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Rischio scaffali vuoti: l’allarme dopo il blocco degli autotrasportatori. Merci ferme fino al 18 aprile
15 Apr 2026 09:14
Cinque giorni di stop che rischiano di mettere in ginocchio l’intera Sicilia. È scattato ieri notte lo sciopero degli autotrasportatori siciliani, con un’adesione che, secondo il Comitato trasportatori, sfiora il 90%. Un blocco che interessa tutti i porti commerciali dell’Isola e che potrebbe avere conseguenze pesantissime: scaffali vuoti nei supermercati e aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
Le attività di carico e scarico merci sono ferme fino al 18 aprile. Nei porti siciliani i semirimorchi restano sulle navi, congelando di fatto la distribuzione verso la grande distribuzione organizzata. “I supermercati hanno un’autonomia di tre-quattro giorni, poi il rischio è concreto: scaffali vuoti”, avverte Salvatore Bella, che non esclude un prolungamento della protesta “a oltranza” in assenza di risposte.
La mobilitazione, sottolineano gli autotrasportatori, è autonoma rispetto a quella nazionale promossa da Unitras. “In Sicilia tutto è più difficile e più caro”, ribadiscono, evidenziando criticità specifiche legate all’insularità.
Tra le principali cause della protesta c’è il peso crescente della tassa ambientale europea, il sistema EU ETS, che secondo la categoria ha fatto lievitare i costi di trasporto marittimo. “Paghiamo circa 400 euro in più a viaggio da due anni”, denunciano, accusando gli armatori di aver scaricato i costi direttamente sui biglietti delle navi.
A incidere ulteriormente è il caro carburante, storicamente più elevato sull’Isola rispetto al resto del Paese, e il mancato arrivo dei fondi del cosiddetto Marebonus, attesi già da fine 2025. “Parliamo di aumenti fino a 600 euro a tratta tra biglietti e rincari recenti”, spiega Bella.
Duro anche l’intervento del segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, che parla di “ennesima tegola sull’economia siciliana” e chiama in causa il governo nazionale e regionale. “Servono interventi immediati”, afferma, rivolgendosi al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e al presidente della Regione Renato Schifani.
Tra i nodi irrisolti vengono indicati l’utilizzo dei fondi ETS, i ritardi nei pagamenti del Marebonus, i costi per l’attraversamento dello Stretto e le presunte anomalie nei prezzi del diesel.
Nel tentativo di evitare un impatto devastante sull’economia isolana, Schifani ha convocato un vertice urgente con il Comitato trasportatori. Un incontro che si è svolto ieri, mentre dal Ministero delle Infrastrutture si apre alla possibilità di un confronto nei prossimi giorni.
Gli autotrasportatori, intanto, restano fermi sulle loro posizioni: nessun blocco stradale, ma stop totale al ritiro dei rimorchi nei porti. “Siamo privati, non un servizio pubblico: a queste condizioni non conviene lavorare”, ribadiscono.
La posta in gioco è altissima. Senza un accordo rapido, la Sicilia rischia non solo una crisi logistica, ma un vero e proprio shock economico con effetti diretti su cittadini, imprese e filiere produttive.
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