Un marchio d’area in agricoltura. Idea inappropriata secondo Scicli Bene in Comune

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Macchè marchio e marchio. Il coordinatore cittadini del movimento Scicli Bene in Comune, Leandro Nigro, è lapidario. Non vede in questa idea la strada di un rilancio dell’agricoltura in una terra che è stata la “patria” dell’oro verde e che oggi sta soffrendo l’analoga crisi che riscontrano altre parti della fascia trasformata iblea che và da Acate a Ispica. “Niente di più inappropriato, a nostro avviso, nei riguardi delle azioni che può intraprendere un’amministrazione comunale in simili contesti” – afferma Nigro con vasta esperienza in agricoltura.

Nei giorni scorsi l’idea del marchio d’area era stata lanciata a seguito di un incontro che l’Amministrazione Marino aveva avuto con una rappresentanza di produttori ed agronomi, con il presidente del mercato ortofrutticolo di Vittoria, Giuseppe Zarba e con Giuseppe Garaffo di Zero Comunicazione Integrata.

“Il comparto agricolo siciliano non necessita di un ulteriore marchio, in uno scenario dove le peculiarità qualitative dei prodotti coltivati nel nostro agro, non si discostano minimamente e anzi sono sovrapponibili a quelle di tutta l’area della cosiddetta fascia trasformata – osserva il coordinatore di SBIC – oggi vediamo presenti sul mercato una serie di marchi privati offerti principalmente dalla GDO e di marchi comunitari come le DOP e le IGP; un ulteriore marchio non troverebbe spazi di collocamento e non riceverebbe adeguati riscontri dai consumatori. L’esperienza di Scicli Mare-Barocco, o di altri comuni vicini come Terre di Montalbano di Santa Croce Camerina dovrebbero insegnare qualcosa in merito. In Val di Non anche chi ha 200 piante di mele è inserito in meccanismi che lo rendono una cellula di un unico organismo, noi potremmo guardare a questo e altri esempi per sviluppare il nostro territorio”.

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