LE RAGIONI DI RENZI…

Le primarie sono oramai alle nostre spalle, ma il “fenomeno Renzi” non può essere archiviato come se non fosse esistito secondo il vecchio proverbio “passata la festa gabbato lo santo”, il 40% del popolo del Centrosinistra lo ha votato e sostenuto: qualcosa deve pur significare …

Pure chi come me ha convintamente scelto di sostenere Bersani alle primarie (e forse a maggior ragione chi ha fatto questa scelta) non può e non deve sottrarsi alla riflessione sulle ragioni interpretate da Renzi.

Se Bersani ha parlato alla testa del popolo del centrosinistra non c’è dubbio che Renzi ha parlato alla pancia di questo popolo e benché ha utilizzato argomenti poco “congrui” con la competizione cui ha partecipato, non c’è dubbio che siano stati argomenti molti profondamente percepiti e mi riferisco soprattutto alle due parole d’ordine principali: il rinnovamento radicale della classe dirigente del PD e il rinnovamento del bagaglio culturale del partito che permetta di dare risposte nuove ai problemi posti dalle mutate condizioni sociali.

Cominciamo da quest’ultimo: martedì sera a Ballarò sono rimasto turbato dalla risposta con cui il sottosegretario Polillo ha ribattuto a Landini che le aziende tedesche vanno meglio di quelle italiane perché “ in Germania la gente lavora” … (non che consideri Polillo unopinion maker, parliamo della stessa persona che alcuni mesi fa sponsorizzava Berlusconi quale candidato alla presidenza della Repubblica); il tono quasi liberatorio con cui Polillo ha sbottato è abbastanza indicativo della convinzione profonda che lo alimenta, convinzione (ahimè) condivisa da ampi settori dell’opinione pubblica e sostenuta da episodi come quello che sta creando in questi giorni il caos nei trasporti della Campania in cui i macchinisti delle ferrovie Cumana e Circumvesuviana senza indire nessuno sciopero di fatto bloccano i trasporti mettendosi tutti contemporaneamente in malattia.

A scanso di equivoci ribadisco che la difesa dei diritti del lavoro è non solo sacrosanta, ma costituzionalmente necessitata, e bene ha finora fatto la CGIL ad alzare una barriera protettiva contro l’insidia continua dello smantellamento dei diritti del lavoro, ma la difesa di tali diritti non può prescindere dall’elaborazione e dalla ricerca di una nuova “etica del lavoro” e dall’innesto di criteri meritocratici finora ignorati dal sindacato.

Questo è necessario e urgente soprattutto nel settore pubblico: dove ancora oggi assistiamo a tavoli negoziali in cui si “ottiene” la distribuzione in parti uguali della quota variabile del salario, quello che si chiama “incentivo”. Un atteggiamento di ottuso arroccamento egualitario che appiattisce tutti, e mortificando il merito di fatto crea le condizioni per la clamorosa inefficienza della Pubblica Amministrazione e di conseguenza costituisce l’alibi per falcidiarla in nome della necessità dei risparmi.

Per quanto riguarda poi l’istanza di un forte ricambio generazionale l’esigenza è intensamente sentita da più parti e alimentata da atteggiamenti che appaiono auto-conservativi della attuale classe dirigente del PD che viene sempre più percepita coma ormai priva di stimoli: per esempio due mesi fa in occasione delle ultime elezioni regionali dove era tutto il gota del nostro partito? A parte i 3 appuntamenti di Bersani (Catania-Enna-Palermo) si è visto ben poco, e mentre Grillo (un uomo solo al comando) in 15 giorni percorreva in lungo e in largo l’isola con i risultati che tutti conosciamo, una classe dirigente nazionale “numerosa” come quella del PD di fatto ha lasciato soli noi Siciliani. Non so se sia stato per timore di affrontare la piazza o semplicemente per indolenza, ma in ogni caso appare una classe dirigente che necessita di un radicale ricambio.

Bersani che fin qui ha dimostrato doti di grande equilibrio e di buonsenso non potrà non tenere conto di queste istanze che prima scorrevano carsiche e che con la sfida delle primarie sono venute in superficie (cosa che costituisce sicuramente il principale merito di Renzi).

Se il PD riuscirà a conciliare le ragioni diverse ma complementari rappresentate dai due contendenti alle primarie, non solo capitalizzerà quella parte di voto di scontenti dei moderati che trova in Renzi un interlocutore, ma riuscirà a ricondurre al voto significative fette di astensionismo aprendosi la strada al governo del Paese.

 

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