Violenza nelle scuole: il ricordo di Gianna Nobile

Chiara Mocchi come Gianna Nobile. L’accoltellamento della docente di francese in una scuola in provincia di Bergamo fa tornare con il ricordo alla tragedia di 13 anni fa a Vittoria. Due casi diversi, in quanto il caso di Chiara Mocchi riguarda un giovane di appena 13 anni, mentre per Gianna Nobile il responsabile era un bidello adulto. Ma certamente i due casi sono accomunati da un unico fattore: la violenza nelle scuole.

Il caso Gianna Nobile

Il 19 giugno 2013, nella scuola Francesco Pappalardo, un bidello, Salvatore Lo Presti, sparò cinque colpi di pistola contro la professoressa Gianna Nobile, 53 anni, docente di religione. I colpi non lasciarono scampo a Gianna Nobile. L’uomo arrestato venne condannato a 19 anni e sei mesi di reclusione. Nel 2019 è uscito dal carcere. Le gravi patologie cardiache da cui era affetto non erano più compatibili con il regime carcerario. Venne ammesso ai domiciliari. La famiglia di Gianna, il marito Domenico Di Stefano, la sorella, l’avvocato Patrizia Nobile, e il cognato Giovanni Burrafato, anch’egli avvocato, protestarono. Gianna Nobile continua ancora oggi ad essere presente nella scuola che lei amava. A lei è stato intitolato l’auditorium della scuola. Nella città si organizzarono alcuni momenti a lei dedicati. La vicenda destò tredici anni fa particolare scalpore. Il bidello non era un uomo qualunque. I suoi atteggiamenti sopra le righe, le minacce che talvolta rivolgeva, le sue attenzioni per la docente, erano stati più volte segnalati, anche dalla stessa Nobile. Molti si chiesero perché quell’uomo continuava a rimanere in quella scuola. Mancavano pochi giorni al suo pensionamento quando entrò a scuola con la pistola, andò a cercare Gianna Nobile che si trovava negli uffici di segreteria e in corridoio esplose cinque colpi, letali. In quel momento gli studenti della terza classe sostenevano gli esami. Lo Presti venne subito arrestato. La vicenda giudiziaria, la condanna e tutto il resto non hanno mai chiuso del tutto una vicenda che rimane carica di interrogativo. Ancora oggi, dopo 13 anni.

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