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La Diocesi di Ragusa indice l’Anno speciale dedicato a San Giuseppe
31 Gen 2021 16:22
Con una lettera indirizzata a tutta la comunità diocesana, l’amministratore apostolico, monsignor Sebastiano Roberto Asta, ha indetto uno speciale Anno dedicato a San Giuseppe, aderendo all’invito del Santo Padre Francesco a perpetuare l’affidamento di tutta la Chiesa al potentissimo patrocinio del Custode di Gesù, in occasione dei 150 anni del Decreto Quemadmodum Deus, con il quale l’8 dicembre 1870 Pio IX dichiarò San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica.
Monsignor Asta, dopo essersi consultato con il Collegio dei Consultori e i Vicari foranei, ha così ritenuto opportuno accogliere l’invito del Santo Padre a vivere questo speciale Anno dedicato a San Giuseppe e a proporre alla Comunità diocesana di attivarsi per rendere spiritualmente fruttuoso questo periodo, anche invocando l’intercessione del Patrono della Chiesa perché il Signore ci dia al più presto un nuovo pastore.
Nella lettera, monsignor Asta individua sei impegni che propone come obiettivi pastorali a tutta la Comunità diocesana: riflettere sulla paternità di Dio, approfondendo la preghiera del Padre Nostro; conoscere la Lettera Apostolica Patris Corde di Papa Francesco e il Magistero dei Papi su San Giuseppe; considerare i vari aspetti della santità di Giuseppe: paternità, tenerezza, giustizia, obbedienza, accoglienza, coraggio creativo, cura e responsabilità, amore casto, valore e dignità del lavoro; promuovere opere di misericordia spirituali e corporali in onore di San Giuseppe; valorizzare la devozione a San Giuseppe, patrono della Chiesa universale; far conoscere la figura di San Giuseppe, attraverso le molteplici forme d’arte che a lui si sono ispirate.
A corredo della Lettera Apostolica Patris Corde il Santo Padre ha anche promulgato un decreto per concedere il dono di speciali indulgenze in occasione dell’Anno di San Giuseppe a tutti i fedeli e monsignor Asta coglie l’occasione per ricordare come l’Indulgenza plenaria venga concessa «alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) ai fedeli che, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, parteciperanno all’Anno di San Giuseppe» e come il decreto della Penitenzieria apostolica e la concessione dell’indulgenza plenaria assumano un particolare significato in un anno ancora caratterizzato dalla pandemia.
Monsignor Asta nella sua lettera fa anche riferimento alla beata Madre Candida dell’Eucaristia e alla beata Maria Schininà che «hanno avuto un rapporto tenero e confidente con Giuseppe, “padre amoroso”». La beata Maria Candida dell’Eucaristia, nei suoi scritti autobiografici, si rivolge al Santo chiamandolo «direttore e maestro della sua anima» ed esprime il proposito di affidarsi a lui nel suo cammino di fede. La beata Maria Schininà riconosceva in San Giuseppe il padre della Provvidenza, attento ai bisogni materiali e spirituali della sua nascente comunità religiosa e lo invocava con parole che esprimono totale fiducia e affidamento: «San Giuseppe, pensaci tu!».
Un passaggio importante è dedicato anche «alla devozione del nostro popolo a San Giuseppe» che «nel corso dei secoli si è manifestata nella dedicazione di luoghi di culto, venerazione di immagini sacre e di tele raffiguranti il Santo. Ancora oggi – ricorda l’amministratore apostolico – la venerazione verso lo sposo di Maria ed il padre putativo di Gesù è molto sentita nelle nostre comunità. Si esprime con la recita di preghiere tradizionali, con il canto della novena, con la realizzazione delle cosiddette “cene” o “tavolate”, per raccogliere i doni dei devoti e farne oggetto di carità verso i bisognosi, degli altari votivi con pane di diversa forma e altre cibarie».
La lettera viene diffusa, e non è un caso, nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giovanni Bosco. «Siamo chiamati – conclude monsignor Sebastiano Roberto Asta – a metterci sotto la protezione di San Giuseppe per farlo entrare nella nostra vita. San Giovanni Bosco ripeteva ai suoi giovani: “Desidero che voi tutti vi mettiate sotto la protezione di San Giuseppe: se voi lo pregherete di cuore esso vi otterrà qualunque grazia, sia spirituale, sia temporale, della quale possiate aver bisogno”. Auspico che quest’anno a lui dedicato sia l’occasione per riavvicinarci alla sua eccelsa figura, attraverso la pratica delle sue virtù».
A seguire la lettera di monsignor Sebastiano Roberto Asta.
Alla Comunità diocesana
Carissimi,
l’8 dicembre 2020 Papa Francesco ha pubblicato la Lettera Apostolica Patris Corde (Con cuore di Padre), che è stata scritta per ricordare i 150 anni del Decreto Quemadmodum Deus, con il quale l’8 dicembre 1870 Pio IX dichiarò San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica.
Il desiderio di Papa Francesco è quello di condividere alcune riflessioni personali sulla straordinaria figura di San Giuseppe, “tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi”, per far crescere l’amore verso di lui e spingere a imitare le sue virtù e a implorare la sua intercessione per la personale conversione.
In questo momento di attesa della nomina del nuovo Vescovo di Ragusa, dopo essermi consultato con il Collegio dei Consultori e i Vicari foranei, ho ritenuto opportuno accogliere l’invito del Santo Padre a vivere questo speciale Anno dedicato a San Giuseppe e proporre alla Comunità diocesana di attivarsi per rendere spiritualmente fruttuoso questo periodo, anche invocando l’intercessione del Patrono della Chiesa perché il Signore ci dia al più presto un nuovo pastore.
Desidero presentarvi una sintesi degli spunti offerti dal Santo Padre nella sua Lettera Apostolica, perché siano motivo di riflessione personale e comunitaria e dare delle indicazioni per vivere con frutto l’Anno di San Giuseppe, che terminerà l’8 dicembre 2021, anche alla luce del Decreto della Penitenzieria Apostolica, che stabilisce le condizioni per ottenere l’indulgenza plenaria durante questo tempo.
Papa Francesco evidenzia che la pandemia da covid-19 ci ha fatto comprendere l’importanza delle persone comuni, quelle che non fanno notizia, che realizzano la loro vocazione in silenzio e con costanza, che ogni giorno esercitano pazienza e corresponsabilità ed infondono speranza. San Giuseppe è uno di questi. Egli è "l'uomo che passa inosservato, l'uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta". Eppure, il suo è "un protagonismo senza pari nella storia della salvezza". Egli ha vissuto profondamente e concretamente la sua paternità facendo della sua vita un'oblazione di sé “nell'amore posto a servizio del Messia”. Per questo suo ruolo egli "è sempre stato molto amato dal popolo cristiano". In lui, "Gesù ha visto la tenerezza di Dio", quella che "ci fa accogliere la nostra debolezza", perché "è attraverso e nonostante la nostra debolezza" che Dio realizza la sua volontà e il suo progetto. "Solo la tenerezza ci salverà dall'opera dell’Accusatore”, colui che dicendoci la verità ci condanna. Solo incontrando la misericordia di Dio, soprattutto nel Sacramento della Riconciliazione, possiamo fare "un'esperienza di verità e tenerezza", perché "Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene e ci perdona".
Giuseppe è anche padre nell'obbedienza a Dio: con la sua risposta immediata e generosa all’annuncio dell’angelo supera il suo dramma e salva Maria. Con la sua obbedienza senza esitazioni, Giuseppe insegna a suo Figlio a "fare la volontà del Padre". Egli ha ricevuto da Dio la chiamata a servire la persona e la missione di Gesù, cooperando al grande mistero della Redenzione.
La lettera apostolica evidenzia, poi, la capacità di Giuseppe di accogliere con coraggio e protagonismo la vita così com’è, facendo spazio anche a quella parte contraddittoria, inaspettata, deludente. Il giusto Giuseppe depone la rabbia e la delusione e con fortezza abbraccia ciò che non ha scelto eppure esiste. La fede ci fa credere che “tutto concorre al bene per quelli che amano Dio” (Rm 8,28), per questo San Giuseppe “affronta ad occhi aperti quello che gli sta capitando, assumendosene in prima persona la responsabilità”. Dall’accoglienza di Giuseppe, scrive il Papa, impariamo ad accogliere gli altri, senza esclusione, così come sono, riservando attenzione ai più deboli.
Nonostante la prepotenza e la violenza dei dominatori di questo mondo, Dio trova il modo di realizzare il suo progetto di salvezza, fidandosi del coraggio creativo di Giuseppe. Egli sa “trasformare un problema in un’opportunità”, avendo sempre fiducia nell’aiuto della divina Provvidenza. Egli ha sempre protetto con tutte le sue forze Gesù e Maria, prendendosene cura e custodendoli come il tesoro più prezioso che aveva ricevuto. Anche oggi il Custode della Santa Famiglia di Nazaret, proteggendo la Chiesa, continua a proteggere il Bambino e sua madre. “Da Giuseppe dobbiamo imparare la medesima cura e responsabilità: amare il Bambino e sua madre”. Amando la Chiesa, i Sacramenti, la carità, i poveri anche noi continuiamo ad amare il Bambino e sua madre.
Da Giuseppe, onesto lavoratore, “Gesù ha imparato il valore, la dignità e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro”. Il lavoro è partecipazione all’opera della creazione e della salvezza, sviluppo delle proprie potenzialità e qualità per metterle al servizio della società e della comunione, occasione per realizzare sé stessi e per assicurare il giusto sostentamento alla propria famiglia. La dignità umana viene affermata quando ci si impegna affinché tutti e ciascuno abbiano la possibilità di un degno sostentamento. “La crisi del nostro tempo, che è crisi economica, sociale, culturale e spirituale, può rappresentare per tutti un appello a riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro per dare origine a una nuova “normalità”, in cui nessuno sia escluso”.
Papa Francesco, concludendo la sua Lettera apostolica, afferma, che “Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell'altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione”. “Ogni vera vocazione alla paternità nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità". "La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli – sottolinea ancora il Pontefice – spalanca sempre spazi all'inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l'aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso inutile, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita".
Il Papa definisce San Giuseppe "padre amato" dal popolo di Dio, che ha visto in lui il Custode del Redentore, il protettore della Chiesa, il sostegno delle famiglie, il padre dei poveri, il conforto dei sofferenti, il patrono dei moribondi, il terrore dei demoni. Anche le beate che veneriamo nella nostra Chiesa diocesana hanno avuto un rapporto tenero e confidente con Giuseppe, “padre amoroso”. La beata Maria Candida dell’Eucaristia, nei suoi scritti autobiografici, si rivolge al Santo chiamandolo “direttore e maestro della sua anima” ed esprime il proposito di affidarsi a lui nel suo cammino di fede. La beata Maria Schininà riconosceva in San Giuseppe il padre della Provvidenza, attento ai bisogni materiali e spirituali della sua nascente comunità religiosa e lo invocava con parole che esprimono totale fiducia e affidamento: “San Giuseppe, pensaci tu!”.
La devozione del nostro popolo a San Giuseppe nel corso dei secoli si è manifestata nella dedicazione di luoghi di culto, venerazione di immagini sacre e di tele raffiguranti il Santo. Ancora oggi la venerazione verso lo sposo di Maria ed il padre putativo di Gesù è molto sentita nelle nostre comunità. Si esprime con la recita di preghiere tradizionali, con il canto della novena, con la realizzazione delle cosiddette “cene” o “tavolate”, per raccogliere i doni dei devoti e farne oggetto di carità verso i bisognosi, degli altari votivi con pane di diversa forma e altre cibarie.
Anche la nostra Comunità diocesana desidera aderire all’invito del Santo Padre Francesco a perpetuare l’affidamento di tutta la Chiesa al potentissimo patrocinio del Custode di Gesù, celebrando uno speciale Anno di San Giuseppe, nel quale “ogni fedele sul suo esempio possa rafforzare quotidianamente la propria vita di fede nel pieno compimento della volontà di Dio”.
Tutti i fedeli avranno così la possibilità di impegnarsi, con preghiere e buone opere, per ottenere, con l’aiuto di San Giuseppe, conforto e sollievo dalle gravi tribolazioni umane e sociali che oggi attanagliano il mondo contemporaneo.
A corredo della Lettera Apostolica Patris Corde il Santo Padre ha anche promulgato un decreto per concedere il dono di speciali indulgenze in occasione dell’Anno di San Giuseppe a tutti i fedeli.
Nell’attuale contesto di emergenza sanitaria, il dono dell’indulgenza plenaria", invocando il patrocinio di San Giuseppe, è particolarmente esteso agli anziani, ai malati, agli agonizzanti e a tutti quelli che per legittimi motivi siano impossibilitati ad uscire di casa, i quali con l’animo distaccato da qualsiasi peccato e con l’intenzione di adempiere, non appena possibile, le tre solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene, reciteranno un atto di pietà in onore di San Giuseppe, conforto dei malati e Patrono della buona morte, offrendo con fiducia a Dio i dolori e i disagi della propria vita".
L'Indulgenza plenaria viene concessa "alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) ai fedeli che, con l'animo distaccato da qualsiasi peccato, parteciperanno all'Anno di San Giuseppe".
Il Decreto della Penitenzieria Apostolica concede l'Indulgenza plenaria:
1) a quanti mediteranno per almeno 30 minuti la preghiera del Padre Nostro, oppure prenderanno parte a un ritiro spirituale di almeno una giornata che preveda una meditazione su San Giuseppe;
2) a coloro i quali, sull'esempio di San Giuseppe, compiranno un'opera di misericordia corporale o spirituale;
3) a coloro che reciteranno il Santo Rosario nelle famiglie e tra fidanzati;
4) a chiunque affiderà quotidianamente la propria attività alla protezione di San Giuseppe e ogni fedele che invocherà con preghiere l'intercessione dell'artigiano di Nazareth, affinché chi è in cerca di lavoro possa trovare un'occupazione e il lavoro di tutti sia più dignitoso;
5) ai fedeli che reciteranno le Litanie a San Giuseppe, oppure qualche altra preghiera a San Giuseppe a favore della Chiesa perseguitata ad intra e ad extra e per il sollievo di tutti i cristiani che patiscono ogni forma di persecuzione;
6) ai fedeli che reciteranno qualsivoglia orazione legittimamente approvata o atto di pietà in onore di San Giuseppe, per esempio “A te, o Beato Giuseppe”, specialmente nelle ricorrenze del 19 marzo e del 1° maggio, nella Festa della Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, il 19 di ogni mese e ogni mercoledì, giorno dedicato alla memoria del Santo secondo la tradizione latina.
Durante questo Anno di San Giuseppe, come Comunità diocesana, ci impegneremo a raggiungere i seguenti l’obiettivi pastorali:
1. riflettere sulla paternità di Dio, approfondendo la preghiera del Padre Nostro;
2. conoscere la Lettera Apostolica Patris Corde di Papa Francesco e il Magistero dei Papi su San Giuseppe;
3. considerare i vari aspetti della santità di Giuseppe: paternità, tenerezza, giustizia, obbedienza, accoglienza, coraggio creativo, cura e responsabilità, amore casto, valore e dignità del lavoro;
4. promuovere opere di misericordia spirituali e corporali in onore di San Giuseppe;
5. valorizzare la devozione a San Giuseppe, patrono della Chiesa universale;
6. far conoscere la figura di San Giuseppe, attraverso le molteplici forme d’arte che a lui si sono ispirate.
Siamo chiamati a metterci sotto la protezione di San Giuseppe per farlo entrare nella nostra vita. San Giovanni Bosco ripeteva ai suoi giovani: “Desidero che voi tutti vi mettiate sotto la protezione di San Giuseppe: se voi lo pregherete di cuore esso vi otterrà qualunque grazia, sia spirituale, sia temporale, della quale possiate aver bisogno”.
Auspico che quest’anno a lui dedicato sia l’occasione per riavvicinarci alla sua eccelsa figura, attraverso la pratica delle sue virtù.
Ragusa, 31 gennaio 2021
Prot. n. 31/21
Sac. Sebastiano Roberto Asta
Amministratore Apostolico
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