MODICA. LA SPESA COMUNALE PER LA NETTEZZA URBANA

Gentile sindaco, durante l’esame del bilancio di previsione 2016, la sera del 13 febbraio di quest’anno, le formulai alcuni quesiti sui costi del servizio di nettezza urbana. Le chiesi quale fosse l’introito accertato della tari, quali somme avesse effettivamente incassato nel 2016 e come le avesse ripartite tra la ditta incaricata del servizio e la discarica. Rispose invitandomi a una formale interrogazione e sono qui, oggi, umile soldatino, a fare il mio dovere. Non ho mancato, com’è mio costume, di compiere qualche approfondimento, in modo da aiutarla, in qualche modo, a rispondermi. La solidarietà è una costante del mio carattere.

 

Se non le è d’impaccio comincerei dall’accertato tari. Lei (gli uffici, ovviamente) ha accertato  una entrata pari a 10.174.090,92 euro. Per esser chiara verso i cittadini, lei ha imposto un tributo il cui gettito complessivo è calcolato in poco più di 10 milioni di euro. A fronte di tale somma ha impegnato, per l’intero servizio annuale, 8.849.641,49 euro. Un primo quesito, dunque, è questo: se la spesa effettiva ammonta a 10 milioni, perché ne ha impegnati un milione e 200 mila in meno? Già questa sola differenza costituisce una violazione di legge: una o più di una. Lei è obbligata a gravare i cittadini di un importo pari al costo effettivo del servizio. Se supera tale limite, la differenza deve restituirla ai cittadini. Se, diversamente, il milione e 200.000 euro non fosse dovuto e non fosse nemmeno esigibile, dovrebbe cancellarlo e spiegare a tutti perché ha ritenuto di doverlo imporre. Se lasciamo le cose come stanno, si potrebbe intendere che la somma non l’incasserà mai e che l’abbia appostata per accrescere le entrate fittizie a pro di futuri debiti fuori bilancio e per vantare avanzi inesistenti.

 

Agli atti risulta che l’amministrazione ha incassato, rispetto ai 10 milioni accertati, 4.569.066,87 euro. E’ una somma, prendiamone atto, già entrata nelle casse comunali e vincolata al pagamento del servizio. Ho potuto, però, constatare, dallo stesso bilancio 2016, che lei ha pagato solo 3.020.422,97 euro. E siccome residuano parecchi debiti verso il personale, la ditta Puccia e l’ente che gestisce la discarica, debbo chiederle: dove è finito (4.569.066,87 – 3.020.422,97 = 1.549.643,90) il milione e mezzo di euro che fa la differenza tra l’incassato e lo speso?

La risposta è che lo abbia impiegato per coprire parte dei debiti di nettezza urbana degli anni passati. Intuisco, da dati in mio possesso, che parte del milione e mezzo, esattamente 723.051,94, è stata impiegata in tal senso. Se ha fatto ciò, ovviamente, ha ulteriormente violato la legge, poiché ha distratto fondi vincolati dell’esercizio 2016. Ma non è solo una violazione formale che intendo evidenziare, ma un modo di amministrare caotico e fondato su sistematica improntezza. La legge prevede che la tari si gravi sui cittadini nella misura esatta del costo del servizio. Se il costo, dunque, è 100 nel 2014, 100 nel 2015 e 100 nel 2016, lei deve far pagare ai cittadini 100 euro all’anno. Le è vietato chiedere un centesimo in più. In contrasto con tale principio, tuttavia, lei ha gravato i cittadini di somme maggiori e, in più, non ha pagato l’intero importo del servizio agli incaricati. Naturalmente, se con parte della tari 2016 paga debiti del passato, va da sé che l’amministrazione non potrà esaurire il pagamento della Nettezza Urbana 2016.

Esaminiamo, ora, un altro aspetto che discende dall’ultima constatazione.

Se sommiamo i tre milioni spesi nel 2016, per pagare parte del servizio di pulizia urbana, ai 723 mila euro erogati per pagare parte dei residui passivi, troviamo: 3.020.422,97 + 723.151,94 = 3.743.474,91 euro.

Significa che l’amministrazione nel 2016 ha speso, per nettezza urbana, poco più di 3 milioni e 700 mila euro. Se questa somma la sottraiamo all’incasso totale di 4.569.066,87, troviamo un residuo di (4.569.066,87 – 3.743.474,91) 825.591,96 euro. Significa che a fine anno, permanendo il vincolo di destinazione della somma riscossa a titolo di tari, dovrebbero residuare poco più di 825 mila euro. Considerato, però, che il Comune ha solo debiti e che della somma riscossa come tari non residua nulla, le debbo chiedere: come ha impiegato tale differenza, visto che non è servita a pagare gli operai, né a pagare un benché minimo acconto sugli oneri di discarica?

Questa somma dice, in buona sostanza, che lei non solo non ha pagato puntualmente gli operai della ditta Puccia; non solo ha assunto impegni che non ha mantenuto verso di essi; ma ha anche preso soldi che la città ha pagato per la Nettezza Urbana e li ha spesi per altre finalità. E con un triplice danno, perché:

1°. non ha pagato gli operatori ecologici a cui quei fondi erano destinati per la legge;

2°. ha violato la norma che sancisce l’obbligo di destinazione delle somme riscosse a titolo di tari;

3°. per compensare i fondi distratti, dovrà attingere al Fondo di solidarietà comunale, come ha promesso per iscritto, facendo venir meno parte dei fondi destinati agli stipendi dei comunali, della SpM, della Multiservizi, delle Cooperative e al pagamento delle imprese che hanno svolto lavori per il Comune. Le ricordo che solo per oneri di discarica l’amministrazione è impegnata, con la Sicula Trasporti s.r.l. di Catania, a erogare un milione e quattrocentomila euro entro l’8 marzo, ed altri 600.000 euro per rate scadute e non pagate tra gennaio e febbraio 2017.

Si discuta al primo Consiglio comunale.

 

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