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“Santi”: a Modica la mostra che restituisce umanità al sacro
22 Mar 2026 12:41
di Michele Barbagallo – Un tempo sospeso in cui il silenzio ha avuto il peso delle immagini e lo sguardo si è fatto più lento, quasi necessario. È in questa dimensione che si è aperta ieri sera a Modica “SANTI – icone per un tempo profano”, la mostra di Ilde Barone che ha richiamato un pubblico numeroso e attento, raccolto negli spazi espositivi di Corso Umberto I.
Non una semplice inaugurazione, ma un attraversamento. Le figure che abitano le opere – da Sant’Agata a San Francesco, da Santa Lucia a San Giorgio – non si impongono come icone distanti, ma si avvicinano, si incrinano, respirano. Perdono l’aura dell’intoccabile per restituirsi come presenze profondamente umane, attraversate da dubbi, fragilità, scelte.
Il sacro, qui, non discende dall’alto: emerge. Affiora nei dettagli essenziali, nei volti spogliati di ogni retorica, nella tensione silenziosa tra materia e significato. Come ha sottolineato la critica d’arte Mariateresa Zagone, presente all’inaugurazione, è proprio nell’esperienza umana che il sacro trova oggi un nuovo spazio, fatto di relazione e consapevolezza.
La mostra si muove come un organismo vivo. Alla pittura si intreccia il suono, grazie al progetto di Marco Cascone, che accompagna ogni opera con una propria dimensione musicale. Non una semplice colonna sonora, ma una trama sensibile che si modifica con il passo del visitatore, trasformando lo spazio in un paesaggio percettivo in continuo mutamento.
E poi l’immagine in movimento, con il documentario *Vasa Vasa* di Alessia Scarso, che introduce la memoria collettiva e il rito popolare, creando un ponte tra interiorità e tradizione, tra gesto individuale e comunità.
In un tempo che consuma immagini senza trattenerle, “SANTI – icone per un tempo profano” compie un gesto opposto: sottrae, essenzializza, invita a restare. Le opere non chiedono devozione, ma presenza. Non impongono risposte, ma aprono domande.
E forse è proprio qui il loro senso più profondo: ricordarci che il sacro, oggi, può ancora esistere. Ma solo se siamo disposti a riconoscerlo dentro la nostra stessa umanità.
La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 26 aprile, ogni venerdì, sabato e domenica dalle 18:00, o su appuntamento.
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