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Dopo Donzelli, beni confiscati restituiti anche a Antonino Minardi
30 Mag 2026 16:10
La seconda sezione penale – misure di prevenzione – della Corte di Appello di Catania ha disposto con ordinanza la restituzione dei beni confiscati (un immobile, due autovetture e tre imprese per un valore di qualche milione di euro) e la revoca della sorveglianza speciale che ne imponeva anche l’obbligo di soggiorno. Si tratta di Antonino Minardi, vittoriese di 52 anni (assistito dagli avvocati Matteo Anzalone e Giuseppe Passarello che hanno rappresentato anche altri due soggetti interessati), assolto dall’associazione mafiosa per l’operazione Plastic free condotta dalla Dda di Catania lo scorso anno ma condannato in quel processo a 5 anni e 6 mesi oltre a 1.500 euro di multa per estorsione, ricettazione e porto d’arma in luogo pubblico.
La Corte ha rilevato che non sussistono presupposti giustificativi alla base del provvedimento di confisca ovvero la “configurabilità oggettiva del reato associativo”; non risulta dimostrata “l’acquisizione dei proventi illeciti alle casse della Stidda” né ingerenze gestionali aziendali. Per le aziende non si era accertato, né nella costituzione né nella acquisizione, che fossero beni strumentali al perseguimento di attività illecite. Insussistente per queste ragioni anche la pericolosità sociale qualificata e sul riconoscimento di una eventuale pericolosità sociale semplice il diritto di difesa sarebbe stato compresso. La Corte ha esaminato nel dettaglio, in 29 pagine di motivazione, le osservazioni del collegio difensivo giungendo alla determinazione della restituzione dei beni confiscati e dell’annullamento della misura di prevenzione personale.
L’ordinanza arriva nello stesso giorno di analogo provvedimento assunto nei confronti di Giovanni Donzelli 78 anni, difeso dall’avvocato Santino Garufi, ordinanza già resa nota dall’Agi. Entrambi i soggetti erano stati coinvolti nella stessa inchiesta, “Plastic Free” condotta dalla Dia di Catania; assolti entrambi per associazione mafiosa (si riteneva fossero collegati con il clan Carbonaro Dominante) erano stati condannati per altri reati. fonte Agi
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