Malgrado si diffonda sempre più largamente la disaffezione alla politica e alle istituzioni, siamo in tanti a credere nel valore non negoziabile della sovranità popolare, del decentramento e della partecipazione. Reputiamo quindi sempre più centrale e urgente la riforma della legge elettorale, perchè quella attuale (non a caso definita “porcata” perfino da chi l’ha presentata!) crea un divario fra elettori ed eletti, non più responsabili davanti ai cittadini, ma davanti ai segretari di partito che li hanno nominati. Da questo discende lo scollamento rispetto ai problemi reali, l’inerzia nel procedere alle riforme, la sottovalutazione del problema dell’integrità morale. Ma tutto ciò genera disaffezione, indignazione e, male gravissimo, antipolitica, astensionismo e, quindi, rischi per la democrazia.
1) È necessario innanzitutto restituire ai cittadini la facoltà di scegliere i propri rappresentanti, tramite il voto di preferenza. Perchè non se ne riduca il valore è però altrettanto necessaria una partecipazione ampia alla vita dei partiti politici. È dal basso, dalle opinioni degli attivisti, da congressi di partito veri, che devono scaturire le candidature, scelte in ambito locale. Sarà inevitabilmente indicato chi ha già svolto ruoli nelle amministrazioni locali, chi sa aggregare intorno a idee e proposte che trovino riscontro nelle esigenze più vive del tessuto sociale ed economico, chi si è messo in luce per le sue capacità. I candidati così scelti avranno già percorso una sorta di cursus honorum che potrà garantire l’esperienza politica e amministrativa necessaria per operare in Paralmento in sintonia con la realtà vissuta quotidianamente dai cittadini.
2) Devono essere abolite le candidature multiple che consentono a un leader di candidarsi in tutte le circoscrizioni, riservandosi di optare per l’una o per l’altra successivamente alle elezioni, il che si configura come un inganno per gli elettori.
3) L’indicazione del premier deve essere votata dagli elettori, perchè accanto a un Parlamento reso più forte e autorevole dalla presenza di deputati e senatori veramente eletti dal popolo e davanti al popolo responsabili del loro operato per essere rieletti, deve esserci un esecutivo altrettanto autorevole perchè legittimato dall’avallo popolare e non soggetto a facili giochi di palazzo. Avviene già per i sindaci, i presidenti di province e regioni ed è un buon sistema. Anche se la Costituzione non lo contempla, si può istaurare una prassi politica che, in quanto amplia gli spazi di democrazia, non è in contrasto con lo spirito della Carta.
4) Occorrono il premio di maggioranza e lo sbarramento, il 5% potrebbe essere la giusta soglia. Questi due aspetti rispondono allo stesso criterio di governabilità e stabilità. Non è democratico che un governo, come è tante volte avvenuto, si regga su pochi voti di fiducia e sia sotto ricatto proprio per quei pochi voti. E non è democratico che l’ago della bilancia possa essere chi rappresenta percentuali sparute dell’elettorato. Anche questi sono sistemi già in atto nelle consultazioni elettorali comunali.
5) Una riforma costituzionale sul ridimensionamento del numero dei parlamentari e sul superamento del perfetto bicameralismo renderebbe più snelli i lavori d’aula, più spedito l’iter legislativo e conferirebbe maggiore efficienza al sistema, a parte la riduzione dei costi, argomento di non scarsa importanza. Notiamo come da anni per le leggi che richiedono di essere varate in tempi brevi, cosa frequentissima in momenti convulsi come quelli che stiamo vivendo, i vari governi ricorrono quasi sistematicamente al voto di fiducia, svuotando nei fatti il ruolo del Parlamento. L’obiettivo primario è, quindi, rendere ben funzionanti le istituzioni rappresentative, vero cuore di ogni democrazia, sottraendole alle accuse di inerzia e lentezza, che diventano facilmente causa di discredito per il sistema democratico (erano proprio le argomentazioni dei nazionalisti dei primi del ‘900!).
Nessuna legge elettorale, però, può garantire buoni risultati se non c’è da parte di noi cittadini una rinnovata consapevolezza del diritto-dovere della partecipazione attiva alla vita della “polis”. Solo la Democrazia potrà salvare questa democrazia ammalata.
Laura Vitale
componente dell’ Osservatorio Provinciale Interpartitico per le Pari Opportunità in rappresentanza dell’Associazione Territorio.