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“Votate si e ci togliamo di mezzo la magistratura”. Bufera sulle parole del capo di gabinetto del Ministero Giustizia in tv
10 Mar 2026 15:14
In un clima di crescente tensione politica, il dibattito sul Referendum Giustizia 2026 ha raggiunto il suo apice proprio in queste ore. Con l’avvicinarsi della consultazione prevista per domenica 22 e lunedì 23 marzo, lo scontro tra governo e magistratura, ma anche all’interno delle stesse istituzioni, si è fatto incandescente.
Ecco i punti chiave di quanto accaduto nelle ultime 24 ore e i dettagli per il voto.
Bufera al Ministero: il caso Bartolozzi
L’attenzione mediatica del 9 marzo è stata dominata dalle dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Durante un intervento televisivo, Bartolozzi ha utilizzato toni durissimi, definendo la magistratura un “plotone d’esecuzione” in riferimento all’impatto dei procedimenti penali sulla vita delle persone. E’ quanto ha detto durante la trasmissione “Punto di vista” in onda su Telecolor, condotta da Luca Ciliberti.
Le reazioni non si sono fatte attendere:
- Le opposizioni: PD e AVS hanno chiesto a gran voce le dimissioni, definendo le parole “inaccettabili” per chi ricopre un ruolo istituzionale così delicato.
- L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM): Ha espresso profondo sconcerto, richiamando alla necessità di abbassare i toni e rispettare l’autonomia delle toghe.
- Il Ministro Nordio: Pur dichiarandosi “dispiaciuto” per le parole usate, ha cercato di gettare acqua sul fuoco, assicurando che la sua collaboratrice si scuserà e precisando che il riferimento era limitato a una “piccola parte di giudici politicizzati”.
La discesa in campo di Giorgia Meloni
Parallelamente alle polemiche, la premier Giorgia Meloni ha intensificato la campagna per il Sì. In un video postato sui social il 9 marzo, la Presidente del Consiglio ha difeso la riforma, definendola necessaria per “modernizzare il Paese” e garantire una “giustizia più giusta”. Meloni ha ribadito che il voto non è un test sulla tenuta del governo, cercando di evitare la personalizzazione della sfida, pur sottolineando che una vittoria del No sarebbe un’occasione persa per l’Italia.
Guida al voto: date, orari e quorum
Il referendum del 22 e 23 marzo è di tipo confermativo (costituzionale). Questo significa che:
- Non c’è quorum: La consultazione è valida indipendentemente dal numero di elettori che si recheranno alle urne. Vincerà l’opzione che otterrà anche un solo voto in più.
- Le date: I seggi saranno aperti domenica dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì dalle 7:00 alle 15:00.
- L’oggetto: Gli elettori dovranno decidere se confermare la legge costituzionale che introduce, tra le altre cose, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la creazione di due distinti CSM.
Il fronte del No e i sondaggi
Le opposizioni (PD, M5S, AVS) e i sindacati come la CGIL sono mobilitati per il No, sostenendo che la riforma rischi di sottomettere la magistratura al potere politico. Le ultime simulazioni di YouTrend per Sky TG24 indicano uno scenario incerto: il No appare in leggero vantaggio (circa il 53%) in caso di bassa affluenza, mentre con una partecipazione elevata si profila un testa a testa serratissimo.
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