LA CORSA DEI LEVRIERI

Confesso che mi piace seguire le vicende e le cronache della politica, inutile dire, quindi che la campagna elettorale è il momento più appassionante, quello di cui non puoi perdere neanche un momento.

Debbo confessare ancora che sono attratto da tutto quello che precede una campagna, soprattutto per quanto riguarda le discussioni, le lotte, le rivalità per le candidature all’interno di ciascun partito, maggiormente interessanti per i meccanismi della attuale legge elettorale che non affidano alla scelta dell’elettore, bensì del partito, la sorte dei vari aspiranti candidati.

Mi sento comunque in colpa perché avverto che in me, ma riscontro la stessa cosa discutendo con amici e politici addetti ai lavori, c’è il piacere di sentire il rumore virtuale dello scontro verbale fra i vari contendenti, il piacere di percepire gli odori della polvere sollevata dalla dura contrapposizione, del sangue sgorgato dalle ferite provocate da taglienti parole.

In colpa perché mi vedo come spettatore di quei combattimenti fra galli o cani che si svolgono in ambienti sotterranei, nascosti agli sguardi indiscreti della legge, debolmente illuminati e pervasi da una coltre di fumo denso in cui nuota una moltitudine di sfaccendati, scommettitori e personaggi equivoci che ruotano attorno all’evento illegale.

Ma debbo rifuggire con la mente da questi atroci spettacoli perché non c’è nulla di illegale in una campagna elettorale, momento apicale della massima espressione di democrazia, fra il pubblico non ci sono personaggi equivoci, sfaccendati, scommettitori, ma cittadini onesti che anelano alla libertà e al benessere sociale attraverso lo strumento del voto, gli ambienti non sono fumosi ma sono le piazze dove, tradizionalmente si dispiegano le bandiere a sostegno di questo o di quel partito o candidato, tutto è alla luce del sole, la legge  le istituzioni non controllano di nascosto ma, piuttosto, si adoperano perché tutto vada per il meglio in questa festa della democrazia e del popolo.

Anche la figura dei galli e dei cani, rappresentazione dei contendenti, non si attaglia, se non per le doti fisiche, selezionate, di alto livello, che ne fanno campioni della specialità, unico elemento che li accomuna, idealmente, ai competitori di una campagna elettorale.

Ma trattiamo, pur sempre di animali, politici, per cui non mi viene difficile trovare un accostamento, in tema di competizione con le corse dei cani. Se prima era lecito restare interdetti per l’irriverenza dell’accostamento, ancorchè riferibile solo alle qualità superiori dei contendenti che si distinguevano dalla massa delle rispettive razze, impossibile non considerare esaltante il parallelo con i levrieri.

Il levrieri, spessissimo adottati come aristocratici cani da compagnia, per la loro innata eleganza, di forme e di comportamento, sono naturalmente ed essenzialmente versati per la caccia oltre ad essere utilizzati come razza elettiva per le corse, date le loro caratteristiche che ne fanno uno degli animali più agili e veloci della terra.

E se vai a guardare le foto di esemplari di razza non puoi non stabilire un parallelo con il politico: elegante, calmo, tranquillo, a suo agio in ambienti raffinati e maestosi come lo sono le sontuose aule e i saloni parlamentari. Uno sguardo fiero, ma sempre attento a quello che accade attorno, uso a stanare anche la preda più impensabile, il levriero con la velocità, il politico con la promessa di tempi migliori e di posti sicuri (per tutta la collettività). Ma quello che li accomuna è il portamento fiero, la schiena diritta, la corporatura agile e scattante che consente loro veloci mutamenti di direzione e repentini ritorni appena il padrone chiama.

Tu li guardi e noti subito le differenze rispetto ai rispettivi simili: è come guardare l’utilitaria della moglie accanto alla versione per i rally. In un caso sempre cani sono, ma che differenza !

Nell’altro caso sembrano uomini, ma i più sono comuni mortali, soggetti a tasse, pignoramenti, digiuni di convenienza, cassa integrazione e prestiti fiduciari per tirare a campare, gli altri sono esseri immortali, sulla breccia anche da vent’anni e più, risolutori taumaturgici delle situazioni più difficili: strade, superstrade, autostrade, porti, aeroporti, industrie, campi coltivati, uffici e officine, tutto si plasma e si trasforma appena loro decidono di pensare.

Ma guardatelo il levriero appena accelera il suo passo felpato e sinuoso: lo spettacolo della potenza che si sprigiona, la vitalità, la dinamicità, quella corsa che somiglia a un volo radente, leggera, sfuggente, eterea, evanescente.

E il politico non  da meno: agile con il corpo come con la parola, sfuggente, veloce, oggi da noi, domani a Palermo, giovedì a Roma e poi una fermata a Catania prima di tornare a casa. Anche lui diafano, immateriale, impalpabile, quasi spirituale, quando lo cerchi non lo trovi mai, quando ne hai piena l’anima ti cerca lui perché c’è una nuova elezione. E come riesce a stanarti lui dalla tana… ma lui è il levriero.

 

Principe di Chitinnon

 

 

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