Caucana crolla nell’indifferenza: il PD denuncia l’abbandono del sito archeologico sul mare

Sta scomparendo pezzo dopo pezzo, inghiottita dal mare e dall’inerzia delle istituzioni. Il sito archeologico di Caucana, affacciato sulla costa di Santa Croce Camerina, torna al centro delle polemiche dopo la dura denuncia del Partito Democratico locale: “Crolla nella piena indifferenza”.

Secondo quanto segnalato dal circolo cittadino, un nuovo cedimento avrebbe interessato l’area costiera dove emergono resti archeologici di grande valore, con porzioni di terreno e frammenti che sarebbero finiti direttamente in mare. Una situazione che, denunciano i dem, non è più episodica ma ormai strutturale, aggravata da mareggiate sempre più frequenti e dall’assenza di interventi concreti.

Caucana è uno dei siti più significativi della Sicilia sud-orientale: un antico insediamento che, dalle origini greche fino alle fasi romana e bizantina, si è sviluppato proprio a ridosso del mare. Ed è proprio questa sua posizione a renderlo oggi estremamente fragile. In diversi punti, le strutture affiorano sulla battigia, esposte all’erosione continua che negli anni ha già cancellato interi tratti dell’area archeologica.

Non si tratta di un’emergenza improvvisa. Episodi simili sono stati più volte documentati, soprattutto dopo forti mareggiate, e da tempo archeologi ed esperti chiedono interventi urgenti: opere di contenimento, monitoraggi costanti e un piano serio di tutela del litorale.

Nel mirino del Partito Democratico finiscono la Soprintendenza e l’amministrazione comunale, accusate di immobilismo. “Si continua ad aspettare l’emergenza invece di prevenirla”, si legge nella nota, che sollecita azioni immediate e una strategia di lungo periodo.

La vicenda riporta al centro un tema cruciale: la tutela del patrimonio culturale nelle aree costiere, sempre più esposte agli effetti dell’erosione e dei cambiamenti climatici. A Caucana, però, il tempo sembra essere già scaduto: ogni mareggiata rischia di portare via un altro frammento di storia.

“Il patrimonio culturale non è un optional, è la nostra identità”, conclude la denuncia. Ma intanto, mentre si discute, il mare continua ad avanzare.

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