IL PCL VERSO LE REGIONALI CON UNA LISTA AUTONOMA

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) si presenta alle elezioni regionali in Sicilia con una lista autonoma proponendo come candidato alla presidenza il messinese Giacomo Di Leo che abbiamo intervistato.

Con quale programma si presenta il PCL alle prossime elezioni regionali?
«Ci presentiamo alle elezioni con un programma teso a costruire un ponte tra obiettivi immediati e prospettiva generale di cambiamento rivoluzionario – afferma – la difesa del reddito e del livello di vita passa da una battaglia, oltre che per forti aumenti salariali nei luoghi di lavoro, anche per l’istituzione di un salario minimo intercategoriale per i disoccupati e i precari ( pari a circa 1500 euro); a ciò si aggiunga che la difesa del posto di lavoro si sta rendendo quasi impossibile nel sistema vigente della dittatura del profitto, per cui è necessario lanciare nei momenti di grande conflitto sociale o di licenziamenti, come questo che attraversiamo, le parole d’ordine della nazionalizzazione delle fabbriche, dell’annullamento del debito pubblico e dell’esproprio delle banche usuraie sotto il controllo dei lavoratori». L’abbattimento dei prezzi dei generi di prima necessità (benzina, gasolio, alimentari) richiede l’esproprio della industria petrolifera e della grande filiera alimentare, senza indennizzo per i grandi azionisti e sotto controllo dei lavoratori e dei consumatori. L’accesso al credito agevolato per tanti lavoratori autonomi richiede l’unificazione del credito in un’unica banca pubblica sotto controllo sociale. La cancellazione del lavoro precario passa attraverso l’eliminazione del pacchetto Treu, della legge 30, e di tutte le leggi peggiorative degli ultimi governi confindustriali, compreso le norme Monti Fornero, tutte misure sostenute ed approvate dai vari governi di centrosinistra e centrodestra. La smilitarizzazione della Sicilia, comprese le antenne inquinanti da guerra MUOS, in fase di installazione a Niscemi, richiede l’uscita dalla Nato, senza se e senza ma».

Vi presentate autonomamente alle elezioni: avete mai pensato a una coalizione con altre realtà politiche?
«La nostra lista autonoma dai partiti di centrodestra e centrosinistra (collegati ai poteri forti), che hanno devastato la nostra regione, è costituita oltre che da militanti del Pcl, anche da candidati indipendenti provenienti da comitati popolari contro il carovita, da comitati antifascisti (come ad. es. quello nisseno) da realtà di lotta che si battono contro il MUOS, contro il PONTE, dai comitati No Debito (ad es. quello di Ragusa) ,dai comitati No Frane, da singoli lavoratori, precari, disoccupati (espressioni di realtà di lavoro e di lotta). Una lista, quindi aperta alle realtà sociali e non alle segreterie di partito».

La regione Sicilia è sull’orlo del collasso finanziario: quali sono le vostre proposte per il risanamento? 
«Proponiamo un piano di risanamento economico di segno operaio e popolare che implica nuovo lavoro in servizi e opere sociali e che richiede una patrimoniale progressiva sulle grandi ricchezze, oltre che la drastica riduzione degli stipendi e delle pensioni d’oro dei dirigenti e di tutte le consulenze inutili e clientelari. Investimenti sociali provenienti anche dallo spostamento di ingenti risorse militari, che hanno visto la Sicilia al centro degli interessi strategici imperialistici.
Inoltre, la liberazione dai debiti di tanti lavoratori e piccoli produttori richiede la nazionalizzazione delle banche con la contestuale cancellazione dei debiti contratti con esse dai ceti popolari». 

Il vostro slogan è “potere a chi lavora”. Ma la gente ne ha coscienza o in fondo preferisce essere governata da uno stato borghese? 
«I nostri interlocutori sociali di riferimento proletari di fabbrica, salariati in genere, piccoli commercianti ed artigiani impoveriti, pastori emarginati, precari, ”il popolo delle partite Iva”, disoccupati, pescatori, piccoli proprietari agricoli, immigrati, donne prendono o prenderanno consapevolezza nei momenti di forte tensione sociale, e se ci sarà una proposta di direzione politica alternativa, per un nuovo stato e nuova economia, che abbatta la dittatura del profitto, in caso contrario sarà una sconfitta storica per il cambiamento sociale».

 

 

 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it