Al Giovanni Paolo II di Ragusa il cuore si ripara senza chirurgia: ecco la tecnica che cambia tutto

Immaginate una porta che, col tempo, smette di chiudersi bene. Ogni volta che provate a spingerla, rimane uno spiraglio aperto, lasciando passare aria e polvere. Qualcosa di simile accade nel cuore quando la valvola mitrale perde la sua tenuta: invece di chiudersi ermeticamente tra un battito e l’altro, lascia che il sangue torni indietro, affaticando il cuore e riducendo la capacità del paziente di respirare e compiere sforzi. Si chiama insufficienza mitralica ed è una delle patologie valvolari più diffuse nei paesi occidentali.Fino a qualche anno fa, l’unica via per correggere il problema era la cardiochirurgia: un intervento a cuore aperto, con circolazione extracorporea, che per molti pazienti – soprattutto anziani e con altre patologie – era più un rischio che una soluzione. Ma oggi la tecnologia offre una seconda strada: la riparazione percutanea con tecnica “edge-to-edge”, una procedura mini-invasiva che, anziché aprire il torace, accede al cuore attraverso una piccola puntura nell’inguine.

Un passo avanti per la cardiologia ragusana

Il protagonista di questa innovazione è stato un paziente di 78 anni, ricoverato al Giovanni Paolo II di Ragusa,troppo fragile per affrontare un intervento tradizionale, ma che grazie a questa tecnica ha potuto ricevere la cura necessaria senza i rischi di un’operazione a cuore aperto. L’équipe di Antonino Nicosia, Direttore dell’U.O.C. Unità Coronarica-Cardiologia-Emodinamica, dopo una lunga formazione e numerose procedure eseguite in un centro di eccellenza, finalemte è ora in grado di offrire questa terapia direttamente sul territorio ibleo. Una notizia che se da un lato ci fa ben sperare sulla crescita dell’offerta in provincia dall’altro ci avrebbe fatto piacere scriverne già qualche anno indietro piuttosto che dover ricorrere almeno al più vicino centro d’eccellenza che rimane Catania, ma meglio tardi che mai.

Come funziona la tecnica “edge-to-edge”

Questa procedura rivoluzionaria si basa su un’idea tanto semplice quanto efficace: unire i lembi della valvola mitrale con una micro-protesi che riduce l’area di rigurgito, migliorando la funzione valvolare senza la necessità di sostituirla. Pensatela come una piccola “graffetta” che aiuta la porta del cuore a chiudersi meglio. Il tutto avviene attraverso un catetere, un tubicino sottilissimo che, guidato con precisione millimetrica, raggiunge la valvola mitrale senza bisogno di incisioni toraciche. L’operazione dura poche ore e i benefici per il paziente sono immediati: meno affanno, più energia, una qualità della vita nettamente migliorata. Ma la vera grande notizia è che un intervento di questo tipo, fino a poco tempo fa eseguibile solo in ospedali con cardiochirurgia, è stato realizzato per la prima volta anche a Ragusa, presso l’ospedale Giovanni Paolo II. Complimenti a tutto lo staff medico compreso il reparto di Anestesia e Rianimazione.

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