, che lavorano tra di loro; tra le aziende, unire chi fa impresa ma è piccolo, chi vuole partire per avere qualcosa di suo e magari parlare con un imprenditore dello stesso settore e che ha già una azienda può essere veramente la luce. Solo così possiamo sviluppare il nostro territorio creando la mentalità di nuovi imprenditori”.
Ed è la sua immagine suggestiva finale, che racconta Giorgio in movimento.
“Penso spesso ai muretti a secco di questo territorio, il proprietario terriero che si fa il suo muretto a secco. Bellissimo, lo abbiamo solo noi ma è un simbolo divisorio. Cioè tu hai il tuo terreno non guardare dentro la mia proprietà, non guardare qui. Queste cose vanno cambiate, vanno esorcizzate. Voglio vedere il muretto a secco come un simbolo che unisce, sotto lo stesso cappello, un unico territorio. Sono un simpatico sognatore? E’una utopia? Alla fine, il terreno, il territorio, la città, sono una parte; mi interessano le persone. Il prossimo passo? Oltre ad una impresa, sto anche valutando di costituire una associazione di promozione sociale che possa unire queste realtà come un club del libro, che però metta a disposizione le storie di imprenditori locali e non, che dìa fiducia e concretezza ai giovani che hanno tutte le potenzialità non solo per prendere in mano le aziende già esistenti e e trasformarle. ma anche di crearne di nuove e innovative”.



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