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Il grande gioco del potere: con la Dc in crisi che cosa farà Ignazio Abbate? Le manovre segrete ed il possibile duello
15 Nov 2025 18:36
La politica siciliana, specie quando attraversata da scosse giudiziarie e terremoti interni, rivela sempre gli stessi due assi portanti: la memoria lunga e l’istinto di sopravvivenza. Non fanno eccezione gli attori della politica locale, in questo caso modicana. E’ infatti fra questi due estremi che oggi si colloca la figura dell’on. Ignazio Abbate, protagonista degli ultimi dieci anni della politica a Modica dapprima, ed in provincia successivamente, ma al tempo stesso uno dei personaggi più discussi, polarizzanti e complessi del panorama politico ibleo.
Abbate non è un neofita. È un uomo cresciuto politicamente tra le fila del partito comunista passando anche dall’Udc per finire poi, alle ultime elezioni regionali, a candidarsi con la versione post-2000 di Totò Cuffaro, dopo che, trascorsi gli anni del declino giudiziario l’ex presidente della regione, tentava una nuova scalata al potere con la formazione di un movimento moderato. Abbate viene quindi eletto nella “Nuova Dc”, simbolo di quella rinascita che Cuffaro, da abile tessitore, aveva progettato.
Con la sua lunga esperienza ed il suo rinomato spirito di sopravvivenza misto alla grande ambizione, si è impegnato per non far mancare mai la sua fedeltà al nuovo leader, Cuffaro, forse addirittura, il suo primo leader, essendo stato sempre un battitore libero soprattutto negli anni di sindacatura a Modica. Nei corridoi dell’Assemblea, si raccontano aneddoti interessanti. Pare infatti che a seguito della ormai leggendaria lite tra Cuffaro e Sammartino per la nomina di un fedelissimo dell’ex presidente sulla quale Sammartino si stava mettendo di traverso, l’On. Abbate abbia detto «se non me lo dici tu Totò, con Sammartino io non ci parlo nemmeno. E’ inutile che chiama.», frase che rende bene l’idea della devozione politica, se non addirittura personale, che Abbate ha mostrato verso Cuffaro. Fedeltà peraltro anche finalizzata ad incassare quel famigerato posto da assessore regionale di cui Abbate non ha fatto mai mistero di meritare e di essere in corsa per ottenerlo a breve. Ipotesi ormai, manco a dirlo, definitivamente tramontata.
Oggi però sappiamo tutti che la situazione è radicalmente diversa. Le indagini sugli appalti e le richieste di arresti domiciliari per l’ex presidente della Regione rischiano di tranciare la vita politica del partito. Un colpo che molti, nel centrodestra, ritengono “quasi mortale”. Se le misure cautelari, poi, dovessero essere confermate, la Nuova Dc potrebbe non rialzarsi più. Nei giorni scorsi Abbate , assieme ad altri esponenti del partito, ha espresso piena fiducia nella magistratura ma anche ribadito i valori della Dc e nella necessità di proseguire con trasparenza il lavoro compiuto sino ad oggi. Una dichiarazione impeccabile, nella forma, persino doverosa. Abbate ha ribadito l’unità e la coesione del gruppo parlamentare evidenziando come l’attenzione sia tutta rivolta sul presente. Ma chi conosce le dinamiche interne dei partiti sa bene che in politica nulla è come appare. E spesso, come ammoniva Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”. Dietro quelle parole circola infatti un’altra verità, molto più pragmatica: i deputati della Dc , Abbate compreso, si stanno già guardando attorno, come è giusto e naturale peraltro che sia, per garantirsi un futuro politico lontano dal rischio di essere trascinati a fondo insieme al leader. Fonti qualificate confermano un fermento sotterraneo. Alcuni deputati pare stiano trattando con la Lega, attratti dalla prospettiva di un approdo immediato e di una struttura nazionale in grado di assorbire il contraccolpo della crisi cuffariana.
Per Abbate, invece, la rotta sembra diversa. Più defilata, ma molto più articolata: l’approdo a Forza Italia. Secondo ricostruzioni ormai corpose, le interlocuzioni con gli azzurri, sarebbero a uno stadio avanzato. Non più un semplice “pour parler”, ma una vera trattativa politica con ottime probabilità di riuscita. Pare addirittura che proprio durante la riunione che i parlamentari della Dc hanno avuto con il Presidente della Regione, Schifani, servita per ribadire la lealtà del gruppo Dc all’esecutivo regionale, si siano avviate le prime concrete trattative per il passaggio in Forza Italia proprio di Abbate e di qualche altro suo collega. Un passaggio che è destinato a ridisegnare gli equilibri nel centrodestra ibleo e aprirebbe scenari sino ad oggi non ipotizzati.
Da mesi, la candidatura di Cassì in Forza Italia alle prossime competizioni regionali, è considerata praticamente imbattibile, un percorso quasi naturale verso un nuovo traguardo politico. “Vincere a mani basse”, dicevano i più. L’eventuale ingresso di Abbate in Forza Italia, tuttavia, complicherebbe lo scenario. Non è detto che Abbate possa replicare i voti del passato, le vicende politiche di Modica, la posizione nella Dc e l’onda d’urto delle inchieste pesano enormemente, ma il suo radicamento e la sua capacità di penetrazione elettorale restano indiscutibili. Sarebbe una sfida vera. Una partita in cui nessuno potrebbe più permettersi passi falsi. E soprattutto permetterebbe a Forza Italia di “fare la parte del leone”, come ormai desidera apertamente, mostrando di essere la forza trainante del centrodestra in provincia di Ragusa. Senza dimenticare un altro elemento non trascurabile: l’On. Nino Minardo. Il Presidente della commissione Difesa della Camera, non vedrebbe di buon occhio la candidatura regionale di Cassì, e l’eventuale corsa di Ignazio Abbate sarebbe, per lui, una sorta di “ male minore”. Tutto convergerebbe quindi verso un duello interno a Forza Italia con pezzi da novanta: Cassì contro Abbate, entrambi forti, entrambi vulnerabili, entrambi rappresentativi di mondi diversi. Come si comprende il quadro è fluido, complesso, imprevedibile.
Una cosa appare quindi certa: Abbate non intende farsi travolgere dalla crisi della Dc. Come ogni politico navigato, si sta muovendo per garantirsi uno spazio futuro, anche a costo di rompere con il passato e di tornare a cambiare casacca. Se lo sbocco sarà Forza Italia, e se la competizione con Cassì si aprirà davvero, la provincia di Ragusa diventerà il principale laboratorio politico del centrodestra siciliano per i prossimi mesi. E lì, tra ambizioni, ferite e strategie, si deciderà chi, tra i due, ha ancora la forza, e il consenso, per guidare la prossima stagione del centro destra ibleo. Al netto ormai della Dc di Cuffaro.
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