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“QUANDO LA MASSA HA FAME SI MUOVE”
23 Ott 2012 01:17
Profonda rabbia, vergogna e senso di gelida, ma dolorosa impossibilità ad agire e a non poter rianimare quella Sicilia, ormai martoriata tra il profumo intenso di limoni , tra i templi maestosi di una cultura secolare; non poter fermare quelle parole pesanti e barbare come quelle del candidato Miccichè, ahimè, siciliano che ha dichiarato come fosse “ un problema personale” candidare chi ha un passato con la giustizia non limpido.
In realtà, in quasi tutte le liste, di qualsiasi colore politico, si scorgerebbero, dall’inchiesta di report del 21 ottobre, pecore nere, tutt’altro che smarrite e nei come: falso ideologico, peculato, corruzione, rapporti con la mafia, abuso d’ufficio…
Mentre il siciliano medio ha altri problemi personali che lo preoccupano, la fame, il futuro incerto per i propri figli, i nostri politici continuano a “fare orecchie da mercanti” e non fare propria una ovvietà: i cittadini esigono una politica Onesta.
Giri di promesse, parole ipnotiche per il bene di una Sicilia al collasso, per stabilizzare la massa di precari e non avere il denaro per farlo,quando in fine ultimo invece sembrerebbe semmai lo scambio di voti e la messa in atto del “do ut des ” ovvero il dare per ricevere alias promettere per comprare voti.
Idee confuse sui tagli alla politica, nonostante dalle piazze si fosse decantato altro, e la solita frase fatta “non è competenza del Presidente” o vaghezze varie.
Nel particolare Crocetta ha dichiarato alla domanda “dimezzerebbe gli stipendi dei parlamentari” che sarebbe pronto a portarli ai livelli di quelli europei, mentre è netto il suo “no” in riferimento ai tagli ai partiti, mentre Musumeci dichiara “ non dipende da me”, ma ne potrebbe dare l’input e Miccichè che “ i programmi di un presidente della regione prescindono dai costi della politica”.
Ma più la situazione economica precipita più la valanga- politica precipita e sono solo due le ipotesi possibili: o si sfracella e ricompatta subitamente, ricreandosi da se stessa, o diviene fanghiglia stagnante. E più la gente avrà bisogno di un lavoro, di un tozzo di pane, più sarà disposta a vendere la propria dignità per il bene dei propri figli, più avrà bisogno del politico: più l’Italia non cambia. E vendersi in questi termini potrebbe essere letto o come omertà o come disperazione a cui è difficile dare un giudizio in casi di estrema miseria.
Ma ciò che si sottovaluterebbe è la pazienza dei cittadini e ciò che ha testimoniato, durante l’inchiesta, una siciliana indignata: “la massa ha fame; e quando la massa ha fame si muove”. Dovrebbe essere questo il problema personale dei politici: preoccuparsi di non alimentare rabbia mista a disperazione, la quale si manifestrebbe in rivolte, ma piuttosto fare, agire, concretizzare, essere onesti!
La storia insegna che in momenti di crisi economica, dalle proteste si può capitolare improvvisamente, in rivolte, flusso incandescente di negazioni, di marginalità, di sfogo allo sconforto o in estremismi irrefrenabili e pericolosi. Basti pensare alla vicina Grecia, la cui storia contemporanea e formazione però non ha nulla a che vedere con la nostra. E così presa coscienza della minaccia di sollevazioni, non rimane che blindare le forze di repressione, nonostante non ci siano fondi o non ci sia sufficiente benzina nelle volanti delle forze dell’ordine.
Ma perché rivolta e non rivoluzioni?
Non è il tempo dei capovolgimenti radicali, delle rotture con il passato, perché le rivoluzioni si poggiano su solide ideologie, che oggi sembrerebbero sopite; perché comportano una organizzazione efficiente, coesa e di ampio raggio. E si sfati l’erronea convinzione che la rivoluzione venga prettamente dal basso, poiché si tratterebbe semmai di un fronte comune dove il popolo risulterebbe pilotato per lo più dall’alto, mentre la rivolta rappresenterebbe molto più l’istinto o la mano del popolo che si agita per fame.
L’età contemporanea è il luogo della protesta ,degli indignati, che però se non fermata da una Politica candida, si potrebbe trasformare in rivolta, in Grecia.
È così difficile essere candidati candidi o prendere a cuore i “ problemi personali” della gente comune e incensurata?
Intanto i politici ingrassano e i Siciliani muoiono di fame. “Fiorito insegna”…
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