Sicilia. Crocetta:”Impostorium”

 La scena: “apprendo da qualche giornale che addirittura la
mia richiesta di dimissioni dell’assessore Pistorio, sarebbe una mia mossa
finalizzata a ostacolare la candidatura di Piero Grasso.
Voglio essere chiaro, già 5 anni fa quando si profilava la candidatura di
Grasso io dissi a Piero che ero disponibile fin da allora a ritirare la mia,
per sostenere la sua.
Fu Grasso 5 anni fa  a declinare l’invito dicendo “avete già Crocetta”. Con
estrema chiarezza dico che se il candidato dovesse essere Grasso, sarò il suo
primo e leale sostenitore poichè una presidenza Grasso, sarebbe in linea con la
mia visione politica.
Con queste parole voglio sgomberare l’idea che, dietro la richiesta di
dimissioni dell’assessore Pistorio, ci sia un mio progetto politico. Dietro
quella richiesta di dimissioni c’è soltanto la legittima richiesta di un
presidente che non può più fidarsi di un collaboratore, che ha una visione
culturale e politica antitetica a quella del presidente su questioni che
attengono la difesa di diritti inviolabili delle minoranze.
Diventerei incomprensibile al mondo se non lo avessi fatto. In questa
valutazione non metto alcuna carica di risentimento o di odio nei confronti
dell’assessore di Pistorio. La cultura dell’odio non mi appartiene.
Da quelle intercettazioni viene fuori una rappresentazione di me che non
corrisponde alla realtà poiché, per quel che mi riguarda, ho sempre custodito
gelosamente la mia vita privata. In nessun caso, i lunghi anni di
amministrazione pubblica, sono stati influenzati dalle mie scelte di vita
privata.
Ciò che mi ha offeso è che un mio delegato potesse pensare persino che una
scelta pubblica del presidente, potesse essere influenzata da motivazioni
effimere quanto inesistenti. Tutto ciò, ovviamente, compromette il rapporto di
collaborazione. Mi sono chiesto in questi giorni come avremmo potuto io e
Giovanni Pistorio continuare a collaborare, ritrovarci in giunta, col pensiero
che la persona pensasse di me quelle cose. Ma non solo di me, ma che avesse
quell’idea della vita e quei pregiudizi su quelle minoranze per le quali mi
sono battuto e continuo a battermi.
Nulla di personale e nulla di politico. La politica ci potrebbe entrare solo
se una coalizione democratica e progressista potesse avere al suo interno
posizioni culturali oscurantiste, non compatibili con una politica
progressista.
Ovviamente l’assessore non si riconoscerà  in questo ritratto, me ne rendo
conto, ma purtroppo quel ritratto viene fuori da conversazioni che dovevano
essere private e purtroppo sono diventate pubbliche.
Andiamo alla vicenda politica.
Non ho mai chiesto ai centristi di lasciare il governo e a nessuno degli
alleati ho mai detto che la condizione per rimanere al governo, fosse la mia
ricandidatura. Ho sempre ritenuto che la coalizione dovesse, dopo le
amministrative di Palermo, cominciare a discutere della nuova candidatura
unitaria del presidente della Regione e ho sempre rassicurato gli alleati a
partire dal segretario del PD Raciti, che non ci sarebbe stata da parte mia una
sorta di verifica di fedeltà a Rosario Crocetta, per continuare l’esperienza di
governo.
Devo dire con altrettanta chiarezza che già da diversi mesi i centristi di
D’Alia hanno più volte manifestato l’idea di non volermi sostenere alle
prossime elezioni e persino di rivendicare una loro candidatura. Lo hanno fatto
anche altri alleati della coalizione e persino del Pd.
A nessuno di loro ho chiesto, come avrebbe fatto chiunque, una dichiarazione
di fedeltà.
Ho sempre dato la mia disponibilità a discutere affinchè si arrivasse a una
candidatura unitaria, ritenendo però legittimo che il presidente uscente
potesse rivendicare il diritto a proporre anche la propria candidatura, per il
grande lavoro svolto in questi anni. L’uscita dei centristi dal governo non è
una presa di distanza nei miei confronti, che già c’è stata da tempo, ma un
volere tenere le mani libere rispetto al Pd e alla coalizione di centro
sinistra, come dire o  il prossimo presidente è espressione dei centristi,
oppure non si fa nulla.
Per quel che mi riguarda ho grande rispetto delle posizioni di tutti, ma mi
dispiacerebbe molto se la responsabilità dell’uscita di una componente della
coalizione venisse addebitata a me.
Per mesi e persino per anni ho accettato attacchi politici, critiche,
dissociazioni, votazioni in aula in contrasto con linea governo che da parte
mia non hanno determinato azioni irresponsabili. Ho lavorato per la stabilità,
accettato rimpasti non necessari per amore della collaborazione con le forze
alleate, ho fatto mediazioni politiche, ma nessuno questa volta può chiedermi
mediazioni.
La mediazione in politica è necessaria, ma non può essere fatta quando è in
gioco la dignità delle persone. La dignità non è negoziabile e non può essere
tema di trattative.
Fino all’ultimo giorno io lavorerò per portare avanti il programma di governo
per i disabili, per i poveri, il patto per lo sviluppo e la programmazione
europea.
Non sono interessato nè a poltrone nè a trattative personalistiche sul mio
futuro. Ho sempre svolto l’attività politica per perseguire interessi
collettivi e non per avere una poltrona”

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